Sulle ali di Kama

sintesi di Luisa Bafile

Gianni Da Re Lombardi è l’autore di un articolo apparso sul n. 32 della rivista Yoga Journal del Maggio 2009. L’autore afferma che, secondo la Bhagavad-Gita, il desiderio è il motore del mondo, la causa delle azioni e dei pensieri dell’uomo.
Nella filosofia indiana il desiderio, anche quello erotico, prende il nome di kama e Kamadeva è la divinità che lo incarna. Come gli dei della tradizione occidentale, Eros e Cupido, anche Kamadeva è rappresentato con arco e frecce, ad indicare come la passione possa colpire senza preavviso mentre la sua ferita può essere lacerante.
L’arco di Kamadeva è costruito con una canna da zucchero, a simboleggiare la dolcezza del desiderio.
Kamadeva è sempre in movimento, vaga da un luogo all’altro senza mai fermarsi: il desiderio, dunque, è il segno dell’attaccamento alle cose del mondo; è ciò che fa agire, ottenere, conquistare, tenendo l’uomo fortemente attaccato alla vita.
Kamadeva simboleggia anche la mente, la sua irrequietezza, il suo movimento continuo. E infatti il desiderio è anche il motore dei pensieri.
Placare le agitazioni della mente e trovare armonia fra il desiderio e sé stessi è senz’altro un obiettivo che la pratica yoga aiuta a raggiungere.
Controllare il desiderio è possibile attraverso un processo che ci porta alla consapevolezza. Non è un semplice negare e rinunciare, ma appunto un processo che inizia con la percezione del desiderio, il suo riconoscimento, l’ascolto delle sensazioni che provoca. Successivamente richiede una auto-osservazione che consenta di valutare le proprie priorità e, dunque, l’importanza rispetto a se stessi che il desiderio venga realizzato.
E se è il caso, semplicemente e consapevolmente, lo si esaudirà.