Mandala che ti passa

sintesi di Daniela Barbieri

Mandala che ti passa” è il titolo suggestivo di un articolo di Monica Piccini apparso su Yoga Journal del marzo 2014. Si parla di una vera e propria terapia: colorare e disegnare cerchi per conoscersi meglio.
Un lutto o un blocco sono solo due esempi illustrati dall’autrice e, tuttavia, significativi poiché coinvolgono le nostre emozioni più profonde che, nell’abbandonare la razionalità e nel tornare un po’ bambini, possono essere liberate.
Disegnare dei mandala, dunque, è un gioco piuttosto serio che ci può mettere in contatto con il nostro inconscio. Si tratta di disegnare su foglio, o su tela, figure geometriche o simboliche all’interno di un cerchio.
L’autrice dell’articolo sottolinea la differenza che passa tra il disegnare a mano libera all’interno di un cerchio, mandala appunto, e quella di disegnare a mano libera su un foglio. Il cerchio, spiega, è una figura simbolica molto forte che si ritrova spesso in miti sulla creazione di molte culture. Lo spazio all’interno del cerchio è spesso considerato sacro e talvolta anche solo l’atto di disegnare un cerchio viene considerato un gesto che mette in comunicazione con l’universo.
I primi ad usare i mandala nel corso della meditazione sono stati i buddisti e i tibetani che, per realizzarli, usano sabbie o petali colorati. L’autrice cita la psicoterapeuta Monica Morganti e il suo libro “Il cerchio magico nella stanza dell’analista – il mandala come cura dell’anima” che a Roma ha creato gruppi e laboratori di mandala-terapia.
L’articolo prosegue proprio con le parole della psicoterapeuta che ci conduce alla scoperta del mondo dei mandala. Racconta di quando cominciò a disegnare e di come questo abbia, in seguito, causato un cambiamento nella sua vita professionale e personale. Afferma che mentre dipinge si sente invasa da un senso di pace.
Monica segue da diversi anni il buddismo tibetano Dzog Chen attraverso il quale ha trovato anche un’altra lettura dei mandala, per passare poi a proporne la creazione e l’interpretazione ai propri pazienti.
Per ogni persona è pensato un percorso individuale; una delle sue paziente ricorda quando la dottoressa Morganti le mise davanti un foglio su cui era riportato quello che lei definì “strano” e che, poi, colorò e nominò “Libellula”. La dottoressa le spiegò il significato del mandala invitandola a riflettere sul titolo da lei scelto e sul tipo di mandala che le era stato assegnato. Alla fine il risultato, prosegue la paziente nel suo racconto, fu che cominciò a vedere aspetti della propria vita che fino ad allora aveva negato.
Per la dottoressa l’atto di creazione del mandala è un vero e proprio atto meditativo che fa uscire dalla realtà quotidiana e che può aiutare a vedere aspetti della vita che sfuggono quando siamo assorbiti dalla quotidianità.
In pratica uno spazio per noi stessi, un momento di disinteressata creatività che permette di spengere la mente ed ascoltare l’inconscio.
Per far meglio capire come funziona la mandala-terapia, l’articolo racconta la storia di un’altra paziente della dottoressa Morganti. Una paziente che, proprio attraverso la terapia del mandala, ha trovato il mezzo per arrivare direttamente al proprio inconscio permettendole di intraprendere un percorso di guarigione e cambiamento.

L’articolo termina illustrando una interessante “legenda” in cui figure e colori, associati ad un mandala, possono essere interpretati ed utilizzati in un percorso di ricerca interiore.