Studi scientifici confermano che la respirazione yogica fa bene alla salute

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Studi scientifici confermano che la respirazione yogica fa bene alla salute

a cura di Maura di Francia

Sul supplemento La Salute del quotidiano “La Repubblica” del 25.5.05 sono stati pubblicati due articoli da cui emerge, finalmente anche per la scienza, che la “respirazione utilizzata nello yoga” fa bene alla salute.

Nel primo articolo Francesco Bottaccioli (*) dà notizia dell’importante Convegno Internazionale sulle Tecniche Yoga di Controllo del Respiro che si terrà a Firenze. Uno dei relatori sarà Richard Brown, psichiatra americano, che ha recentemente pubblicato, sul Journal of the Alternative and Complementary Medicine, la prima parte di una approfondita ricerca che pone l’attenzione sul fondamento scientifico della pratica del controllo del respiro. Si tratta di un banale modo per rilassarsi, oppure la modificazione del ritmo respiratorio produce effetti significativi sul cervello, sul sistema cardiovascolare e immunitario, si chiede l’articolista? Brown è giunto alla conclusione che “il controllo volontario del respiro può influenzare il neurovegetativo, il ritmo cardiaco, il tono vagale, le funzioni cerebrali, con modificazioni nella produzione di neurotrasmettitori e ormoni”. Quando il ritmo del respiro è più rapido anche il cuore batte più velocemente e viceversa: è chiara – quindi – la relazione tra respirazione e sistema cardiovascolare.

Anche Luciano Bernardi, (**) che da tempo studia le relazioni tra respirazione e sistema cardiovascolare, afferma: “il respiro può influenzare il sistema cardiocircolatorio”; infatti il rallentamento volontario del respiro produce una maggiore efficienza dei sensori che comunicano col cervello (per il livello di pressione arteriosa – barocettori – e per la quantità di ossigeno e anidride carbonica presenti nel sangue – chemocettori – ); quando i sensori funzionano al meglio, automaticamente si avrà una regolazione della pressione e dei gas nel sangue (il cervello avrà ricevuto informazioni esatte dai sensori e, a seconda dei casi, agirà sul sistema nervoso simpatico oppure sul nervo vago). I sensori possono non funzionare per ragioni di tipo medico (malattie respiratorie, cardiovascolari, ansia) ma anche per comportamenti abituali (da noi si respira più velocemente che in oriente).

Nello Yoga, afferma l’articolista, “la pratica della respirazione consente una regolazione dei barocettori e dei chemocettori e regola il sistema dello stress e per questa via i livelli di cortisolo, adrenalina e noradrenalina, con importanti effetti sulla salute”. Studi recenti dimostrano che una regolare pratica di yoga, “oltre al sistema cardiaco e respiratorio, migliora la funzionalità immunitaria e l’umore.”

(*) Scuola di medicina integrata – www.simaiss.it

Nel secondo articolo, Luciano Bernardi (**) dichiara che nella sperimentazione effettuata è stata rilevata una maggiore lentezza del respiro nelle persone che da tempo praticano yoga.

Bernardi testualmente continua: “Molti adottano spontaneamente il respiro a tre tempi, che, nell’inspirazione, mobilita prima il diaframma, poi il torace basso e poi quello più alto. Queste persone, quando respirano aria povera di ossigeno, riescono a mantenere una ventilazione poco aumentata e incamerano una maggiore quantità di ossigeno. Chi pratica yoga ha quindi una maggiore efficienza ventilatoria e presenta una riduzione marcata dello stimolo a ventilare indotto dalla carenza di ossigeno”.

“Fenomeno questo osservato anche nelle popolazioni himalayane, adattate alla carenza di ossigeno in alta quota, che sembrano adottare spontaneamente il respiro a tre tempi. Si è osservato, inoltre, che chi pratica yoga tende a mantenere costante nel tempo questa caratteristica.

Una conferma giunge dalla nostra osservazione degli alpinisti della spedizione per il 50° anniversario della conquista del K2. Gli scalatori che hanno raggiunto la vetta senza bisogno di ossigeno presentavano, prima di iniziare la scalata finale, una ventilazione minore rispetto agli altri partecipanti. La pratica yoga produce nel tempo un miglioramento dell’efficienza del respiro, riducendo gli stimoli ventilatori e migliorando il controllo del sistema circolatorio, con riduzione dell’attività simpatica e un aumento del tono vagale. Nello scompenso cardiaco entrambi i fattori sono importanti. E sembra utile affiancare le tecniche di controllo del respiro alla tradizionale terapia farmacologia.”

(**) Dip. di Medicina Interna, Irccs S. Matteo, Univ. Pavia