Tra Lucrezio e Patanjali

sintesi di Donatella Poggi

Francesca Magnani è l’autrice di un articolo, pubblicato sul n. 65 luglio/agosto 2012 della rivista “Yoga Journal”, in cui si mette in luce un evidente parallelismo tra la Cultura Greca e la Cultura Indiana.

L’autrice afferma che fin dall’antichità esistevano analogie fra testi vedici e testi della cultura occidentale. Un esempio di questa asserzione è fornito dal “De Rerum Natura” di Lucrezio e lo “Yoga Sutra” di Patanjali. In entrambi i testi si affronta l’argomento del distacco dalle passioni, inteso come liberazione dell’individuo ed unica strada verso la felicità.
Lucrezio, riprendendo il pensiero di Epicuro, dice che Universo ed essere umano sono fatti di materia in perenne movimento e in continua trasformazione; che l’aldilà non esiste e che l’uomo, forte di questa teoria, e non avendo nulla da temere, può vivere felice il “qui ed ora” limitando al necessario i propri bisogni e soddisfacendoli. Con meno bisogni sarà più facile soddisfarli ed arrivare così alla felicità, anche se ciò, ovviamente, non va inteso come ricerca smodata del piacere.
Altra similitudine consiste nel comprendere che la sofferenza deriva dall’attaccamento alla passione, al piacere, alla soddisfazione di bisogni falsi ed illusori. Questo attaccamento ostacola la libertà. Anche in questo Lucrezio trova riscontro nei fondamenti della pratica yoga, dove il processo di conoscenza passa attraverso i sensi: questi ultimi sono infallibili; errata è semmai l’interpretazione che la mente fa della percezione dei sensi.
Per tutte e due le Culture, avere il coraggio di capire ed ammettere cosa rende felici e cercare di attuarlo, porta alla conoscenza e, quindi, alla liberazione.