Psicologia Ayurvedica

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Psicologia Ayurvedica

sintesi di Annalisa Ceccatelli

Deanna Michalopoulo è l’autrice dell’articolo “Pronti partenza via” pubblicato sul n. 144 di Luglio /Agosto 2020 della rivista Yoga Journal.

L’autrice ci introduce nella complessità dell’Ayurveda, detta anche “scienza sorella dello Yoga”. Scienza esistente da circa 5000 anni, che risulta preziosa nel momento in cui perdiamo il contatto con il nostro centro. Le malattie spesso ci colpiscono quando non prestiamo attenzione alla nostra interiorità e privilegiamo il fare anziché l’essere.

Psicologia ayurvedica” è un concetto moderno, per indicare le strategie olistiche che aiutano le persone a ritrovare la salute e il benessere, ma ha origine nei testi antichi (Veda) nei quali si parlava della saggezza spirituale e dello Yoga.

Secondo la psicologia ayurvedica è necessario non farsi distrarre dalla mente, cercando di dimenticare il bisogno d’amore e di approvazione degli altri. L’autrice porta come esempio la Bhagavad Gita, poema epico indiano nel quale il guerriero Arjuna non vuol combattere contro parenti ed amici, nonostante sia quello il suo compito, ma Vishnu lo istruisce sull’autorealizzazione: è necessario compiere il proprio dovere senza attaccamento emotivo ai risultati.

Altra interessante citazione dell’autrice è il Dhanuverda (testo vedico spesso considerato scienza militare) un testo simbolico sull’uso dell’arco, che evidenzia che la tecnica perfetta è quella di tendere l’arco con calma e concentrazione, per poi scoccare la freccia. Metofora su come trovare la nostra vera essenza, che potremo utilizzare nei nostri compiti quotidiani per ricevere permanente gratificazione.

Un passo in questa direzione è la comprensione dei tre Guna, che sono le grandi qualità della realtà: tamas (inerzia, oscurità), rajas (dinamicità), sattva (equilibrio); fanno parte di tutte le cose della terra: quello che mangiamo, il tempo atmosferico, gli svaghi, i pensieri. In merito ai guna, il percorso ideale è quello che prevede l’eliminazione di rajas e tamas in eccesso, per poter tornare al nostro “centro di beatitudine”.

Per arrivare a questo centro è necessario esplorare e purificare ogni strato che circonda la nostra anima (strati detti Kosha: annamaya o corpo fisico, pranayama o corpo energetico, manomaya o corpo mentale, vijnamaya o corpo superiore, anandamaya o corpo di beatitudine) per arrivare alla vera essenza di noi stessi, iniziando dagli strati esterni, così arriveremo ad equilibrare tamas e rajas. 

Nel corpo fisico tamas ci aiuta a stare fermi durante la meditazione ma, se in eccesso, può trasformarsi in carenza di motivazione. Rajas, invece, stimola le nostre attività, anche quelle ludiche, ma se è abbondante ci rende nervosi. Così se tamas è troppo la vitalità non scorre attraverso i canali energetici e siamo abulici; se invece rajas è in eccesso siamo nervosi ed eccitati.

L’ayurveda può intervenire per trattare questi squilibri, aumentando la qualità sattva, riequilibrando i kosha esterni con cibo adeguato, cambiamenti nel modo di vivere e attraverso la pratica di Yoga, per poi arrivare a stimolare il Prana (forza vitale) nel corpo fisico e mentale.