La ritrazione dei sensi

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La ritrazione dei sensi

sintesi di Luisa Bafile

Gianni Da Re Lombardi, sul n. 43 Maggio 2010 della rivista Yoga Journal, ha affrontato il tema di pratyahara.

Pratyahara è il quinto degli otto passi (o membra) dello Yoga che Patanjali descrive negli Yoga Sutra. I primi cinque passi sono chiamati “membri esterni” (bahir-anga) e sono: yama (regole sociali), nyama (regole personali),  asana (posture),  pranayama (controllo del prana attraverso il respiro) e pratyahara (ritrazione dei sensi). I tre passi successivi vengono chiamati “membri interni” (antar-anga) e sono dharana (concentrazione), dhyana (meditazione) e samadhi (perfetto raccoglimento, assoluta attenzione, concentrazione in sé).
Pratyahara, dunque, è l’ultimo dei “membri esterni” (bahir-anga) e rappresenta perciò un ponte di collegamento fra le pratiche fisiche e quelle mentali. Significa “ritrazione dei sensi”e consiste nel ritrarre la mente da tutte le attività sensoriali. Questa pratica è tutt’altro che semplice, perché i sensi sono molto irrequieti e  oggetto di una costante stimolazione. In particolar modo nella società attuale è molto difficile sottrarsi al bisogno di essere in costante attività, mentre è altrettanto impegnativo restare soli con se stessi.

E’ da tener presente che la grande abbondanza di stimoli stanca, svuotandoli di energia, sia il corpo che la mente. La noia e l’insoddisfazione che ne conseguono spingono alla ricerca di ulteriori stimoli, in una spirale che porta ad una sempre maggiore “voracità” e, di conseguenza, ad una sempre maggiore insoddisfazione.

Un esempio di questo fenomeno si verifica nel campo dell’alimentazione. Il cibo risulta insoddisfacente perché, a causa dei metodi di coltivazione e del lungo intervallo di tempo che intercorre fra la raccolta e il consumo, è sempre meno ricco di forza vitale. Per questo motivo, l’industria alimentare lo arricchisce di aromi e ne esalta i sapori, sia dolci che salati. Ma tutto ciò non migliora affatto il valore nutritivo degli alimenti, anzi li rende meno “vivi” e più “innaturali” inducendo insoddisfazione e malessere.
Anche altri sensi, come vista e udito, sono soggetti a un eccesso di stimolazione e anche in questo caso l’iperattività rende incapaci di distinguere fra sazietà e bisogno, fra necessità di “chiudere” e necessità di “riempire un vuoto”.
Tuttavia pratyahara è un’esperienza che può verificarsi anche in modo spontaneo (e inconsapevole) quando siamo totalmente immersi in un’attività che cattura  completamente la nostra attenzione, facendoci perdere il contatto con il mondo esterno. Si realizza così una ritrazione spontanea dei sensi.

In un esperimento condotto qualche anno fa, fu realizzata una vasca chiusa, riempita con una soluzione salina che facilitava il galleggiamento del corpo e mantenuta ad una temperatura costante di circa 36°C. Entrando nella vasca si verificava, in breve tempo, la perdita di stimolazione sensoriale: il corpo non avvertiva caldo né freddo, si perdeva il senso del peso e la sensazione di bagnato, buio e silenzio erano totali. Queste condizioni di deprivazione sensoriale, se mantenute per breve tempo (fino a qualche decina di minuti), sono estremamente rilassanti, mentre, se protratte a lungo e, specialmente per le persone ansiose o depresse, sono psicologicamente pericolose.

Sarebbe opportuno scivolare con gradualità in stadi di stimolazione sensoriale sempre meno intensi, allenando la mente a regolare l‘afflusso delle percezioni fino alla completa chiusura.

Lo yoga insegna a tenere sotto controllo i sensi, a dimenticarli “attivamente”. A tale scopo due pratiche sono particolarmente utili: si tratta di trataka e di ajapa japa.

Quando, grazie alla pratica di pratyahara, si è imparato a tenere sotto controllo gli organi di senso, il cammino sul sentiero dello yoga diventa più agevole, consentendo di svolgere con facilità pratiche più avanzate. Progredire lentamente e costantemente porta a risultati più durevoli. E’ inoltre utile sperimentare diverse pratiche fino a trovare quella soddisfacente per se stessi. Sarà anche quella che porterà ciascuno praticante ai migliori risultati e alla maggiore crescita personale.