Il suono del silenzio

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Il suono del silenzio

sintesi di Enrico Danisi

In una bella intervista di Anna Volpicelli, apparsa su Yoga Journal di marzo 2008, il maestro francese Patrick Tomatis affronta diversi spunti di osservazione sull’importanza che il suono, il silenzio e l’attenzione hanno nella pratica yoga.

Appassionato cultore e studioso di yoga, il Maestro ottiene un master in Scienze cognitive e in Fonetica, nonché un dottorato in Scienze del linguaggio. Non poteva mancare, quindi, di fondere insieme elementi, tecniche e asana yoga con le basi più prettamente scientifiche apprese nel suo intenso percorso di formazione.

Il maestro chiarisce la dinamica del suono che si estrinseca attraverso un’articolata e delicata interazione tra respiro, corde vocali, cassa toracica e colonna vertebrale.

Il sanscrito sembra essere la lingua per eccellenza nella produzione del suono. Il suo alfabeto è “organizzato in funzione del modo in cui il suono deve essere prodotto” e si parla di “suono implosivo”, che crea un’eco introiettante, rivolta verso l’interno di sé, e di “suono esplosivo”, in cui le vibrazioni sono tutte indirizzate verso l’esterno.

Con la ripetizione di sillabe come il fonema aum, caratterizzato dalla lettera “A” (aperta), “U” (interna e chiusa) e “M” finale, tipicamente implosiva, si dovrebbe poter giungere alla pratica dello stato di silenzio, dove la vibrazione sonora si stempera sempre più fino a perdersi nel anahata, il suono puro che non possiede più alcuna connotazione fisica e che nella concezione vedica è il suono dell’universo.

Ognuno di noi, per converso, possiede un suono proprio, antarvani nella filosofia yoga, che un’assidua pratica yoga porta a percepire in un contatto sempre più profondo, escludendo i “rumori” e i suoni esterni, ritrovando e riappropriandosi, quindi, della propria dimensione essenziale. 

Infine, l’attenzione.

Nonostante l’assimilazione, arbitraria ed impropria, di concetti del tutto diversi quali “sentire” ed “ascoltare” che tutti noi tendiamo a fare, i due verbi sottendono azioni tra loro quasi opposte.

Sentire implica un atteggiamento sostanzialmente passivo, senza che un’attenzione specifica venga tributata al messaggio che ci giunge, tanto che quel messaggio, quale ne sia il contenuto e l’esposizione, ci lascia senza alcuna traccia del suo passaggio.

Ascoltare richiede, invece, un atteggiamento attivo, volto a voler comprendere, prima, e trattenere, poi, il contenuto del messaggio che ci raggiunge.