Morte, una diversa prospettiva

sintesi di Anna Orsini

Emina Cevro Vukovic in un articolo pubblicato sul n. 88 del Novembre 2014 della rivista “Yoga Journal”, ci presenta una visione della morte in una prospettiva alquanto differente.

L’autrice afferma che nella cultura occidentale la visione della morte è talmente angosciosa che ha portato ad una vera e propria guerra contro questo fenomeno naturale e ineluttabile.

Il corpo concepito come una “macchina” che deve essere alimentata e mantenuta in modo perfetto e che, comunque, si può sempre “riparare”. Ogni decesso diventa un “errore”. L’impegno è costante e feroce e, perfino lo yoga diventa una specie di ricerca della salute perfetta, un modo per scongiurare la vecchiaia, un esaltazione del corpo.

Nella visione induista, nello yoga classico, la fine della vita può coincidere con la liberazione del ciclo doloroso delle rinascite. Lo yoga -come cammino verso l’illuminazione- è una via per sconfiggere la morte. Non è certo facile accompagnare i propri cari alla fine o accettare la nostra, ma può tornare ad essere “naturale”.

Richard Freeman maestro di Ashtanga Yoga conduce i suoi allievi a vedere il sezionamento dei cadaveri. La maestra Gabriella Cella Al-Chamali, racconta di aver partecipato a meditazioni dove veniva guidata a visualizzare il proprio cadavere e la sua decomposizione. Mari Sanvito Colombo sottolinea la sua pratica personale del respiro leggero e del silenzio che le permettono di stare accanto alla persona che soffre o sta morendo.

Stare accanto ad un morente vuol dire spesso aumentare la consapevolezza di non essere eterni, la comprensione della nostra fragilità, la memoria del limite.

Da qui nasce la vera compassione per noi stessi e per gli altri, la solidarietà, la gentilezza, la generosità e la capacità di affrontare le difficoltà della vita.

Shavasana, la posizione del cadavere, non è solo rilassamento e riposo ma anche la prefigurazione di un abbandono fiducioso. Accendere incenso per ricordare la catena dei nostri antenati di cui noi siamo un anello, prostrarci alla terra a cui torneremo, così come la raffigurazione di Sadhu Shiva che medita, nudo e coperto di cenere, libero dai condizionamenti e simbolo di morte e rigenerazione, che medita nei luoghi di cremazione, può liberarci dalla paura.