Imparare da soli

sintesi di Valentina Claudi

L’insegnante di yoga americano Jason Crandell, in questo articolo – pubblicato sul n° 116 settembre 2017 della rivista Yoga Journal – racconta la sua esperienza di pratica personale di yoga, partendo dalle sue resistenze e paure iniziali, fino ad arrivare al piacere di un appuntamento quotidiano con se stesso.

L’autore inizia narrando la crisi personale che attraversò quando, durante la sua formazione di insegnante di yoga, si rese necessario svolgere a casa la pratica individuale. Egli intravedeva un forte potenziale di libertà nel praticare da solo, ma al contempo era spaventato dall’idea di essere senza una guida e inventava scuse per non iniziare: la mancanza di tempo, non sapere esattamente come e quali asana praticare o la presenza di altre persone in casa.

Il consiglio dell’autore è quello di iniziare con coraggio senza attendere una finestra di tempo perfetta, cercando di vedere la pratica come un rifugio, invece di un’altra voce nell’elenco delle cose da fare.

Si tratta di usare il tempo a disposizione che, inizialmente, può essere anche solo 15 o 20 minuti 2 o 3 volte alla settimana, per arrivare gradualmente ad una pratica più frequente e, magari, di 30/40/60 minuti o più, facendo diventare quest’appuntamento un piacere naturale.

Nella pratica individuale è possibile entrare dentro se stessi più facilmente rispetto a quando abbiamo la voce dell’insegnante, ed è possibile sperimentare le asana che desideriamo, lavorando sulle posizioni che ci mettono maggiormente in difficoltà, diventando a poco a poco insegnanti di se stessi.

Nella pratica a casa ci saranno interruzioni ed è interessante lavorare sulla propria capacità di saper riprendere la concentrazione dopo esser stati distratti.

Un aiuto per prendere coraggio è quello di provare a fare attenzione alle sequenze proposte dal proprio insegnante nel corso di una delle sue lezioni, provando a ripeterle a casa il giorno seguente quando la memoria è ancora fresca.

Jason consiglia di iniziare la sessione con tranquillità e concluderla allo stesso modo ed elenca le diverse categorie di asana: posizioni in piedi, piegamenti in avanti, torsioni, piegamenti all’indietro, posizioni che aprono le spalle e inversioni.

Fra queste categorie propone di sceglierne tre e di selezionare quattro posizioni per ciascuna categoria; in tal modo comporre una sequenza nella quale cercare di capire quali parti del corpo richiedono maggior lavoro e attenzione.

Praticando con costanza inizierà a diventare un appuntamento speciale, nel quale poter fare ciò che in quel dato momento ci fa sentir bene.