La Capacità di Vivere il Silenzio come un Prezioso Alleato

di Antonella Spotti

Nello scorso numero abbiamo iniziato a parlare della solitudine considerandola una porta verso spazi contenuti all’interno dell’essere umano, spazi a cui difficilmente si accede nel frastuono e nella confusione della vita quotidiana. La solitudine è dunque una grande alleata della meditazione assieme ad un altro prezioso amico: il silenzio. Questi due elementi sono estremamente rari nella nostra vita; sarebbe utile sperimentarli almeno due volte al giorno, all’alba e al tramonto. Tranquilli e in compagnia di noi stessi, nel silenzio alchemico che si crea al sorgere e al calar del sole, in meditazione possiamo sperimentare nuove sensazioni, come una specie di “differenza” sensoriale nella nostra vita. Una “differenza” che diventerà ogni giorno più palpabile, generando all’interno uno spazio privilegiato di pace ed equilibrio.
Molte persone  hanno paura di sperimentare qualcosa di “diverso” dall’orinario e si tengono lontane dalla meditazione, dalla solitudine e dal silenzio, perché li associano ad uno stato di vuoto negativo, che genera mancanza, ansia e disagio; ma si tratta solo di una sorta di resistenza ed è solo una fase iniziale. Pensate a chi non riesce a rimanere a casa senza accendere la radio o la televisione, e giustifica quest’abitudine affermando: “mi fanno compagnia”; come se la solitudine fosse insopportabile. Questo non accade unicamente a persone che vivono da sole, ma anche a chi vive in famiglia e potrebbe trarre un po’ di benessere da momenti di solitudine e silenzio .
Queste persone – e sono molte – conoscono solo il “pieno”, l’agire, il fare, il pensare, il parlare e rifuggono il “vuoto”: l’assenza di azione ordinaria, il restare soli, il non parlare inutilmente, l’immobilità . Invece, proprio nell’alternanza di “pieni” e “vuoto”, si cela una porta.
Uno degli esempio estremi di “pieno” è l’ambiente di una discoteca, dove la ressa e il frastuono sono al massimo. Questo tipo di esperienza, che è comune a tutti – o almeno lo è stata negli anni dell’adolescenza – ci porta ad alcune riflessioni. Appena entrati siamo sommersi dal fragore della musica, dal ritmo incalzante, dalle luci e dalla presenza di molte persone, il tutto in uno spazio ristretto e artificiale. Pian piano i nostri sensi si adattano agli stimoli incalzanti e, pur restando in una condizione di stress, non avvertiamo più la tensione iniziale. Ma cosa accade quando usciamo dalla discoteca? Nei primi minuti passati all’esterno la percezione auditiva è alterata e ci sentiamo un po’ storditi, avvertendo una sorta di avvolgimento che ci impedisce di sentire i suoni reali, da noi percepiti come lontani ovattati. Poi,gradualmente, l’udito torna normale e, se  non siamo in fuga da noi stessi, incominciamo ad apprezzare il silenzio e l’aria fresca della notte.
Ciò che potremmo positivamente sperimentare è il passaggio da un pieno – Yang (il frastuono della discoteca) – a un vuoto -Yin (il silenzio della notte). Poeticamente , possiamo rifarci al concetto di “quiete dopo la tempesta”. Per la legge degli opposti, quando ci si mantiene a lungo in una specie di polarità, si ha la possibilità di conoscere e assaporare appieno il suo opposto, almeno per un certo lasso di tempo. Vivere il pieno, per cogliere il vuoto (rumore-silenzio). Il silenzio è presente in ogni notte, ma all’uscita di una discoteca esso rivela una pregnanza speciale; lo cogliamo più forte, intenso e avvolgente.
Usciamo ora dall’esempio della discoteca; cercare l’alternanza tra il frastuono e la frenesia della vita quotidiana e una condizione di calma e silenzio, nell’epoca moderna, rappresenta una vitale necessità. Il giusto equilibrio tra queste due fasi nella nostra giornata è ciò che ci consente di rimanere in una condizione di benessere psicofisico; sappiamo infatti che l’eccesso di stress genera nel tempo una serie di patologie fisiche e psicologiche. Solo l’equilibrio tra gli opposti favorisce una condizione ottimale. La meditazione ed il silenzio rappresentano un importante nutrimento per la parte più profonda di noi stessi. Non si tratta di chiudersi al mondo, di salire in un eremo e restarvi, o di entrare in una grotta e dimenticare la vita sociale; al contrario, è importante creare momenti di pace nel quotidiano ed è bello sedersi e meditare, consapevoli del brulicare della vita attorno a noi.
Alcune persone, pensando alla solitudine ed al silenzio, percepiscono un senso di punizione e privazione, ma in realtà questi sono momenti di ricchezza, come un dono per noi stessi e, indirettamente, per gli altri; infatti una persona che attraverso la meditazione acquisisce equilibrio ed oggettività, diventa un polo magnetico per l’ambiente in cui vive e lavora, generando armonia e favorendo la calma.
Quando decidiamo di iniziare un percorso meditativo senza un Maestro non perdiamoci d’animo e creiamo le condizioni idonee alla meditazione, avendo cura di ogni aspetto che la favorisca. Scegliamo l’ambiente migliore e il giusto momento per non essere disturbati, sedendoci comodamente su un cuscino, con la schiena ben eretta (nei numeri precedenti troverete tutte le indicazioni per una corretta postura). Se vi viene voglia di alzarvi, perché sembra tutto inutile e la mente non si ferma, proviamo a resistere, osservando l’origine del nostro disagio .Restiamo fermi in silenzio. Dopo un tempo difficilmente quantificabile, accadrà qualcosa di magico. La tensione si ridurrà  e inizieremo a capire che siamo solo “drogati”di agitazione e rumori. Siamo talmente assuefatti al “pieno”, che è come se vivessimo perennemente in una “discoteca”; e quando ne “usciamo”, per un certo periodo ci troviamo in una zona di transizione, senza punti di riferimento, non capendo bene dove ci troviamo (e cosa stiamo facendo). In questa zona borderline dobbiamo imparare a non muoverci, per non perdere una possibilità. Cerchiamo di restare fermi finché non troviamo quel “vuoto” che è pace.
Potremo in tal modo imparare a conoscerci senza il frastuono a cui siamo abituati. E’ come prendere la pillola azzurra del film Matrix, che ci porta al fuori di un sistema: il nostro vecchio, caro e rassicurante mondo meccanico. Camminiamo così verso il nuovo … in direzione di uno sconosciuto e profondo benessere.

(Articolo pubblicato sul n. 29 della Rivista “Vivere Lo Yoga” Novembre 2009 editore Cigra 2003 srl Milano che si ringrazia per la gentile concessione)