Sonno creativo

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Sonno creativo

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo, pubblicato sul n. 72 – Aprile 2013 – della rivista Yoga Journal, Bice Mattioli incontra, sul tema della creatività, Ferruccio Ascari (Trigunananda), scultore e insegnante di Yoga.
La creatività – spiega Ascari – è la capacità di stabilire relazioni nuove e originali tra le cose. E’ una facoltà caratteristica degli esseri umani ed è all’origine sia delle grandi scoperte scientifiche, sia dell’espressione artistica in tutte le sue manifestazioni.
Attraverso la sua profonda conoscenza dello Yoga, ha ideato “Arteyoga”, un percorso in cui le tradizionali tecniche meditative dello Yoga si sviluppano in stretto rapporto con l’espressione creativa. La finalità del percorso di “Arteyoga” non è la produzione di “oggetti” d’arte, quanto piuttosto quella di fornire agli allievi uno strumento che consenta una più profonda conoscenza del proprio spazio interiore e quindi del luogo ove risiedono le potenzialità di ciascuno.
Lo Yoga può aiutare a comprendere l’origine del pensiero creativo. Seguendo il percorso tracciato da Patanjali negli “Yoga Sutra” si raggiunge una profonda conoscenza di sé e una conseguente liberazione del potenziale creativo inespresso.
Gli strumenti che lo Yoga offre sono preziosi: le posture (asana), l’incremento del prana attraverso la respirazione (pranayama), la padronanza dei sensi (pratyahara) e la concentrazione (dharana). L’espressione creativa richiede infatti l’acquisizione di specifiche abilità, senza le quali vengono a mancare gli strumenti necessari per esprimerla.
Ogni processo creativo, anche il più astratto, non può prescindere dalla materia. Nello Yoga la materia è rappresentata dal corpo fisico: per questo è necessario esercitarsi a esplorare lo spazio del corpo attraverso le posture. Un violinista, per esempio, può raggiungere la purezza del suono solo attraverso una sintonia fra movimento e respiro.
L’osservazione del corpo fisico e del corpo pranico attiva la capacità ricettiva dei sensi, che percepiscono la realtà con una intensità e una chiarezza molto maggiori, tanto da coinvolgere la sfera emozionale. La consapevolezza e l’acutezza dei sensi sono il presupposto della creatività e dell’espressione artistica.
Dopo l’attivazione dei sensi è necessario controllarli e guidarli, ritraendosene (Pratyahara) e accedendo a quelle aree della coscienza dove risiedono i germi della creatività.
La tecnica di esplorazione interiore più efficace è, secondo Trigunananda, il rilassamento profondo che si ottiene in Yoga Nidra. Si induce nel praticante uno stato ipnagogico, cioè uno stadio intermedio tra la veglia e il sonno, nel quale si producono frequenze cerebrali di tipo alfa, quelle che precedono il sonno profondo.             Tra il conscio e l’inconscio sta infatti uno spazio intermedio la cui esplorazione è utile per l’attivazione della creatività. E’ un viaggio nelle profondità della psiche senza perdere la consapevolezza di sé.
Nei seminari di “Arteyoga” Trigunananda segue il metodo classico di Yoga Nidra, integrandolo con le conoscenze che ha tratto dalla sua esperienza di artista.
La prima fase, prima del rilassamento, è l’individuazione del Sankalpa, cioè la dichiarazione di intenti, il proponimento che si rivolge a se stessi. Si esprime con poche parole, chiare, sincere, che non devono essere rivelate ad alcuno.
Segue il percorso di auto-osservazione, guidata con un ritmo e un tono di voce cadenzati da parte del conduttore, con la visualizzazione di tutte le parti del corpo, il loro rilassamento profondo, la percezione del respiro in ogni punto del corpo.
Nella fase successiva vengono date suggestioni focalizzate sui sensi (colori, suoni, odori, sapori) che hanno la caratteristica di lavorare sugli opposti (caldo-freddo, liscio-ruvido, chiaro-scuro, ecc.) e la finalità di ampliare i confini percettivi, per raggiungere gli spazi dell’inconscio.
La terza e ultima fase è nuovamente l’affermazione del proprio Sankalpa, per sigillare il ritorno alla propria identità.
Si conclude così il viaggio interiore compiuto oltre i confini di quella che potremmo chiamare “ragione diurna”. E, giunti a questo punto,  ogni gesto artistico ha il carattere dell’autenticità, perciò nei primi 20-30 minuti si consente al gesto e all’azione di fluire in libertà, lavorando in silenzio e concentrazione con colori e forme che esprimono la propria autentica creatività.
Solo in seguito avverrà l’osservazione di ciò che si è prodotto in quello stato fuori dal comune, testimonianza del viaggio compiuto all’origine dell’atto creativo.