Perché avvicinarsi allo Yoga?

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Perché avvicinarsi allo Yoga?

di Federico Matrone *

L’individuo si trova quotidianamente ad affrontare innumerevoli situazioni che, periodicamente, gli si pongono d’innanzi. Cosa fare? quale strada intraprendere? qual’è la migliore? ecc. Chi non si è mai posti quesiti del genere, almeno una volta nella propria vita?

SCEGLIERE DUNQUE!

Una scelta che si possa definire tale, presuppone una visione oggettiva quanto più completa possibile. E’ da tener presente, comunque, che qualsiasi percezione della realtà esterna è il prodotto di un processo che impone, all’interno della nostra mente, diversi livelli di filtraggio.

Per questo motivo, è importante che, nel percepire la realtà esterna, si tengano ben presenti le caratteristiche soggettive di chi percepisce.

Il rischio, molto elevato, è che in assenza di una conoscenza delle caratteristiche di filtraggio della propria mente, sperimentiamo una supposta oggettività che, nei fatti, risulta molto spesso parziale. Ecco il motivo per cui, a volte, non comprendiamo le grandi scelte di carattere generale, così come quelle limitate alle relazioni interpersonali. In un certo senso è come se vivessimo in un sistema senza avere relazioni con gli altri elementi del sistema stesso.

E’ VIVERE IN DISARMONIA.

Come si manifesta la disarmonia? Generalmente, non avendo relazioni con l’ambiente che ci circonda, oppure, molto più frequentemente, avendole in maniera non corretta. Ciò si traduce nella difficoltà a scegliere la migliore soluzione specifica al quesito che stiamo fronteggiando e, nel momento in cui questi si presenta. Tutto ciò non deriva dall’incapacità di sintesi che, comunque, possediamo, bensì da una conoscenza oggettiva troppo parziale e approssimativa. Il prodotto della nostra percezione (o non-percezione) risulta, a livello cosciente, filtrato da un contenitore che, a nostra insaputa, seleziona per noi l’intero universo.

Lo yoga, come primo obiettivo fondamentale, ha lo scopo di renderci coscienti di questa visione unilaterale e parziale che, mutilando, per mezzo della separazione, la realtà del mondo oggettivo, pone le basi per un’analisi parziale e perfettamente logica, alla quale fa seguito una sintesi che spesso non conduce al risultato desiderato.

Non conoscendo questo processo di filtraggio, e sperimentando stati di disagio più o meno diffusi, di regola, ci limitiamo a scaricare sugli altri (o sulle circostanze) la responsabilità dei nostri insuccessi.

Da cosa può partire lo Yoga se non dallo studio di sé stessi (fisico, mentale e spirituale), dal punto in cui siamo, ora, in questo preciso istante?

Il termine qui ed ora indica la nostra necessaria presenza spazio-temporale nell’azione che stiamo eseguendo. Un’osservazione capace di notare consapevolmente ciò che avviene, o che non avviene; di registrare senza cercare di manipolare in alcun modo. Tale è il punto di partenza dello Yoga.

 

 (*) Federico Matrone insegna yoga dal 1989 e guida gruppi di meditazione,
è co-fondatore e presidente dell’Istituto di Yoga – Centro e Studi di Ricerca Sperimentale di Firenze