Satya

sintesi di Annalisa Ceccatelli

Audrey Favreau è l’autrice dell’articolo Satya è la parola giusta pubblicato sul n. 83 ott./nov. 2018 della rivista Vivere lo yoga.

L’articolista ci invita a riflettere sui nostri sentimenti negativi riguardo al passato, rimpianti delusioni ecc., sofferenza che si sarebbe potuto evitare se avessimo detto sempre la verità.

Gli Yoga Sutra di Patanjali dedicano due sutra alla questione della verità, Satya (il principio di verità): fare attenzione alle nostre osservazioni evitando parole non vere e, in definitiva, dannose per gli altri e per sé stessi.

L’autrice dell’articolo afferma che per affrontare verità difficili dobbiamo personalizzare le esperienze dolorose e senza far sentire l’altro, anche se pensiamo che lo sia, responsabile della nostra sofferenza.

Le tecniche della Comunicazione NonViolenta messe a punto da Marshal Rosemberg ci possono aiutare a praticare Satya.

In primo luogo, abbiamo bisogno di imparare a sintonizzarsi con noi stessi, a collegarsi con il nostro essere profondo e scoprire i nostri bisogni.

Una volta soddisfatti i nostri bisogni, possiamo provare a connetterci con un altro essere umano”.

L’autrice semplifica queste tecniche in quattro fasi:

  1. trasformare le proprie opinioni in merito al comportamento altrui in osservazioni (gli Yoga Sutra usa il termine pramana);
  2. essere sensibili verso le proprie sensazioni, i propri bisogni; comprendere il proprio stato interiore ci trasporta nel momento presente, ci permette di percepire l’arrivo del cambiamento che, quando giunge, porta con sé empatia;
  3. esprimere i propri bisogni nel momento in cui si presentano;
  4. comunicare le nostre richieste accettando anche un esito negativo.

L’autrice conclude sottolineando che quando si parla di verità si intende sempre la propria verità e in un determinato momento. Le parole sono un ponte fra le persone e creano un’atmosfera di fiducia che rende solubili i problemi.