La Pazienza

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La Pazienza

sintesi di Marta Bianchetti

 

Nell’articolo “la pazienza… una virtù importantissima” – pubblicato sul n. 54 di Gennaio-Febbraio 2014 della rivista “Vivere lo Yoga” – due psicologhe psicoterapeute, Linda Degli Esposti e Simonetta Migliorini, indagano il concetto di pazienza mettendone in evidenza le caratteristiche positive e i rischi intrinsechi nell’esercizio di essa.

La pazienza, considerata una virtù in molte culture, infatti, può guidarci nelle difficoltà, supportarci nell’attesa ma, se non direzionata a uno scopo, può anche comportare il rischio dell’immobilità.

Approfondendo l’argomento, bisogna osservare, in primo luogo, la pazienza come un concetto multiforme, che si articola in cinque aree concettuali: finalizzazione, perseveranza, autocontrollo, accettazione e attesa.

La pazienza, inoltre, non si esercita in maniera costante: quanto si è pazienti, infatti, varia non semplicemente in relazione alle singole persone, ma anche in funzione delle situazioni e dei momenti della vita di ognuno.

Analizzando la prima area concettuale, quella della finalizzazione, possiamo dire che la pazienza si eserciti quando si è convinti di raggiungere un risultato, si è proiettati nel futuro, quando, cioè, siamo certi che portare pazienza significhi aspettare il momento buono a che ciò che vogliamo si realizzi.

La pazienza si esercita nella perseveranza (la seconda area), in quanto occorre essere costanti verso l’obiettivo da raggiungere e per il cui ottenimento si è pazienti.

Un altro elemento della pazienza è l’autocontrollo. Si è pazienti quando, di fronte a situazioni che non ci piacciono, si è capaci di controllare le nostre reazioni istintive (come rabbia o irritazione) e i nostri impulsi. Attraverso l’autocontrollo possiamo costruire una reazione più ponderata ed efficace.

La pazienza ha a che fare anche con l’accettazione di situazioni che ci provocano dolore ma che, nell’immediato, non è possibile modificare, ovvero con l’accettazione dell’altro per come esso è realmente.

Infine, ultima delle cinque aree sopra indicate, la pazienza ha a che fare con l’attesa. Si è pazienti quando si sa attendere il momento buono per agire. Ciò non significa stare immobili in situazioni spiacevoli senza un motivo che ci trattenga nell’attesa, senza una speranza. Tale atteggiamento, infatti, non è sintomo di pazienza, quanto piuttosto di arrendevolezza e sfiducia nei confronti della propria vita. L’attesa positiva, anche in situazioni scomode o dolorose, è quella finalizzata al cambiamento.

Nella quotidianità anche l’impazienza potrebbe rivelarsi positiva, soprattutto in situazioni in cui è importante agire immediatamente. Tuttavia, a non essere pazienti si può rischiare di agire senza riflettere, girando a vuoto intorno a tentativi che, invece di migliorare la situazione, potrebbero anche peggiorarla.

Come si fa a diventare pazienti? La pazienza non è una dote innata; la si acquisisce da bambini attraverso l’educazione. È importante che i genitori educhino i propri figli all’attesa (dell’orario dei pasti, delle feste per ricevere un regalo o del proprio turno per parlare). Nella vita di tutti i giorni, infatti, l’impazienza di avere tutto e subito raramente è soddisfatta ed è bene che il bambino sia subito abituato a pazientare nell’attesa della soddisfazione dei propri bisogni. Al tempo stesso, è importante che i bisogni del bambino siano soddisfatti per non farlo cadere in atteggiamenti dominati dalla frustrazione e dall’immobilità.

Da adulti, a partire dalla nostra indole e da come siamo stati abituati, è importante coltivare la pazienza, imparare a gestire i nostri impulsi rimanendo consapevoli e ponderati, coscienti delle nostre capacità e al tempo stesso speranzosi nei confronti della realizzazione dei nostri desideri.

Pochi hanno come dotazione innata questo equilibrio: per tutti gli altri è importante lavorare su se stessi per cercare di raggiungerlo.