Il Pranayama

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Il Pranayama

sintesi di Luisa Bafile

Ram Gopal Kaur e Kim Jot Kaur, sul n. 9 del Settembre 2008 della rivista Yoga Magazine, per introdurre il tema del Pranayama hanno fatto ricorso ad un’antica storia indiana. Si racconta che quando un’anima giunge sulla terra le vengono donati dei sacchetti contenenti tutto ciò che accadrà nella sua vita. C’è il sacchetto delle sofferenze e quello delle gioie e, anche uno che contiene il numero dei respiri. Pertanto, allungando ogni respirazione, si allunga la durata della vita.
Nel mondo animale, si può osservare che generalmente gli esseri con un ritmo di respirazione più lento vivono più a lungo di quelli con un ritmo di respirazione più rapido.
Per l’uomo, la questione è più complessa, perché il ritmo del respiro è strettamente legato allo stato mentale che influenza il respiro e ne è, a sua volta, influenzato.
Il pranayama è la scienza del respiro.
Cenni di fisiologia della respirazione – Gli organi fondamentali della respirazione sono i polmoni, che si trovano nella gabbia toracica ai lati del cuore. La quantità di aria che possono contenere è di circa 5 litri. Alla base della cavità toracica si trova il diaframma, il muscolo respiratorio per eccellenza. E’ a forma di cupola e separa la cavità toracica dall’addome.
Durante l’inspirazione il diaframma si contrae, si appiattisce verso il basso, le coste si alzano e si allontanano per effetto dell’azione dei muscoli intercostali. Ne risulta un aumento di volume della cavità toracica e si crea un vuoto che facilita l’espansione dei polmoni e il loro riempimento di aria.
Durante l’espirazione, il diaframma si rilassa, risale e riprende la sua forma a cupola. Si rilassano anche i muscoli intercostali e si riduce complessivamente il volume della cavità toracica. Questo movimento comprime leggermente i polmoni facilitando la fuoriuscita dell’aria.
L’aria penetra nel corpo attraverso il naso e la bocca. La superficie interna delle narici è rivestita da una membrana mucosa che riscalda e umidifica l’aria al suo passaggio; inoltre produce una sostanza vischiosa che trattiene le particelle di polvere. L’aria che entra dalla bocca, invece, non viene né riscaldata, né filtrata, né umidificata. Respirare attraverso la bocca è una possibilità “di emergenza”, quando il naso è per qualche causa ostruito.
Le narici funzionano con un ritmo alternato, ce n’è sempre una più libera e una più congestionata e, questo stato si inverte ogni due ore circa. Questa alternanza è legata al funzionamento degli emisferi cerebrali, con una corrispondenza incrociata: se la narice più aperta è la sinistra, significa che in quel momento l’emisfero dominante è il destro. E viceversa.
Il naso e la bocca comunicano con la faringe, cavità attraversata sia dagli alimenti, che poi proseguono nell’esofago, sia dall’aria, che scende invece nella laringe e prosegue nella trachea. Questa si biforca nei due bronchi principali, ciascuno dei quali penetra in un polmone. All’interno del polmone, ciascun bronco si dirama “ad albero” fino ai piccoli bronchioli, che terminano con un grappolo di minuscoli palloncini chiamati alveoli. Qui avviene, in realtà, il vero processo respiratorio: negli alveoli giungono i capillari che trasportano sangue ricco di CO2; i capillari sono talmente sottili che i globuli rossi passano uno alla volta ed entrano in contatto con l’aria inspirata, in cui è maggiore la concentrazione di ossigeno. All’interno dell’alveolo le tensioni dei due gas, ossigeno (O2) e anidride carbonica (CO2), tendono ad equilibrarsi e, dunque, il globulo rosso si ricarica di ossigeno rilasciando anidride carbonica. All’altra estremità dell’alveolo i capillari accolgono i globuli rossi riossigenati e confluendo in vasi sanguigni sempre più grossi riportano al cuore il sangue arricchito di ossigeno. Dal cuore verrà poi distribuito, attraverso le arterie, a tutte le cellule dell’organismo.
La respirazione può essere suddivisa in tre fasi, a seconda dell’area dei polmoni principalmente utilizzata: 1- alta o clavicolare, quando è attivato l’apice dei polmoni; 2- toracica o media, quando è attivata la parte centrale; 3- bassa o diaframmatica, quando è attivata la parte inferiore dei polmoni. Possiamo definire anche una respirazione completa o yogica o pranayamica, quando i polmoni sono utilizzati interamente, al massimo della loro capacità.
Le caratteristiche della respirazione variano a seconda dell’attività svolta, dello stato d’animo e dello stato di salute in un determinato momento. La maggior parte delle persone ha normalmente una respirazione toracica o clavicolare, raramente  diaframmatica.
Come detto all’inizio, “prana” e “manas”, cioè respiro e mente, sono strettamente legati tra loro. Le emozioni come collera, paura o gioia influenzano il ritmo e la profondità del nostro respiro; d’altra parte un respiro calmo placa la mente, mentre uno agitato la agita. Perciò, imparando a controllare il respiro, possiamo modificare gli atteggiamenti mentali e, quindi, iniziando a respirare profondamente e attivando una respirazione completa, superare ad esempio uno stato di ansia.
Questa è una delle più grandi scoperte degli antichi ricercatori ed è alla base della disciplina del controllo del respiro.
L’Hatha Yoga Pradipika dice: Quando il respiro è irregolare, la mente è agitata. Quando il respiro è immobile, la mente è calma e lo yogi raggiunge l’immobilità assoluta. Ciò si ottiene trattenendo il respiro.