Yoga Follie

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Yoga Follie

sintesi di Anna Orsini

Sulla Rivista settimanale Donna, supplemento al quotidiano La Repubblica del 24/02/07, Monica Marelli sostiene che nel mondo, grazie alle diverse interpretazioni date a questa antica disciplina orientale, stanno nascendo, proliferando e rapidamente espandendosi, una serie di tecniche e tipi di ginnastiche che sembrano aver perso di vista il significato profondo dello yoga, vale a dire, l’unione fra mente, corpo e spirito. Privilegiare uno solo di questi componenti, a scapito degli altri due, può essere fuorviante e pericoloso.

Tecniche come l’ hot yoga (esercizi svolti in un ambiente surriscaldato), il laughter yoga (persone stressate che si aggirano in una stanza ridendo con le mani alzate al cielo), il chi yoga (una combinazione di tai chi e ashtanga yoga), lo sport yoga (una mescolanza di aerobica e yoga), il fitcamp fusion (yoga e pilates), lo yoga per perdere peso, il discoyoga e via discorrendo. In queste tecniche è evidente che ad avere la massima attenzione è il corpo, col conseguente sviluppo di un atteggiamento competitivo e di immagine che induce al sospetto che i centri, nei quali si svolgono queste attività, siano stati creati a scopo di lucro.

Eros Selvanizza, presidente della Federazione Italiana Yoga e docente all’Università di Parma e alla Scuola di Formazione, pur avendo delle perplessità nei confronti di questi centri, coglie anche degli aspetti positivi in questa diffusione sfrenata dello yoga. Un buon insegnante e un allievo ricettivo possono, comunque, iniziare un percorso che può rivelarsi sempre più serio e profondo. Lo Yoga è una moda? Ben venga, se ciò riesce a creare imprese, posti di lavoro e a diffondere benessere e serenità. Ad esempio, dopo tanta oscurità, l’insegnamento dello yoga comincia a ricavarsi uno spazio nelle scuole pubbliche e nelle Università.

Più cauto è Shubha Satyaranjan che, dopo venti anni di esperienza di meditazione e di contatto con uno dei maestri più noti, Shri Shri Anandamurti, vorrebbe tornare alle origini e ad un rapporto maestro-allievo più tradizionale. Probabilmente le Yoga Follie arriveranno presto anche in Italia, dove si pubblica tutto ciò che di stravagante e di eccessivo si fa e si scrive su questo proposito negli USA e che, con i “veri” insegnamenti dello yoga ha ben poco a che fare. Tuttavia, anche Satyaranjan non può fare a meno di riconoscere che “non esistono schemi. Se dopo una lezione, si è felici, allora è stata una buona lezione”.