Un passo avanti

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Un passo avanti

sintesi di Anna Orsini

Marco Ferrini è l’autore dell’articolo “Un passo avanti”, pubblicato sul numero 137 di ottobre 2019 della rivista Yoga Journal.

 L’autore sostiene che lo sviluppo biologico di un organismo vivente è solcato da crisi. Essendo una realtà che non si può escludere  tanto vale includerla,  predisporsi ad accoglierla e, possibilmente, gestirla nel modo migliore. Tale forma mentis è il contrario del fatalismo che porta ad un atteggiamento passivo.

Quando la crisi arriva e si abbatte sulle nostre vite, se non abbiamo considerato che essa fa parte della vita e tocca a tutti, ne saremo sconvolti, ci troveremo spaventati e impotenti, soccomberemo al dolore. Perciò cerchiamo di capire bene il significato di crisi partendo dall’etimologia della parola.

In greco “crisi” significa separare, distinguere, scegliere, risolvere. Pertanto la crisi è ciò che separa il nostro vissuto in un prima e un dopo. Ci permette di distinguere chi siamo e quindi di scegliere chi vogliamo essere.

Essenzialmente vuol dire cambiamento. Sta alla libertà del soggetto decidere come indirizzare questo cambiamento. La lingua cinese usa due ideogrammi per descrivere il concetto di crisi: il primo comunica l’idea di attenzione, di pericolo; il secondo di opportunità.

Se da un lato il cambiamento mette in discussione equilibri e status quo, dall’altro offre possibilità di crescita. Avendo chiari l’inevitabilità della crisi e il suo doppio significato sta a noi vedere l’opportunità, piuttosto che la minaccia. 

La minaccia vuol dire paura, chiusura in difesa, combattimento o paralisi. L’opportunità porta l’apertura al nuovo, nonostante il dolore. 

Nel cosmo non c’è niente di insensato. La legge della Natura è dura ma volta alla vita, all’evoluzione. La sofferenza non può dunque essere sterile, “deve” portare frutto. La crisi è una lezione che la vita impartisce. Nessuno può “risvegliarsi” in una situazione di troppo agio, di immobilismo e conservazione. 

Il fine, ci insegna lo Yoga, è la realizzazione del sé, quel percorso esistenziale che permette di arrivare alla migliore versione di se stessi, far emergere la propria nitya-svarupa, la propria autentica forma interiore. Il dolore è un terreno fertile sul quale far crescere la propria completa maturazione psichica e spirituale.

Il sattvico non chiede a Dio, o alla vita, di allontanare da lui la prova, piuttosto di essere dotato di strumenti per farvi fronte .Rimarrà aperto e cercherà di accettare anche le proprie responsabilità all’interno di una crisi, qualora ce ne fossero.

Raccoglierà le sue energie con umiltà cercando di far fronte alle difficoltà e mantenendo la mente lucida. Sarà consapevole  che la sua parte profonda (atman) non verrà toccata da nessun cambiamento.

Il tamasico vedrà la crisi in modo pesante, non cercherà strade alternative, la subirà inconsapevolmente . Volgendo il pensiero altrove nell’illusione di salvarsi dal dolore.

Il rajasico rifiuterà dapprima il momento, poi si opporrà e combatterà fino allo sfinimento per riacquistare il controllo, che è impossibile avere , su cose, persone o avvenimenti.

Seguiamo le parole del Buddha “Il cambiamento non è mai doloroso, solo la resistenza al cambiamento lo è”.