Sahaya Yoga

Sei qui-e-ora: Home / Articoli Yoga / Sahaya Yoga

Sahaya Yoga

di Silvia Ornaghi

Nel 1970 in India nasce il Sahaja Yoga grazie a Shri Mataji.  Shri Mataji Nirmala vive, agli inizi degli anni 20, in una famiglia di religione cristiana a Chindwara in India. Fin dalla più tenera età rivela una conoscenza completa del sistema nervoso umano e delle relative controparti energetiche, studia in seguito medicina e psicologia al Christian Medical College di Lahore. Da bambina Shri Mataji vive con i genitori nell’ashram di Mahatma Gandhi di cui comprende la saggezza e che frequentemente interroga sulle questioni spirituali. Poco prima dell’indipendenza indiana sposa Sir C.P. Srivastava, modello ideale di primo ministro nella storia politica dell’India, eletto, per 16 anni successivi, Segretario Generale dell’Organizzazione Marittima Internazionale delle Nazioni Unite. Mentre la fama del marito si muove dalla storia dell’India verso il palcoscenico mondiale, Shri Mataji, dopo aver svolto la sua mansione familiare e cresciuto due figlie, intraprende la sua missione spirituale. Dal 1970, si dedica a tempo pieno e gratuitamente all’insegnamento delle tecniche della meditazione Sahaja Yoga in giro per il mondo. Questo metodo integra le conoscenze più antiche e le attualizza rendendole fruibili anche all’uomo moderno. Sahaja significa spontaneo, innato, senza sforzo, mentre Yoga unione, quindi una pratica traducibile in “comunione spontanea con il Sé”. Secondo Shri Mataji, lavorando sulla meditazione (la vera essenza di questo metodo) avviene una seconda nascita, che rende possibile il risveglio dell’energia dormiente presente in ogni essere umano e che porta alla percezione dell’esistenza del sistema di energie chiamato”sottile”.

Nel corpo umano esistono tre tipi di sistemi nervosi, quello centrale, il sistema simpatico e il sistema nervoso parasimpatico. Il sistema nervoso simpatico funziona come un sistema di emergenza. Se una persona vede una tigre nella foresta, automaticamente si mette a correre velocemente. In questo stato di emergenza, grazie al lavoro del sistema nervoso simpatico, i battiti del cuore accelerano in maniera sostanziale mentre, per azione del sistema nervoso parasimpatico, il cuore torna ad un normale attività quando l’emergenza cessa. Il sistema nervoso simpatico, con i suoi due centri che agiscono in modo complementare e opposto, bilancia le azioni.

Secondo il sistema del Sahaja Yoga, il lato sinistro del sistema nervoso simpatico è alimentato da un canale sottile, chiamato Ida Nadi (canale della Luna) e rappresenta la parte emozionale degli esseri umani, legata al passato e all’introspezione, mentre il canale destro è nutrito da Pingala Nadi (canale del Sole) e si occupa delle prestazioni fisiche, mentali e intellettuali. Al centro c’è il sistema parasimpatico, formato dai gangli di entrambi i lati del sistema nervoso simpatico; ogni volta che, a causa di uno stato di emergenza, il sistema nervoso simpatico si esaurisce, il parasimpatico rilassa e nutre questi due canali. I punti in cui queste maglie si incontrano formano centri di energia conosciuti con il nome di chakra. Queste maglie sono in stretta relazione con i geni, influenzati quotidianamente dall’attività della parte sinistra e destra del sistema nervoso simpatico. Il sistema parasimpatico è nutrito da un altro canale sottile, chiamato Sushumna Nadi (canale dell’Ascesa): tutto quello che abbiamo ottenuto nel processo evolutivo si esprime nel nostro essere attraverso il sistema nervoso centrale.

Proprio grazie a questa ragione è ormai scientificamente provato che tecniche come il Sahaja Yoga riescono a influire in modo benefico sullo stato di salute delle persone che vi si dedicano.

La risposta sta nei geni.

Lo rivela anche uno studio condotto da un gruppo di ricercatori statunitensi, che hanno analizzato la mente e le sue capacità di “accendere e spegnere” i geni; spegnere lo stress, quindi, significa migliorare la salute.

La riprova delle loro teorie consiste nel fatto che quando si cerca di ottenere uno stato di rilassamento e vuoto mentale vengono chiamati in causa gli stessi geni che rispondono allo stress. In ogni essere umano, inoltre, esiste un energia residuale (kundalini) che rimane allo stato solo potenziale, avvolta in forma di spirale, nell’osso triangolare chiamato sacro. Questa energia residua si deposita nell’osso sacro posto all’estremità del midollo spinale. Il nome “sacrum” indica chiaramente che le civiltà antiche sapevano che in quest’osso risiede un energia sacra.

