Il Tempo Perfetto: Essere nel Presente

di Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi

Non esiste altro tempo all’infuori del momento presente; esso è “il tempo perfetto”, quello che sintetizza in un istante, privo di passato e futuro, l’intero corso della vita. Il passato non è più.
Il Karma prodotto, ossia i risultati dei pensieri e delle azioni passate, è vivo nel momento presente come conseguenza di ciò che è stato. Se vogliamo modificarlo, per andare oltre ai nostri limiti e alle sofferenze che ci affliggono, è nel “qui e ora” che dobbiamo affrontare, comprendere e trasformare il karma prodotto un tempo che fu. Il futuro non esiste; esso è un illusione della mente, una creazione delle aspirazioni o delle paure. Il futuro, in se stesso, è l’esatta conseguenza karmica del nostro presente.
Ciò che siamo oggi, come pensiamo ed agiamo, traccia le linee direttrici per quanto sarà nei tempi a venire. Il passato è vivo solo nella memoria o negli effetti che si manifestano oggi; il futuro è a sua volta il risultato dell’oggi. Ne consegue che il momento presente è l’unica realtà tangibile e non illusoria della nostra esistenza. Tutto si compie qui ed ora.
Qui ed ora prepariamo il futuro e risolviamo il passato. Esso è il nostro “tempo perfetto”. Possiamo affermare che tutto lo Yoga e tutte le scienze meditative antiche mirano ad ottenere sostanzialmente una folgorante percezione del presente, nella possibilità di coglierlo attraverso lo specchio di una mente illuminata, per definire la natura della verità oltre ogni distorsione apparente di tempo e spazio, percepiti sino a quel momento in termini illusori.
La vacuità di cui parlano i buddhisti non è null’altro che l’emissione della luce in uno spazio che ne rivela i confini nell’interdipendenza transitoria delle sue rifrazioni. Tutto è impermanente e interconnesso, e la natura essenziale di ogni cosa è vacuità, ossia caducità nell’impossibilità di coglierne la natura intrinseca e oggettiva.
Una reale natura esiste. L’oggettivo esiste. Tutto ciò che percepiamo, esiste; ma non nella modalità in cui lo riusciamo a scorgere.
L’eterno moto del samsara, ossia il turbinio di quanto rappresenta la somma delle vite in crescita ed evoluzione, è percepibile nella sua realtà oggettiva solo quando ne fermiamo l’illusoria percezione in termini di tempo passato e futuro (ossia di movimento). Il “tempo perfetto” coincide con la sospensione delle percezioni ordinarie connesse allo scorrere del tempo, attraverso un immersione totale nel momento presente.
Quest’ultimo fluisce naturalmente e noi ci muoviamo in esso, pur essendo immobili. Quando corriamo siamo in movimento; ma lo siamo anche su di un aeroplano, pur avendo il corpo fermo. Il momento presente, nella meditazione, è strettamente connesso all’esperienza del silenzio mentale, una forma di immobilità interiore che ci apre ad uno spazio percettivo nel quale possiamo coprire distanze inaudite, pur senza muovere un muscolo E’ uno dei tanti segreti scoperti dagli antichi sapienti.
Quando siamo mentalmente nel ricordo del passato o nella creazione del futuro, noi sogniamo. La vita vera fluisce unicamente nel qui ed ora. Per una mente non educata è quasi impossibile mantenere la fissità sul momento presente.
Per questo molte antiche tecniche utilizzano il corpo e il respiro. Esse ci ricollegano naturalmente alla concretezza dell’istante. Quando un oggetto pesante cade sulla nostra testa, il presente si manifesta con folgorante e dolorosa immediatezza. Non c’è sogno futuro, né trasognata memoria di quanto è stato, ma solamente un’aderenza totale a ciò che è. Dolore e piacere, quando sono fisici e non psicologici, rappresentano una porta spalancata sulla percezione del momento presente. Ciò vale anche per la fatica fisica, o per qualsiasi impegno corporeo che presupponga tecnica e concentrazione istantanea.
Camminare su una sottile corda sospesa nel vuoto, come fanno gli equilibristi, non consente l’indulgere mentale in tempi e spazi che siano estranei al momento presente.
Questa è la natura essenziale dello Yoga, come della gran parte delle tecniche corporali orientali, nelle quali la partecipazione della mente si fonde a quella del corpo in un’unità che si focalizza sul “tempo perfetto” del qui ed ora.
Vivere il presente significa imparare ad “essere” ed “amare”. Forse questa affermazione può apparire alquanto oscura, eppure è tremendamente reale. Noi non riusciamo ad esprimere compiutamente le più intense e positive qualità umane – in modo stabile ed affidabile – perché la stabilità e la continuità dei sentimenti (e quindi la loro affidabilità) può compiersi unicamente nella consapevolezza dell’infinito scorrere del momento presente.
Io sono e quindi amo. Io sono qui ed ora. Quando non sono cosciente nel mio attimo presente, io non sono; e se non sono, non posso amare. Ecco perché l’amore umano può essere estremamente intenso e reale oggi, ed assolutamente inconsistente e caduco domani.
Vacuità. Sunyata. Si perdura solo in una consapevolezza che scivola viva tra un “qui ed ora” e un altro. Al di fuori del “tempo perfetto” non esiste alcun vero stato di veglia, ma solo sonno e sogno; e non possiamo attribuire certezze alle produzioni oniriche di una mente che sogna, né affidabilità nell’apparenza del tempo.
E neppure ….. vera capacità di amare.

(Articolo pubblicato sul n. 23 della Rivista “Vivere Lo Yoga” Novembre 2008 editore Cigra 2003 srl Milano che si ringrazia per la gentile concessione)