Yoga e Ayurveda

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Yoga e Ayurveda

sintesi di Anna Orsini

Il numero 4 della rivista Yoga + di Aprile – Maggio 2007 ha pubblicato un articolo sullo yoga e l’ajurveda. L’articolista afferma che la ricerca e il progresso tecnologico nei vari campi della realtà hanno portato nel mondo occidentale, dalla seconda metà del secolo scorso, a risultati sorprendenti. Tuttavia, sostiene l’articolista, è necessario riconoscere che tutto ciò non costituisce la soluzione a molti problemi dell’uomo, anzi, in alcuni casi, sia in campo fisico sia in quello mentale, si assiste all’insorgere di nuove problematiche psico-fisiche ed esistenziali.

Le scoperte medico-scientifiche hanno evidenziato la tendenza a separare nettamente il corpo dalla mente. Le malattie vengono considerate come disfunzioni di un meccanismo fisico o psichico e vengono curate con dei farmaci.

La medicina moderna giudica irrilevanti concetti quali “coscienza”, “anima”, “benessere spirituale”. L’intero sistema si fonda sulla teoria secondo la quale la realtà è concreta e sperimentabile. Ogni esperienza che vada al di là delle percezioni sensoriali non viene riconosciuta e, quando si parla si insorgere della malattia, gran parte è ricollegato al caso, all’eredità o al destino biologico.

Secondo la tradizione dello yoga e dell’ayurveda, la visione dell’uomo nella sua totalità è la chiave per l’armonia con il ritmo cosmico.

Per lo yoga e l’ayurveda la realtà è molto è più complessa e multidimensionale. Tutti gli aspetti dell’esistenza sono collegati e intrecciati tra loro e tutto si muove secondo uno scopo predeterminato.

Per la scienza il termine coscienza viene assimilato ad un “problema”. L’interpretazione tradizionalmente data porta a credere che si tratti di un concetto personale, illusorio e ingenuo e che l’esistenza della coscienza e la determinazione della sua sede non siano scientificamente dimostrabili.

Nello yoga e nell’ayurveda concetti come “sé”, “coscienza” e “dimensioni dell’uomo” sono ben presenti e chiari.

Tutto ciò che esiste risulta composto da cinque elementi (acqua, fuoco, aria, terra e etere) che, negli esseri viventi, sono organizzati da forze vitali (dosha). Ogni dosha risulta dalla combinazione di due elementi, uno dei quali predomina sull’altro: vata (etere e aria), pitta (fuoco) e kapha (acqua e terra). L’equilibrio delle forze vitali determina la salute del corpo; il loro squilibrio provoca disturbi e malattie. Vata, Pitta e Kapha costituiscono il primo livello dell’identità personale (prakriti). Ognuno li possiede fin dalla nascita ed è parte del samskara, il karma accumulato nelle vite precedenti.

L’equilibrio delle tre qualità della mente viene reso possibile grazie agli sforzi personali.

Oltre alle tre forze vitali, che compongono l’intero essere sul piano funzionale, ci sono i tre elementi della costituzione psicologica: sattva (equilibrio, chiarezza), rajas (riflesso del pensiero, pianificazione, decisionalità) e tamas (blocco del movimento, emozioni inferiori, immobilismo). Lo squilibrio fra sattva, rajas e tamas influenza anche i dosha e provoca malattie mentali. La nostra condizione mentale influenza le energie responsabili delle funzioni. Porre l’accento sull’equilibrio dei dosha è molto importante per una condizione salutare, ma anche per la felicità e la pace interiore.

Oltre ai sei elementi base dell’uomo ne esiste un settimo: l’anima. Questa è una forza che non si manifesta nel nostro stadio di esistenza, ma coinvolge il nostro karma. Diversamente dalla forma fisica l’anima non è altro che energia ed è al di là di ogni esperienza. Tale energia consente il funzionamento dei sensi e della mente e permette l’esistenza. Per poter generare esistenza e coscienza l’anima ha bisogno della materia.

Secondo il Samkhya (antica scuola di pensiero della filosofia Indiana, alla quale si fa riferimento nel capitolo II della Bhagavad-gita) il mondo fenomenico ha inizio quando purusha (anima individuale) entra in contatto con prakrti (materia primordiale cosmica).

Nello yoga e nell’ayurveda la mente è considerata come il sesto senso che funge da freno per gli altri cinque. La capacità della mente di auto-controllarsi e di indirizzarsi viene definita psiche. Nello yoga, il principio pensante della mente, la sua caratteristica principale, è chiamato chitta e i suoi processi, vritti. Potenziando la qualità sattvica della mente, essa si libera non solo del dominio dei sensi, ma della sua stessa attività pensante e di controllo dei suoi pensieri.

A questo punto, la mente è in pace, diventa intelletto (buddhi) e la forza interna diventa visibile. In tale condizione la mente è influenzata solo dall’energia dell’anima.

Quando l’uomo si identifica con sé stesso abbiamo una condizione di avidya (nescienza, origine di tutti i mali); quando la qualità sattvica porta la mente alla pace ci si apre verso un’esperienza extrasensoriale indirizzandosi verso la guarigione spirituale e fisica.

Per favorire sattva è necessario sviluppare, attraverso la pratica dello yoga, l’autocontrollo della mente. Alcuni dei metodi di tale pratica sono noti come asana, pranayama e japa. La pratica dello yoga porterà inevitabilmente dei cambiamenti nello stile di vita e ad una sua progressiva “purificazione”.

Nella tradizione dello yoga il corpo è il sé fisico ed è di grande importanza. Chi pratica lo yoga necessita di buona salute per poter raggiungere la calma mentale ed immergersi nella meditazione che rappresenta il percorso che conduce alla liberazione.

Tra la tradizione dello yoga e la moderna psicologia esistono notevoli differenze. La psicologia occidentale spiega il pensiero e il comportamento attraverso schemi razionali, omettendo la responsabilità individuale dell’essere. Per lo yoga, pensieri, reazioni e comportamenti sono il risultato di prakriti influenzata e determinata dai samskara. L’uomo, per discernere e scegliere in piena libertà come agire nel presente, dispone di buddhi.

Il futuro non appartiene a quella scienza che considera il cosmo e l’uomo come sistemi meccanici, ma ad una visione più globale e dinamica. Nella Bhagavad-gita l’approccio iniziale per conoscere la realtà viene considerato tamasico. L’obiettivo di ognuno di noi deve essere quello di conoscere le diverse dimensioni dell’esistenza; avere una visione completa dell’essere umano come essere energetico che pulsa all’interno di un universo dinamico e potervi vivere in armonia.