Riflessioni sulla trasformazione e sulla fugacità

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Riflessioni sulla trasformazione e sulla fugacità

sintesi di Anna Orsini

La rivista “Yoga +” ha brevemente trattato, sul n. 15 di Febbraio/Marzo 2009, il tema della temporaneità degli eventi.
L’articolista afferma che la meditazione, che è parte integrante e imprescindibile del percorso dello yoga, ci rende consapevoli dell’instabilità e della fugacità del mondo terreno. Ascoltando l’incessante ritmo del respiro, osservando le sfumature del suo costante mutamento, possiamo acquistare una certa familiarità con lo scorrere dell’eterno divenire che, con il tempo, conduce ad una maggiore calma e a ciò che nel buddismo viene chiamato samatha ( letteralmente “la permanenza in quiete”).
Nella meditazione da seduti, affinando le capacità di osservazione, si crea l’attenzione che altro non è che concentrazione rivolta al modo di essere, al flusso costante del mutamento, a ciò che si può definire “essere nel flusso del presente”. Nella tradizione Zen, la goccia di rugiada, con la sua splendente e fragile bellezza, indica la temporaneità della nostra vita e del mondo e, al contempo, dà valore e senso ad ogni momento. La meditazione favorisce la chiarezza e noi “chiaramente” possiamo vedere come sia inutile l’attaccamento a ciò che è destinato a scomparire nel trascorrere del tempo.
La mente tende ad aggrapparsi a oggetti e circostanze temporali, quindi, va innanzitutto “smascherata” e, poi, liberata dalla schiavitù dell’attaccamento. La goccia di rugiada descrive con precisione la fugacità delle cose nel loro tempo di permanenza nel mondo, ma anche come ogni piccola cosa sia funzionale all’Essere, che è eterno.
Vivere nella speranza di raggiungere, un giorno, una condizione libera da ogni caratteristica di temporaneità è ingenuo e vano. Molto meglio, vivere a fondo e lucidamente i momenti “goccia di rugiada” riconoscendoli preziosi e poi lasciandoli andare nella consapevolezza di non poterli trattenere.