Perché praticare

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Perché praticare

sintesi di Luciana Coen

Marco Mandrino, autore dell’articolo pubblicato sulla rivista “Vivere lo Yoga” – n. 33 gennaio/febbraio 2011 – afferma che quando pensa allo Yoga, l’immagine che se ne forma è un insieme di regole, discipline, pratiche e tecniche per giungere alla “liberazione”.

Ciò che la tradizione indiana ci trasmette comprende anche regole di vita, alimentari, igieniche ma risulta abbastanza difficile e improbabile ricondurle allo stile di vita della nostra società. Pur cercando di mantenere il contatto con le tradizioni e l’insegnamento dei Maestri dello yoga, non bisogna dimenticare che il senso della disciplina è la trasformazione dell’individuo attraverso la sua evoluzione.

Il processo da seguire è simile per ogni ambito sociale: lavorare molto oggi in previsione di un traguardo che sarà raggiunto domani; solo al suo raggiungimento potremo essere felici. Tuttavia la felicità fa i conti con il suo contrario, l’infelicità e, con il posticipare il momento in cui questa presunta felicità, forse, potrà essere raggiunta.

Sorge la domanda se non esista una alternativa all’essere comunque soggiogati alle dimensione di spazio (il qui dove opero) e di tempo (quello che impiegherò per raggiungere il mio obiettivo, la mia trasformazione). Sembra un controsenso; certo per migliorare alcune condizioni di vita, bisogna avere rispetto di certe regole e stili di vita, ma alla fine può sembrare che per ottenere un miglioramento, una trasformazione, bisogna “pagare” un qualcosa, come se la felicità fosse perseguibile economicamente.

Non sarà mai così, la felicità non è duratura né costante; risulta erroneo pensare che la trasformazione, il divenire siano così necessari nella nostra vita. La consapevolezza del proprio essere esula dallo spazio e dal tempo in cui siamo immersi e, continuare a pensare in questo senso, significa spostare l’ego “materiale” verso un ego “spirituale”, diventando un elemento confondente, che può indurci a considerare chi non pratichi alcuna disciplina come “un povero di spirito, un individuo di serie B”.

La vera libertà sta nel non desiderare nulla, non volere nulla dalla mente, dalle emozioni, dalla vita. In assenza di obiettivi si è finalmente liberi … liberi di accogliere ciò che la vita ci propone, non rimanendo tuttavia amorfi o subendola.

Perciò, perché praticare? perché il solo piacere di farlo, senza alcun obiettivo da perseguire, ma semplicemente perché stiamo esprimendo al meglio ciò che già siamo.