Yoga e autostima

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Yoga e autostima

sintesi di Donatella Poggi

Ilaria Evola è l’autrice di un articolo pubblicato sulla rivista “Vivere Lo Yoga” – n 43 mar/apr 2013 – sul tema dell’autostima.
L’autrice afferma che secondo James, padre della psicologia americana, l’autostima è il rapporto tra il Sé percepito, ossia il concetto che ognuno ha di sé con doti e qualità che ciascuno si riconosce, e il Sé ideale, vale a dire l’idea di ciò che ognuno vorrebbe essere.
Una bassa autostima si verifica quando il Sé percepito non è all’altezza del Sé ideale. Da ciò ne consegue che l’autostima non è strettamente connessa alle reali capacità di una persona, piuttosto alla convinzione che essa ha di sé e che influenzerà tutti gli aspetti della sua vita: successi, fallimenti, comportamento sociale.
In genere sono proprio le persone brillanti e di successo ad avere una bassa autostima: essi, per sentirsi realizzati ed apprezzati, hanno fissato obiettivi elevati. Viceversa, le persone con un’elevata autostima, non necessitano di conferme esterne e tendono a vivere in modo più semplice e senza grosse ambizioni.
Schopenauer diceva che l’uomo saggio è colui che sa cosa vuole ma che è anche consapevole di ciò che può.
Lo Yoga può accrescere il nostro grado di autostima perché aiuta a conquistare la consapevolezza di sé ed accettare, senza giudizi, i propri limiti, avendo un atteggiamento amorevole verso di sé e imparando che un insuccesso non è un fallimento, bensì di un insegnamento.
A livello pranico, il terzo chakra è la sede dell’autostima: Manipura. Quando questo è in buona salute, si vive con gioia ed entusiasmo, non si ha paura di avventurarsi verso l’ignoto per realizzare ciò che si vuole, anche se riconosciamo la possibilità di incorrere in rischi ed errori.
Secondo Jung, Manipura è la sede dell’individuazione: il viaggio dell’anima verso la realizzazione.
Il terzo chakra è situato nella parte più morbida della tronco; non ci sono ossa di fronte al plesso solare: è solo la nostra volontà a tenere il corpo eretto.
Con una bassa autostima questa parte del corpo collassa, il petto si infossa, la testa si disallinea dal corpo e le ginocchia si chiudono, bloccando il contatto con la terra.
Tutte le volte che facciamo delle scelte esercitiamo un atto di volontà, che è cambiamento consapevole; quando ci assumiamo le nostre responsabilità senza incolpare gli altri se le cose non vanno come vorremmo, quando creiamo gli eventi della nostra vita e non li subiamo, esercitiamo in maniera sana la nostra volontà. Un terzo chakra sano, equilibrato, ci fa muovere sicuri nel nostro ambiente, lo influenziamo con le nostre iniziative e le sfide diventano opportunità.
Lowen, padre della bioenergetica, individua nel comportamento “tollerante (o masochista)” di una persona, un terzo chakra debole. La persona non dice mai “no” e sviluppa rabbia e risentimento; è cresciuta convinta che per avere affetto bisogna rinunciare alla propria autonomia; è critica con sé stessa e sviluppa una falsa volontà.
Manipura può presentare carenza o eccesso. Nel primo caso si ha una sorta di ossessione per il controllo su tutto e tutti, dobbiamo pianificare, programmare, conoscere in anticipo il risultato delle nostre azioni; diventiamo nevrotici, iperattivi, soffriamo di stanchezza cronica; la volontà è rigida, inflessibile e se viene minacciata, esplode in rabbia o paura.
Al contrario, quando il terzo chakra è carente, siamo depressi, passivi, si ha poca disciplina e si tende a non assumersi la responsabilità della propria vita, deleghiamo agli altri le nostre decisioni, non prendiamo posizione e non scegliamo, subiamo e non agiamo. La volontà è paralizzata ed entriamo in conflitto con noi stessi.
L’antidoto è sviluppare l’Autostima, agendo, in primo luogo, sul Sé percepito riportandolo al suo valore reale.