Il suono: veicolo di elevazione spirituale e di guarigione

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Il suono: veicolo di elevazione spirituale e di guarigione

sintesi di Luciana Coèn

La rivista Yoga Journal ha pubblicato su n. 30 – febbraio 2010 – un articolo di Sergio Loreto che tratta del suono. L’autore presenta il suono come sostanza embrionale dell’universo.

Quando una qualsiasi cosa entra in relazione, egli afferma, da questa relazione nasce un suono nuovo. E’ difficile testimoniare la nascita del primo suono. I rishi (cantori ispirati che hanno trasmesso agli uomini l’insegnamento dello yoga) hanno fatto esperienza della fonte del suono, risalendo alla sua percezione creativa e lasciandone tracce nelle varie Scritture.

Il potere purificativo e catartico del suono, del canto, delle sonorità prodotte dal corpo in movimento (la danza) viene esaltato ovunque. Nessuna vibrazione scompare ma, compenetrandosi con altre, diventa altro e lascia, così, la memoria inconscia del suo valore primordiale nel qui e ora, inalterato negli spazi armonici della “cascata dei suoni”, in relazione tra loro nella cascata cosmica.
Contemplando il punto dove la cascata si versa nell’anima, si può entrare in contatto con il suono primordiale, passato e futuro, per andare oltre le apparenze dove il Suono dell’Origine combacia con il Divino. Disporsi in ascolto, stare in meditazione, nel silenzio è tutto ciò che è possibile fare per il Suono, sostanza interna ai corpi e forma delle onde pulsanti della mente. “Il suono è ciò che si pensa e, contemporaneamente, il pensiero stesso”.

Le differenze sono nella sottigliezza e frequenza delle vibrazioni: quando pensiamo, le agitiamo, quando meditiamo lasciamo che il Maestro interiore le pacifichi, svelando l’Essenza delle cose, pura quiete e consapevolezza. Nella consapevolezza si coglie il significato del punto di vista di una tradizione spirituale indiana la Manusmriti. In questo testo, attribuito a Manu, si ritrova il Dharma, la legge cosmica dell’armonia.

Due sono i piani della realtà evidenziati: uno costituito dai Veda e l’altro superiore costituito da un suono primordiale perennemente originale e efficace. È l’OM e, conseguentemente, i vari Bija Mantra, cioè i mantra-radice originari dalle cui vibrazioni tutti i fenomeni succedono, si mantengono e si dissolvono. Il suono inteso come prima e ultima linea del reale, ha una natura vuota che però non coincide con la non-esistenza; il fatto che per noi non sia percepibile non significa che non esista.
Ogni elemento possiede ed emette suoni; gli esercizi e le modalità delle meditazioni, con l’uso di strumenti o della voce, sono infiniti. Gli elementi minimi per navigare nel mare dei suoni, possono essere individuati stabilendo delle priorità essenziali per rendere i praticanti sufficientemente operativi.

Per l’uso delle campane tibetane, le fasi possono essere:

  • riconoscimento dello strumento come dono, presente per servire e insegnare;
  • attenzione alle sensazioni visive e tattili dell’oggetto, con o senza il suono, attraverso i polpastrelli (percezione fisico sensoriale delle vibrazioni emesse);
  • dedizione temporale, effettuando percussioni sul bordo, alla sommità, sulla parte centrale e rotazioni a velocità variabile;
  • collegamento tra il suono e il punto focale di stimolazione dei chakra attraverso le asana, il pranayama, il dharana;
  • sperimentazione dello spegnimento del suono, favorevole allo stato meditativo estatico;
  • applicazione delle note e delle onde emesse dalla campana come potenziamento del mantra;
  • consapevolezza del potere a livello psicofisico che  offrono note, vibrazioni e onde.

Nelle varie cosmogonie la prima manifestazione tangibile della creazione è un suono che può emanare dal tao, dall’abisso primordiale, da una caverna ecc. che simboleggia comunque il creatore. Il suono è la forza creatrice e la sostanza embrionale dell’universo. Questa vibrazione intesa come divina è citata in tutte le religioni. Questa melodia interiore può sanare le ferite, esaudire i desideri, dissetare le arsure del cuore. È Potenza e soprattutto Amore.

Proprio perchè siamo fatti di questo suono, se essenziale ed armonico e ci poniamo umilmente in ascolto, può condurci alla pace e alla gioia interiore.
La spiritualità orientale afferma che in principio vi era la forza vibrativa di Una Parola, il grande suono OM. Nella visione induista, buddhista, jainista il suono OM (AUM) è una parola-potenza mistica che rende consapevole la totalità del divino e dell’assoluto (per l’Hindù definisce Brahman).

L’OM costituisce il mantra per eccellenza da cui derivano tutti gli altri e, conseguentemente, le varie manifestazioni del creato. Questo mantra-radice viene usato nelle pratiche Yoga, rimanendo nei secoli l’elemento di coesione e comunione tra le varie correnti di pensiero e con il Divino.

…lascialo fluire ancor più delle acque, lascia l’udito riposare nel cuore, il divino suona il suo gong se rimani quieto lì dove esso abita; lascia andare il pensiero, lascia andare tutto alla follia dell’amore, semplicemente cogli la pulsazione del silenzio, del cuore divino nel tuo cuore.