Metta Bhavana

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Metta Bhavana

sintesi di Anna Orsini

Sul n. 82 di Settembre-Ottobre 2019 la rivista Vivere lo Yoga ha pubblicato l’articolo “la meditazione dell’amorevole gentilezza e della compassione”.

L’articolista sostiene che il termine Metta in lingua Pali, uno dei pilastri fondamentali della filosofia Buddhista, corrisponde al Sanscrito maitri e all’inglese loving kindness e sostanzialmente significa benevolenza. Con il termine Bhavana si intende coltivare in senso spirituale.

Pertanto, la meditazione Metta Bhavana ha lo scopo di sviluppare e coltivare l’amorevole gentilezza, l’amore puro, disinteressato e incondizionato verso se stessi, gli altri, l’Universo intero.

Nell’essere umano esiste un potenziale, una predisposizione all’amore puro soffocato e ostacolato da vritti negative scaturite dai centri energetici.

La meditazione serve a farci fermare, a capire per chi e per che cosa stiamo correndo e ci affanniamo, ci insegna ad ascoltare il nostro cuore.

Solo così, insieme alla benevolenza, potremo ritrovare la compassione; concetto strettamente connesso a quello di empatia (comprensione profonda dell’altro) e simpatia (condivisione piena delle emozioni).

Due sono i fattori importanti:

  1. assenza di condizioni (fattori condizionanti, come conoscenti, familiarità, amicizia, affinità elettive, amore, ecc.);
  2. assenza di aspettative (nessuna ricompensa).

Il Buddha nel Metta Sutta Nipata porta ad esempio di amore puro e incondizionato quello della madre per il figlio.

Dobbiamo cercare di aprire il cuore per liberare questo amore ed estenderlo a tutto il Creato.

Chi pratica questa meditazione ne trae grande benefici: ci si sente aiutati nel percorso di crescita interiore, si sentono emergere qualità come umanità, amore, benevolenza. Ci si libera più facilmente dallo stress e si raggiunge più agevolmente la calma interiore. Si acquista maggiore lucidità nell’affrontare momenti difficili e dolorosi.

La Meditazione Metta Bhavana ci aiuta a riconoscere le nostre e le altrui emozioni, ad essere più pazienti, più umili, più benevoli e, quindi, più saggi.

Può capitare che durante la meditazione, arrivino emozioni negative di rabbia, dolore, tristezza. Non respingiamole, non giudichiamole e non giudichiamoci. E’ il nostro cuore che si sta aprendo e la consapevolezza e l’accettazione si rafforzano.

Se scopriamo difficile applicare l’Amorevole Gentilezza a determinate categorie di persone, a una sola persona, oppure a noi stessi, non spaventiamoci ma continuiamo umilmente ad augurarci il perdono e la benevolenza.

In questa meditazione esiste uno specifico Mantra da recitare. Cantarlo ogni giorno potrebbe farci osservare l’inizio di un meraviglioso cambiamento.