Tutti Insieme Appassionatamente

sintesi di Anna Orsini

 

Sally Kempton, in quest’articolo pubblicato sul n. 85 – Luglio/Agosto2014 – della rivista “Yoga Journal, pone in evidenza il ruolo che gioca la coesione sociale in un qualsiasi percorso evolutivo.

L’autrice parte dall’osservazione che gli esseri umani, per la loro sopravvivenza e la loro evoluzione, beneficiano da sempre del loro istinto sociale – Buddha e Gesù stesso avevano sottolineato come un gruppo coeso e attivo negli intenti crei un enorme campo energetico e di grazia.

L’autrice afferma che, viste le proprie esperienze infantili e giovanili non del tutto positive, ha sempre avuto nei confronti dell’idea di “gruppo”, sentimenti ambivalenti, anche se riconosce che ogni importante momento di crescita interiore sia sempre coinciso con il suo coinvolgimento in un gruppo, rivelatosi di supporto e ispirazione.

Nello “spazio noi” si scioglie il dolce della separazione tra gli individui, l’ego è messo da parte e si attiva una dimensione di intercomunicazione profonda.

Il termine sanscrito di questa esperienza è satsang (sat, verità e sang, compagnia) e tale sostantivo, a prescindere da collocazioni storiche, geografiche, sociali o religiose, può attagliarsi a qualsiasi comunità impegnata nella ricerca di una verità universale.

La tradizione vedica prevede una piccola comunità riunita attorno a qualcuno che trasmette, allo stesso modo in cui ogni singolo atomo dell’universo conosciuto sia denso di energia radiante. Attraverso il dialogo, l’ascolto, la riflessione, la meditazione, il gruppo si pone come obiettivo il raggiungimento di una realtà più elevata, l’incontro con la verità assoluta.

Così come ci sono indicazioni da seguire per l’esecuzione degli asana o per la meditazione anche il satsang ha le sue regole.

Il gruppo deve essere formato da 5 o 8 persone , deve definire il suo intento, darsi un tempo per il percorso, fissare alcune parole chiave che lo identifichino e sublimino; deve condividere regole di base per lo svolgimento delle attività.

La discussione di problemi personali sarà comunque finalizzata alla crescita del gruppo perché il satsang non è terapia, ma ricerca spirituale attraverso la condivisione.

Il rispetto delle regole renderà il satsang più efficace e lo renderà quella grande porta che apre alla realizzazione del sé e al raggiungimento del modo di fluire insieme in una realtà superiore di amore e compassione.

Si può provare un satsang fai da te seguendo delle piccole e semplici indicazioni:

  • Accendere una candela che rappresenti la coscienza spirituale che illumina
  • Leggere un passaggio da un testo da condividere a voce alta
  • Dare a tutti la possibilità di parlare senza essere interrotto ed, eventualmente, prendere nota mentalmente di ciò che si vuole chiedere o chiarire
  • Sospendere qualsiasi forma di giudizio e accogliere ciò che viene detto come se fossero le parole di Dio stesso
  • Controbattere sempre in vista della crescita del gruppo
  • Chiudere con una breve meditazione per far lievitare le emozioni e se si avverte di trovarsi in uno spazio di grazia dove l’io si fonde con una coscienza collettiva forte e divina, fermarsi a ringraziare.