Qual è il tuo limite

sintesi di Anna Orsini

 

Linda Degli Espositi e Simonettta Migliorini sono le co-autrici di un articolo, apparso sul n. 58 – Settembre/Ottobre 2014 – della rivista “Vivere lo Yoga”, sul tema del limte.

Le autrici affermano che pensatori e scrittori di ogni genere si sono occupati e confrontati, per secoli, su uno dei grandi temi dell’animo umano: il limite.

Nella nostra cultura il concetto di “limite” ha, in genere, un significato per lo più negativo, mentre in psicologia assume una sfumatura più positiva, poiché si accosta al concetto di confine.

Il primo e più importante confine che abbiamo è la nostra pelle. Nel pensiero psicologico simboleggia il confine di noi stessi, delimita ciò che noi siamo da ciò che è altro da noi; ci permette di entrare in relazione intima con gli altri senza perdere sé stessi.

Nella visione psicologica “chi è senza pelle” ha un approccio esistenziale originale, appassionato e appassionante. Gli artisti incarnano questa tipologia di persone. Questa condizione mentale, che permette la creazione di capolavori immortali, è spesso pagata con un’enorme sofferenza, con la perdita dei confini fra sé e gli altri, tra reale e irreale, pericolosamente vicina alla follia.

C’è chi, per sua natura, ha bisogno di superare i limiti e chi, invece, tende a stare nella propria “confort zone”. Noi siamo collocati nel continuum tra la vaghezza indefinita del voler abbracciare e controllare tutto e l’eccessiva rigidità nella mania del dettaglio e dell’autodifesa a oltranza che risulta paralizzante. Questa collocazione definisce il substrato inconscio che determina il nostro atteggiamento nei confronti dei limiti, nostri e altrui.

Durante il nostro sviluppo emotivo incontriamo all’inizio un inebriante e tempestivo soddisfacimento dei nostri bisogni. Via via che cresciamo, genitori e insegnanti ci pongono regole e divieti e scopriamo di non essere onnipotenti.

La nostra stessa capacità introspettiva ha un limite e l’idea che abbiamo di noi non necessariamente coincide con ciò che siamo, poiché esistono zone che restano non analizzabili e, quindi, a noi stessi sconosciute.

La modalità con cui gestiamo la frustrazione che ne deriva concorre a determinare il nostro atteggiamento nei confronti dei nostri limiti.

Dentro una variabilità personale, alcuni tenderanno alla sfida, altri al confort. Nel primo caso si rischia un titanismo ipertrofico, nel secondo immobilismo, depressione, disistima di sé.

Accettare il concetto di limite vuol dire accettare la nostra fragilità, in alcuni casi la nostra impotenza e la nostra frustrazione. Molte persone, pur di non avvertire queste sensazioni dolorose, inanellano una serie di attività che presto perdono di interesse. Pur di soddisfare il proprio bisogno di sicurezza e di potenza cambiano lavoro, casa, amici e partner.

La richiesta più comune rivolta agli psicoterapeuti è quella di essere aiutati a “cambiare” le cose o, all’interno di una relazione, gli altri. La risposta è semplice ed é sempre la stessa: è il limite insormontabile.

Nessuno ha la possibilità di cambiare un altro. Nessuno “cambia” per amore di qualcun altro. Se si ha la sensazione di non essere amati “abbastanza” forse dobbiamo fare i conti con il nostro narcisismo. La conquista più grande è la convinzione che possiamo comunque accettarci e amarci così come siamo, con pregi e difetti; se qualcuno non ci ama non vuol dire che non siamo “amabili”.

Dobbiamo investire dove troviamo materiale prezioso per evolverci e non in un fallace e sterile ideale di irraggiungibile perfezione.

Crescere dove troviamo un reale margine di manovra senza spendere inutilmente energie per essere come non siamo, sottintende una profonda conoscenza di sé in una ricerca che dura tutta la vita e ne arricchisce il senso.