Un respiro profondo mette in moto i neuroni della calma

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo di Elena Dusi, comparso sull’edizione on-line del quotidiano la Repubblica del 31 Marzo 2017 si riportano i risultati di uno studio pubblicato da un gruppo di ricercato riamericani sulla rivista Science.

Si è scoperto che il ritmo e la profondità del respiro influenzano molte funzioni superiori del cervello oltre che le emozioni, l’attenzione, l’eccitazione e lo stress. E’ noto e sperimentato da migliaia di anni che respirare lentamente calma la mente e rappresenta il punto di partenza di molte tecniche di rilassamento e di gestione degli stati d’ansia.

La relazione tra ritmo e ampiezza del respiro vale anche al contrario:un’accelerazione del ritmo e un respiro poco profondo generano ansia e paura: vengono attivati infatti i meccanismi di autodifesa che stimolano la reazione dell’organismo di fronte a situazioni di pericolo.

Ma la novità della scoperta sta nell’individuazione, a livello dell’anatomia del cervello, del collegamento tra la “centralina del respiro” e la “centralina dell’attenzione e dello stress”.

La “centralina del respiro”, individuata già da tempo e chiamata “complesso pre-Bötzinger”, è un insieme di neuroni che danno l’impulso iniziale ai muscoli respiratori, i quali fanno allargare la gabbia toracica e quindi, per effetto di un gradiente pressorio, fanno espandere i polmoni. Questo impulso nervoso origina dalla lettura dei valori di Ossigeno e di Anidride Carbonica nel sangue.

La ricerca americana ha scoperto un collegamento fra questa “centralina del respiro” e una piccola area che si trova nel tronco encefalico, una regione profonda e primitiva del cervello, nota come locus coeruleus, che regola l’attenzione e lo stress.

Per dirlo ancor più semplicemente: se il respiro accelera, ad esempio di fronte a un pericolo e quindi in previsione di una necessità di attacco o fuga, la “centralina del respiro” allerta il locus coeruleus da cui dipende l’attività generale del resto del cervello.

Lo Yoga, la meditazione e altre tecniche di rilassamento mettono invece il locus coeruleus in uno stato di calma.Ciò vuol dire che queste pratiche sono di aiuto nel gestire la condizione di stress cronico, quando l’allerta anziché attivarsi e poi, entro un tempo breve,dissolversi, permane per tempi lunghi.

L’esperimento dei ricercatori è consistito nel “disattivare” nei topolini i neuroni della “centralina del respiro” che sono direttamente collegati con il locus coeruleus. Gli animali sono sopravvissuti bene, ma hanno mostrato un rallentamento dell’atto respiratorio, una riduzione della tendenza ad esplorare nuovi ambienti e un aumento del tempo trascorso a socializzare con i propri simili. A livello cerebrale, sono aumentate le onde lente, tipiche del sonno, a discapito di quelle generate durante il movimento, lo stato di allerta e l’apprendimento. Sul perché dal punto di vista evolutivo sia affidato al ritmo del respiro lo stato di attivazione del cervello c’è ancora molto da capire. E’ statoipotizzato che, essendo la funzione respiratoria indispensabile alla sopravvivenza, si sia sviluppato un meccanismo che tenga il cervello in allerta e attivato per la massima reattività in caso di pericolo di soffocamento: un difetto del Complesso pre-Bötzinger è considerato fra le possibili cause della cosiddetta “morte in culla”, il decesso dei neonati durante il sonno.