La Kundalini è il potere del desiderio puro dentro di noi, un energia spirituale materna che si trova allo stato dormiente dentro tutti gli esseri umani. I fondamenti di questa forza vivente sono l’auto-organizzazione, l’auto-rigenerazione e l’ascesa. (…)

Quando questa energia si risveglia, essa passa attraverso i sei centri (chakra) e alla fine fuoriesce dal settimo, che si trova nell’osso della fontanella (bramharandra) e connette la consapevolezza umana al potere onnipervadente dell’Amore Divino (l’inconscio collettivo descritto da C.G.Jung). E’ così che la kundalini compie e realizza lo Yoga. Quando la kundalini sale, cambia il codice dei geni ed ha luogo la trasformazione della personalità.

Quando questi sei centri vengono puliti, nutriti ed illuminati tutto questo si riflette nei geni, che sono tre su ciascuno dei due lati della spirale del DNA. Una volta passata attraverso l’ultimo centro, cioè l’osso della fontanella, la kundalini diventa una cosa sola con il potere onnipervadente dell’Amore Divino”. La brezza fresca comincia a fluire sotto forma di vibrazioni avvertite sulla punta delle dita o nell’area della fontanella. Questa è la prima esperienza della realizzazione del Sé. Un’altra esperienza tipica è il raggiungimento di uno stato di consapevolezza senza pensieri (nirvichar samadhi)

Shri Mataji dice:

“Gli uomini pensano sempre al futuro oppure al passato. E’ impossibile chiedere loro di vivere nel presente. Un pensiero sale come un onda, e poi ne sale un altro. I pensieri vengono e vanno, ma solo dal passato o dal futuro. Quando si medita i pensieri si diradano. Si crea poi un piccolo intervallo (chiamato vilamba) fra un pensiero e l’altro,intervallo che si espande sempre più finché non si entra in uno stato di completo silenzio. Allora si è nel presente, ma senza pensieri, senza preoccupazioni, senza alcuna collera, completamente immersi nel presente, che è l’unica realtà, perché il passato non è più e il futuro non esiste ancora. Così si raggiunge la pace interiore. Quando riusciamo a stare nel presente, possiamo osservare tutti i problemi che ci assillano: ne diventiamo testimoni, non più protagonisti. Vediamo le soluzioni e le risolviamo. A questo livello, non ci prendiamo pena del futuro o del passato ma godiamo le benedizioni del “qui e ora”. Questo silenzio interiore “apre il cuore”, tutto l’ego ed i condizionamenti cominciano a dissolversi in un oceano di silenzio senza increspature. Una consapevolezza di gioia che calma, rilassa e affascina.”

In questo stato tutti i pensieri e le aspirazioni che giungono alla mente sono di natura divina; sono ispirazioni. Se lo si desidera si può pensare, altrimenti si può smettere di farlo. Questo è lo stato che nella lingua sanscrita viene chiamato “la quarta dimensione della consapevolezza”(turiya). Una volta connessi con questa energia essa ci protegge. Una delle attitudini principale per accedere ad uno stato di coscienza puro, presupposto del Sahaja Yoga, è il perdono .Un atteggiamento generalizzato, senza pensare ad una persona in particolare. Si dovrebbe, interiormente, ripetere spesso: “io perdono tutti”.

Con la pratica di Sahaja Yoga, la consapevolezza guadagna una nuova dimensione in cui la verità assoluta può essere percepita in modo tangibile (attraverso il sistema nervoso centrale), l’ascesa spirituale avviene senza sforzo e si ottiene l’equilibrio fisico, mentale ed emozionale come sottoprodotto di questo sviluppo della consapevolezza. Si giungerà pertanto alla comprensione che non si è corpo, mente, ego, condizionamenti, emozioni o intelletto, ma qualcosa di una natura eterna che risiede nel cuore in una condizione pura e indisturbata, il Sé  o lo Spirito. Lo Spirito è la fonte della vera conoscenza, della pace e  della gioia.

La Realizzazione del Sé è la realizzazione di questo collegamento con lo Spirito, che come Shri Mataji afferma, è un diritto di ogni essere umano.

“Guarderete ogni cosa senza che alcun pensiero vi entri dentro . Nel vostro essere fluirà solo la gioia della creazione, che agisce come un energia libera, non legata a un motivo particolare . Vi sentirete estremamente gioiosi per quel che siete e non come risultato di alcuna obiettiva o deliberata reazione mentale (Shri Mataji Devi).

 (Articolo pubblicato sul n. 29 della Rivista “Vivere Lo Yoga” Novembre 2009 – con il titolo “Felicità dell’Essere” – editore Cigra 2003 srl Milano che si ringrazia per la gentile concessione)