Turiya

Il quarto stadio di coscienza

sintesi di Maria Ligori

L’autore dell’articolo comincia col negare la credenza che ci sia qualcuno che non sogni, in quanto, durante la fase REM (rapid eye movement), è scientificamente dimostrato che si sogna, solo che, se a questa fase del sonno non segue la veglia, i sogni si dimenticano.

La domanda che si sono posti gli yogi Indiani, i saggi delle upanishad e gli jnani (esseri illuminati) è questa: come si può vivere consapevolmente il sonno? E, da veri “ricercatori della coscienza”, si sono dedicati allo studio dei tre stadi di coscienza (veglia, sogno, sonno profondo) riuscendo anche, grazie alla religione come saggezza vissuta, a dare alcune risposte.

Tutti noi conosciamo meglio lo stadio di veglia perché vi viviamo la nostra fisicità e ciò che ci circonda, al punto da ritenere tale stadio quello più vero e importante. Il sonno, invece, non è “tempo perduto”, né soltanto momento per la “rigenerazione biofisica del corpo” ma anche un’immersione nella spiritualità. Non a caso i bambini, che hanno un approccio più spontaneo col sonno, affermano che “durante il sonno si è con Dio o con gli Angeli”; ugualmente nella cultura popolare vi sono detti che danno importanza al sonno: “è meglio dormirci su”, “la notte porta consiglio”,ecc. Ma il sonno può anche essere il superamento dei tre stadi di coscienza fino “alla realizzazione della coscienza pura”.

Lo yoga ha una visione della realtà secondo la quale l’uomo possiede tre corpi:
1) il corpo fisico;
2) il corpo astrale;
3) il corpo causale.

Sempre secondo lo yoga, durante il sonno, corpo astrale e causale si separano da quello fisico dove permane l’energia vitale. Ma la coscienza, appartenente al corpo astrale, non ci abbandona durante il sonno, altrimenti al risveglio saremmo diversi. Invero durante il sonno si passa “ad un piano più sottile in cui la coscienza si immerge” e la fase REM è “uno stadio passeggero di semicoscienza”.

Durante il sonno profondo siamo in uno stato di non consapevolezza, ma sempre correlati ai più alti stadi spirituali di coscienza; cioè la coscienza non è assente ma solo scollegata dal corpo fisico, e, mentre il corpo astrale e fisico dormono, il corpo casuale è cosciente.

Durante il sogno, invece, il corpo fisico e causale “dormono” mentre quello astrale, veglia. Nel sogno non esistono le categorie di tempo e spazio e la mente crea in pochi secondi ciò che accade anche in svariati anni. Il sogno è uno stato di semicoscienza per cui siamo in grado di ricordare le elaborazioni della mente.
Durante lo stato di veglia, infine, si uniscono tutti e tre i corpi e si ha piena coscienza di tutto.

Secondo i saggi e i mistici delle upanishad, esiste un quarto stadio di coscienza che racchiude e trascende gli altri tre. Tale stadio è detto “il quarto” o “turiya” ed è raggiungibile solo con la meditazione.

La meditazione è simile al momento in cui si scivola dalla veglia al sonno con la differenza che durante la meditazione si rimane coscienti, mentre turiya, essendo “uno stadio di coscienza più sottile”, si raggiunge attraverso esercizi specifici. Non bisogna rifiutare sonno e sogno (utilissimi per la vita), ma unire questi alla veglia sviluppando “una consapevolezza più sensibile e indipendente dal corpo fisico”.

Come è possibile dormire, sognare ed essere vigili? Nello yoga, così come quando si dorme, si insegna il distacco dal tempo e dallo spazio degli avvenimenti. Questa qualità è detta vairagya ed è equivalente allo stato di imperturbabilità, assenza di desideri e dolori durante la veglia come durante il sonno.
Lo stadio di turiya e quello del sonno profondo si somigliano fra loro perché annullano tempo e spazio, ma “durante il sonno profondo ci troviamo nel piano della realtà causale” cioè nel mondo attuale.

Per raggiungere turiya, invece, bisogna esercitarsi nella meditazione per perfezionare, ampliare la nostra coscienza e percepire il proprio Sé nella sua spiritualità.

L’argomento è stato affrontato sul n°10 della rivista Yoga + di Aprile/Maggio 2008.