Le vocali della nascita

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Le vocali della nascita

sintesi di Luciana Coèn

La rivista “Yoga Journal” – n. 71, marzo 2013 – ha pubblicato un articolo di Corinna Montana Lampo sull’uso del canto in gravidanza.
L’autrice afferma che fin dagli anni ’70 il ginecologo francese Frederick Leboyer introdusse in Europa il canto carnatico (canto delle vocali), tradizione nata intorno al 2000 a C. in India e tramandata di generazione in generazione. Il canto, ma più nello specifico il suono, ha uno stretto legame con lo sviluppo umano.
Sin dall’antichità le donne hanno sempre cantato durante il parto, la stessa madre o le donne che assistono la partoriente intonavano un canto che accompagnava l’intero evento.
Il canto carnatico viene proposto alle donne in gravidanza come tecnica di auto-sostegno durante il travaglio e il parto, per prendere coscienza di sé attraverso la voce. Può essere utilizzato anche durante la gravidanza per creare un legame con il bambino.
Jennifer Ganda, ostetrica dell’Associazione Hebiana di Parma, spiega che il canto delle vocali viene proposto nei corsi di preparazione alla nascita anche come metodo per controllare e sopportare il dolore durante il parto.
Il canto consiste in vocalizzazioni con un suono di sottofondo prodotto dal tampura (una specie di liuto di forma simile al Sitar. Il suono riprodotto dal tampura è circolare ed armonioso. Di regola, serve per creare un sottofondo (bordone) nei brani musicali strumentali e soprattutto per il canto).
Si inizia sussurrando la consonante M per passare alle vocali A E I O U finendo di nuovo con la M. I suoni sono emessi insieme al respiro, durante l’espirazione, producendo effetti a livello psichico e emotivo. Il canto si basa sulle 72 note indiane (raga), alla base dei canti sacri.
Il canto carnico permette di conoscere le proprie sonorità, importanti per la ricerca interiore personale. Il canto affina la consapevolezza della respirazione addominale, fondamentale in gravidanza e durante il parto, facilitando scioltezza nella muscolatura.
Viene insegnato, innanzitutto, l’uso corretto del diaframma nella respirazione profonda, di estremo aiuto nella fase espulsiva del parto per guidare il corpo, lasciandosi attraversare dal dolore e scaricando le tensioni, risparmiando energie e vivendo attivamente il travaglio.
Il canto delle vocali agisce anche sulla gola, collegata all’utero: il suono ne determina il reciproco rilassamento e benessere.
La vocalizzazione accresce l’ossigenazione durante le contrazioni, con il rilassamento dei muscoli e alza la soglia del dolore. La vibrazione delle corde vocali mettono in vibrazione il corpo intero. La vocale A in particolare favorisce il rilassamento della gola e, conseguentemente, una maggiore dilatazione vaginale nel parto. L’emissione di suoni più gravi facilita la distensione perineale.
Il canto, oltre ai benefici fisici, produce piacere perché libera endorfine. La voce, quindi, risulta essere un forte analgesico durante il travaglio.
Emettere suoni facilita pensieri positivi nella partoriente, mantenendo comunque lucidità mentale, necessaria per controllare l’ansia da panico e facilitare la nascita del bambino.
Durante la gravidanza, la futura madre è esortata a praticare per 10 minuti al giorno il canto carnico allo scopo di arrivare allenata al parto.
Abbinato alla pratica yoga per la gravidanza, il canto completa le asana perché facilita e amplifica i benefici di alcune posizioni (accucciata, sui talloni ecc.). Le asana dal canto loro accrescono i benefici del canto perché aumentano la sensibilità sulla respirazione addominale rispettando il ritmo respiratorio individuale.
Il suono emesso attraverso le vocalizzazioni accresce la consapevolezza del proprio corpo.