Il tempo

sintesi di Anna Orsini

La rivista Yoga + ha pubblicato sul n. 7 di Ottobre-Novembre 2007 un articolo molto interessante intitolato Il tempo – Una dimensione sopravalutata? L’articolista afferma che la nostra concezione del tempo, regolata da categorie quali “quando”, “fino a quando”, “per quanto” e così via, conduce inevitabilmente ad una condizione di stress, in quanto il tempo si trova ad essere un contenitore in cui cerchiamo, orologio alla mano, di infilare più contenuti possibili. Risulta scontato che ciò porti alla sensazione di “ … non aver abbastanza tempo …” e, quindi, ad una continua lotta con il medesimo. Inutile dire, visto che l’organismo alterna fasi di calma (20 minuti) a fasi di attività (60-70 minuti), quanto l’orologio possa influire negativamente sul nostro orologio biologico. Alterare questo ritmo naturale non può non avere una ricaduta negativa sia sul nostro equilibrio sia sulla nostra salute.

Il rapporto dell’uomo con il fattore tempo cambia in base all’area geografica. Se è vero che basti spostarsi dal Nord al Sud per osservare già un approccio più rilassato e un’idea di tempo più dilatato, in India ciò è particolarmente evidente. Nella Tradizione Indiana non c’è una comprensione lineare del tempo, ma ci si basa sulla ripetizione di cicli, lunghissimi, che coprono l’immenso e infinito spazio della vita. A meno che non si raggiunga lo scopo supremo della realizzazione, la vita ordinaria ci regala altre esistenze e reincarnazioni, per cui non esiste la sensazione, così comune in Occidente, che la vita, se non raggiungiamo alcun obiettivo, ci sfugga dalle mani; in India l’importante è “essere” e non “fare”.

Negli antichi testi Indiani il ruolo del tempo è molto interessante anche se, dal punto di vista etimologico, non molto chiaro. Il termine sanscrito kala è etimologicamente oscuro; in origine, indicava un punto preciso nel tempo e, solo più tardi, è passato ad indicare ere, età del mondo, morte.

Nell’Atharvaveda, il tempo viene citato in relazione al Brahman e definito come l’origine di tutte le cose. Nelle Upanishad si parla delle due forme di Brahman, il tempo e il non-tempo. Nei poemi epici, kala viene visto come la forza del destino e risente di influenze astrologiche. In un punto del Mahabharata c’è il tentativo di collocare il tempo all’interno di un sistema dove si assiste alla nascita dei grandi elementi. In un altro passaggio, kala viene paragonato ad un principio divino originale. Nel sistema Samkhya il tempo è la relazione che unisce innumerevoli eventi consecutivi che hanno origine dall’evoluzione di Prakriti. In ogni caso, “il tempo, come evento in sé e per sé, non è null’altro che una variazione e non può essere riconosciuta come realtà metafisica”.

In questo contesto, il tempo potrebbe essere considerato come nullo. Ma se così fosse, negando il tempo, non mancherebbe una dimensione che spiegasse il Mondo e l’Universo? E’ anche vero che le grandi verità, spesso, possono essere tra loro contraddittorie (come il dualismo onda-particella) e, forse, ciò può essere vero anche in questo caso.

Il tempo è stato da sempre argomento di cui si sono occupati i filosofi e sul quale si sono a lungo interrogati. Domande come “cos’è il momento presente” e “cos’è l’eternità”, o “come comportarsi con la successione dei momenti” sono, forse, destinate a restare senza risposte.

Forse, per raggiungere un migliore equilibrio con il tempo, basterà sdrammatizzarlo e, almeno nelle intenzioni, dilatarlo e rallentarlo.

Per molti provare a rallentare significa solo il panico di dover recuperare “il tempo perduto”. C’è la richiesta di più tempo per agire e ci si lamenta della mancanza di ore e minuti a disposizione. In realtà, “rallentare” non vuol dire procedere a passo di lumaca, implica invece saper reperire, in una routine regolata da ritmi incalzanti, un qualche spazio per una pausa meditativa; concentrarsi sul “qui e ora”. Un po’ di sano ozio va considerato altrettanto positivamente della rapidità e dell’efficienza. Vivere anche una sola giornata non strutturata secondo una scaletta di impegni e di cose da fare, durante la quale ci si limita ad aspettare e ad osservare, può essere veramente rigenerante.

In base a quanto detto prima diventa necessario ridefinire il concetto di “tempo libero”. Per noi Occidentali, il tempo libero corrisponde spesso ad una serie di “attività” che possiamo permetterci solo grazie a poderosi sforzi organizzativi che ci evitano di mancare ai nostri impegni e, contemporaneamente, ricavarci tali spazi “liberi”. Se abbiamo fretta, inevitabilmente, la trasmettiamo a chi ci sta intorno, alimentando stress e malessere.

Dedicarsi, invece, al compimento dei propri atti con la massima attenzione e accuratezza può rappresentare la chiave per essere davvero presenti e senza tempo.