Punti in Comune

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Punti in Comune

sintesi di Anna Paoletti

La rivista Yoga Journal, sul n. 23 del maggio 2008, ha pubblicato un’intervista di Gordana Stojanovic a Padre Antonio Gentili, uno dei nove Frati Barnabiti che vive nella “Casa ritiri spirituali” a Eupilio (Como).

Secondo padre Antonio Gentili, la preghiera cristiana e lo yoga hanno parecchi punti in comune.

A partire dagli anni Sessanta in ambito cattolico hanno cominciato a diffondersi tecniche meditative dell’Asia, in particolare dello Zazen, apprese dall’orientalista tedesco Von Dürkheim e poi divulgate in Occidente dal catecheta Tilmann.

Il metodo dello Zazen è impostato sulle quattro fasi del respiro: le prime due si focalizzano su un espiro prolungato, poi la ritenzione a polmoni vuoti e infine l’inspiro. A queste fasi si legano le parole abbandonare, discendere, unirsi, rinnovarsi.

Padre Gentili pratica yoga dagli anni Settanta quando si è trasferito a Eupilio, si ritiene più un praticante che un insegnante e guida la fase di meditazione. Le attività, oltre allo yoga, attingono anche al Tai Chi e al Qi Gong.

In vari periodo dell’anno sono organizzate settimane dedicate al digiuno; padre Gentili afferma che il digiuno può essere considerato una terapia dell’anima che rivela l’inutilità di tanti atteggiamenti fisici e psichici, oltre ad essere utile per aumentare la forza di volontà.

Si inizia con pratiche di purificazione: lavaggi yogici dell’intestino, dello stomaco, jala neti e pulizia della lingua, sotto la guida di un naturopata e insegnante di yoga. Inoltre durante il corso è richiesto il silenzio, cosicché all’oralità dell’assunzione del cibo corrisponda la disciplina dell’oralità in uscita (la parola).

L’atteggiamento della chiesa nei confronti dello yoga oscilla tra commenti favorevoli, ad esempio del cardinale Martini, ed espressioni più circospette, come la lettera sulle forme di preghiera (Orationis formas) dell’allora cardinale Ratzinger, che evidenziava le differenze fra preghiera e meditazioni asiatiche trasposte in ambito cristiano.

Lo Zazen ad esempio è a-teistico e chi medita secondo questa pratica si pone davanti al “nulla”. Alcuni autori cristiani spiegano come questo nulla corrisponda al Tutto, cioè a Dio, secondo la famosa dialettica Nulla-Tutto di cui parlano i mistici.

I Barnabiti, come i Gesuiti, sono nati in un’epoca in cui la meditazione aveva molta importanza, mentre per altri ordini l’attività del silenzio veniva lasciata alla libera iniziativa dei monaci. La meditazione è una preghiera in cui viene sottolineato l’aspetto interiore dell’assenza di parola; la preghiera interiore apporta l’energia per conseguire un’evoluzione e un progresso spirituale.

Nella comunità di Eupilio ci si dedica all’Hatha Yoga, con asana e pranayama che sconfinano nel Raja Yoga e nella pratica meditativa. L’esercizio fisico, con i movimenti e le posizioni stabili, aiuta a raggiungere quelle condizioni di armonia e ordine interiore che portano allo stato meditativo. Con il pratyahara (ritiro dei sensi) e con il mantenimento prolungato degli asana ci si avvicina ad una dimensione di beatitudine.

Per quanto riguarda l’uso dei mantra, alcune preghiere come “Signore Gesù Cristo, figlio di Dio, abbi pietà di me peccatore” sono mantra; lo stesso la frase dei padri del deserto “O Dio vieni a salvarmi, Signore vieni e prestami aiuto”.

Il mantra “Om” nelle Upanishad è l’arco che consente alla freccia dell’anima di raggiungere il bersaglio (Brahman). Il termine occidentale giaculatoria deriva dal latino iaculum (giavellotto), quindi il significato della pratica nelle due tradizioni è simile.

Si possono paragonare in qualche modo i concetti yogici di yama (astensioni) e niyama (osservanze) ai 10 comandamenti. Per passare al panayama, al pratyahara e al resto è necessario condurre una vita integra.