Il soffio vitale

sintesi di Sabrina Ballini

La parola Pranayama è composta da due parole sanscrite, prana (soffio vitale) e ayana (controllo).
Gianni Da Re Lombardi descrive nel suo articolo “Soffio Vitale”, pubblicato sulla rivista Yoga Journal – n°42 di Aprile 2010, come l’esercizio delle tecniche di Pranayama sia uno strumento fondamentale per raggiungere il Samadhi (la perfetta beatitudine).
Il Pranayama permette di controllare l’energia vitale, utilizzando come strumento il controllo del respiro. Sappiamo che esiste un’energia che permette la vita e secondo la tradizione indiana, e gli yogi, è possibile assorbire ed influenzare questa energia lavorando proprio sul respiro, il nostro soffio vitale.
E’ evidente a tutti come respiro e stati d’animo siano legati tra loro. Gli stati d’animo influiscono sulla modalità della respirazione, ma è anche vero il contrario, il respiro influenza gli stati d’animo. Ad esempio, una veloce respirazione toracica rende più euforici ed agitati, mentre una lenta respirazione addominale permette di sviluppare un graduale stato di rilassamento anche in uno stato di grande agitazione.
Ciò dimostra come attraverso la pratica del Pranayama sia possibile influenzare anche gli stati della mente.
Nello yoga vengono insegnate due modi per praticare il Pranayama che non si escludono tra loro: la prima modalità è in quanto tecnica a sé stante, la seconda come pratica insieme alle asana.
Nel primo caso, la sessione di yoga ideale prevede: riscaldamento, asana, rilassamento, Pranayama e meditazione. Il Pranayama assume un momento specifico della pratica yoga con una durata non inferiore ai quindici minuti e viene praticato possibilmente seduti in una posizione meditativa con la schiena dritta.
Nel secondo caso, il Pranayama si accompagna alla pratica yogica. Ogni asana si lega con un modo di respirare che viene scoperto con la pratica. Gli insegnanti indicano spesso di portare l’attenzione sul respiro durante l’assunzione delle varie posizioni, in modo da ascoltare il nesso tra asana e prana. Questo è anche il motivo per cui la posizione è padroneggiata quando permette di poter essere assunta comodamente senza affanni, così da poterla mantenere e potersi dedicarre liberamente al respiro.
Le tecniche di Pranayama sono state codificate in tre testi: “Hatha Yoga Pradipika”, “Gheranda Samhita” e “Shiva Samhita” e successivamente divulgate da molti maestri.
Oggi l’importanza del Pranayma è stata rilevata ed utilizzata anche in ambiti diversi dallo yoga, ad esempio nel nuoto in apnea.
L’autore conclude il suo articolo esortando a non trascurare questa pratica importante e fornisce indicazioni di un esercizio di Pranayama molto semplice da poter praticare in ogni momento della giornata.