Non più Ansiosi

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Non più Ansiosi

sintesi di Anna Orsini

Ilaria Evola è l’autrice di un articolo sul tema dell’ansia, pubblicato sul n. 55 – Marzo-Aprile 2014 – della rivista “Yoga Journal”.
L’autrice chiama in causa Lucio della Seta – autore del libro “Debellare il senso di colpa” – il quale afferma che all’origine dell’ansia e delle nevrosi dei giorni nostri c’è il senso di colpa che scaturisce dalla nostra pressante inadeguatezza, incapacità, impotenza e inferiorità rispetto agli altri e dal “pericolo” di non essere amati, apprezzati o desiderati.
In una situazione di pericolo i bronchi si dilatano per immettere ossigeno nei polmoni, il cuore aumenta i suoi battiti per pompare più sangue, le ghiandole surrenali scaricano adrenalina per innalzare il livello di vigilanza, l’intestino si contrae  e le pupille si dilatano. Queste reazioni al senso di pericolo scattano in modo automatico, tuttavia se il pericolo non è reale ma solo “immaginato” e proviene dal senso di inadeguatezza e, quindi, di colpa, tali reazioni scattano a vuoto e generano uno stato d’ansia.
Nell’infanzia ci siamo spesso sentiti incapaci, inferiori e impotenti di fronte ai nostri genitori, ai nostri insegnanti, ai nostri compagni.
Il ricordo di situazioni in cui abbiamo avvertito la nostra inadeguatezza ci può perseguitare, a vari gradi, per tutta la vita. La paura eccessiva delle malattie e della morte, la pretesa che il prossimo colmi i nostri vuoti e il risentimento nei suoi confronti se ciò non avviene, la scarsa stima di sé che ci fa essere indecisi, gelosi, invidiosi di chi ci appare più capace di noi, l’esagerata ricerca di atteggiamenti che ci rendano ben accetti agli altri, lo sfoggio di titoli di studio, oggetti di lusso, frequentazioni importanti, la rabbia scatenata dai comportamenti, anche banali, che ci sembrano ingiusti o lesivi nei nostri confronti, sono tutti motivi che alimentano le nostre nevrosi.
Questo perché ci identifichiamo in ciò che facciamo e in quello che “pensiamo” di essere. Questa identificazione con oggetti, persone e status provoca attaccamento, l’attaccamento la paura di “perdere”, la paura genera l’ansia.
Patanjali fa risiedere la radice di tutti i mali in avidya – l’ignoranza del nostro vero sé . La meta di ogni essere umano consiste nell’esser presente alla sua stessa vita senza pensieri che disturbano. La strada per arrivare a conoscersi passa dagli otto gradini dello Yoga: Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadi.
I primi cinque sono di preparazione agli ultimi tre che sono i più elevati.
Il corpo ed il respiro devono gradualmente e costantemente allenarsi perché concorrano a stabilire quella immobilità e quella calma interiore che si fondano sul rallentamento del flusso dei pensieri, fino all’ingresso in uno spazio dove il nostro vero sé profondo possa rivelarsi. Questo stato meditativo non è appannaggio di pochi asceti che vivono in luoghi remoti e lontani dal rumore del mondo, è uno strumento alla portata di chiunque voglia percorrere una strada alternativa al proprio, apparentemente inevitabile, mal di vivere.