Patanjali e lo yoga ayurvedico

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Patanjali e lo yoga ayurvedico

sintesi di Daniela Barbieri

Sul numero 5 della rivista Yoga + del Febbraio-Marzo 2008 si affronta l’argomento dell’integrazione fra yoga e ayurveda, quello che si può definire lo yoga post-ayurvedico. Innanzi tutto è bene ricordare che lo yoga di Patanjali mira alla libertà dal samsara, la liberazione dal cerchio della vita e della morte, mentre l’ayurveda, com’è forse più noto, ha lo scopo di raggiungere un buon livello di salute ed energia. Potrebbero sembrare due percorsi separati ma non è così.
La tradizione ayurvedica consiglia da una certa età in poi di dedicarsi, ad esempio, agli aspetti spirituali dell’essere e ciò avvicina le due discipline. Sia per lo yoga che per l’ayurveda il corpo ha un ruolo fondamentale e naturalmente deve essere tenuto in buona salute. Nell’articolo proposto si illustrano proprio alcuni aspetti dello Yoga-sutra di Patanjali. La liberazione dal samsara e la conclusione nell’unione con l’essenza dell’universo sono alla base degli insegnamenti di Patanjali. Perseguire questo scopo richiede uno studio profondo di tecniche utili a costruire uno stato fisico e mentale adeguato che possa portare il corpo a raggiungere un livello superiore di energia.
Già da una quindicina di anni certe tecniche fanno parte della disciplina dello yoga ayurvedico e ciò è avvenuto proprio attraverso uno studio approfondito anche dello Yoga-sutra di Patanjali. Nell’articolo si spiega, sommariamente, cosa ci vuole dire Patanjali, qual è il messaggio millenario che ci ha lasciato. Al centro troviamo l’uomo, l’uomo che vive in modo viscerale le vicende terrene. Egli è consapevole che il tempo terreno è limitato ma l’attaccamento al mondo spesso lo porta a dimenticare che la vita fisica è limitata e, intimamente, si augura che ci sia una continuazione. Questa speranza di continuazione si mescola al dolore della fine che prima o poi arriverà. E’ da questa condizione che si deve partire alla ricerca dell’energia invisibile. Questa energia trascende il corpo fisico e rappresenta il vero , l’unica via percorribile per l’uomo per raggiungere l’unione immortale con l’energia cosmica.
Nel momento in cui l’uomo lascia il corpo fisico questa energia ritorna nel cosmo per riunirsi poi ad un altro corpo. E’ l’impossibilità, o l’incapacità, di distinguere fra il sé fisico e il sé immortale che provoca nell’uomo un dolore che spesso lo accompagna per tutta la vita terrena. L’uomo nel corso della sua vita mortale compie azioni che influenzeranno la vita successiva; tale è il karma che il corpo fisico lascerà in eredità. I karma delle vite precedenti determinano la personalità e, con la morte, il karma trasporta la sua memoria nelle vite successive. Tale è il ciclo infinito di vita e morte che si fermerà solo quando si raggiungerà l’immortalità.
Come può l’uomo riuscire a vivere senza dolore? Come può spezzare il ciclo di vita e morte per raggiungere l’immortalità nell’unione dell’energia cosmica? Prima di tutto riconoscendo che entità fisica ed anima sono separate. Il secondo passo è riuscire a portare la mente in uno stato di quiete. Una mente libera dai pensieri può incontrare l’anima e, in questo stato, non creare karma. Per raggiungere questo sono necessarie tecniche e un impegno costante. Questa situazione è tale che ad un certo punto si è in grado di consumare anche il karma già presente e, questo, nel tempo, porterà a liberare l’anima dal corpo per riunirsi all’anima universale. E’ a questo punto che l’anima può uscire dal ciclo della reincarnazione.
Lo Yoga-sutra di Patanjali parla proprio di questo. La sia opera, composta da 195 aforismi divisi in quattro parti, è la somma di uno studio accurato sull’essenza e lo spirito dell’uomo e del suo rapporto con la realtà cosmica. Ogni parte del lavoro di Patanjali si sofferma su un argomento preciso.
La prima parte si occupa della meditazione, la seconda della pratica, la terza dei poteri mentre la quarta parte tratta del momento della liberazione. Nella parte dedicata alla meditazione Patanjali spiega come funziona e che caratteristiche ha la mente umana, procedendo, poi, nel definire la situazione meditativa e non meditativa. Non meno importante è il capitolo relativo agli ostacoli che si possono incontrare nella pratica meditativa e i metodi che si possono usare per superarli.
La seconda parte Patanjali la dedica all’osservazione della mente. La mente è sempre in movimento, anche quando dormiamo. Chitta e vritti sono i nomi usati per individuare le fluttuazioni della nostra mente. La mente deve raggiungere uno stato di calma e in ciò facilita proprio lo yoga. Nella nostra mente formiamo, inconsapevolmente, una concatenazione continua di pensieri. Com’è possibile interrompere questa catena? Cosa succede quando la interrompiamo? E’ importante conoscere il rapporto che esiste fra i nostri sensi e la mente ma soprattutto è fondamentale comprendere il la differenza tra anima e corpo fisico. L’anima è sempre presente, è colei che dà vita a tutti i fenomeni della mente e dei sensi ma a differenza della mente è immutabile. La mente dunque è sempre in movimento ma ha la capacità di controllarsi. E’ questa capacità di controllo che permette il silenzio dei sensi . Se si riesce in questo la mente raggiunge la quiete e ferma i pensieri.
A questo stadio la mente si incontra con l’anima e diviene pura energia. Questa condizione è chiamata purusha, il momento in cui l’anima individuale si unisce all’energia universale e questa è anche la condizione dello yoga. La mente non meditativa rimane intrappolata negli eventi sensoriali e l’anima non riuscirà mai ad unirsi ad essa. Non basta chiudere fuori i sensi per raggiungere la condizione dello yoga. Per Patanjali alla base c’è il controllo della mente e la pratica costante. Nella Bhagavad-Gita Shri Krishna dice come una tartaruga ritrae da ogni parte le membra, così colui che pratica yoga ritrae i sensi dagli oggetti dei sensi e la sua mente raggiunge la stabilità. In questa frase è riassunto lo scopo della filosofia che Patanjali ci ha lasciato affinché avessimo uno strumento a nostra disposizione.