Respirazione diaframmatica

di Federico Matrone *

Si dice spesso nello yoga che il grado di centratura di una persona si misura dal modo in cui generalmente respira. Tutti abbiamo potuto provare l’effetto di uno spavento sul respiro, così come quello di una situazione in cui ci siamo sentiti a nostro agio.

Fra queste due situazioni estreme esistono tutte le colorazioni di passaggio dall’una all’altra condizione. Ne consegue pertanto che il respiro è influenzato sia da stimoli esterni quanto da quelli interni.

E’ noto che le azioni ripetute numerose volte diventano abitudini, per cui anche un certo modo di respirare assume una tale caratteristica.

Una caratteristica abbastanza diffusa è una respirazione corta e frequente. Un tale modo di respirare limita il movimento del diaframma e la conseguente pressione esercitata sul pacco intestinale (una specie di auto-massaggio degli organi addominali). Più l’addome si irrigidisce e minore sarà l’elasticità del diaframma; per cui la respirazione, accorciando la sua lunghezza, deve aumentare la frequenza. Tutti abbiamo potuto sperimentare, seppur brevemente, che una respirazione corta e frequente favorisce uno stato ansioso, un senso di instabilità, un sentirsi in balia degli eventi. Abbiamo la possibilità di invertire una tale tendenza cercando di approfondire il nostro respiro, a partire dal ripristinare una più consapevole respirazione diaframmatica.