I segreti della meditazione

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I segreti della meditazione

sintesi di Anna Orsini

Sul numero 6 della rivista di Yoga “Vivere lo Yoga” del Dicembre 2006, è stato pubblicato un articolo di Antonella Spotti riguardante la Meditazione.

L’articolista afferma che da migliaia di anni esistono scuole e insegnanti che accompagnano l’uomo nella scoperta della sua natura reale, delle cause della sua sofferenza, dello straordinario potenziale che è in lui.

Lo strumento più efficace per scoprire in noi stessi i segreti della vita è la meditazione. Essa va intesa non come un’arida applicazione delle tecniche e degli insegnamenti teorici, bensì come esperienza calda, vitale e vitalizzante di quella immobilità e di quel silenzio del corpo e della mente che annullano il potere schiavizzante del mondo. La meditazione non è solo tecnica. Se affrontata con freddezza di cuore, può creare entusiasmi effimeri o sensazioni disagevoli e delusioni non corrispondenti alla positività di quello stato di coscienza che si raggiunge nel solo sedersi e non fare altro.

I nostri pensieri, con il loro contenuti di ansia e di aspettative, appartengono al campo “del fare”.

Dobbiamo liberarci dai vincoli di questo “fare” per andare verso una rigenerazione pura, libera e liberatrice. L’assenza del mondo nella nostra mente è il “cuore della meditazione”.

Il Siddharta di Hesse è un libro semplice e dolce. La figura del ricercatore solitario che giunge all’illuminazione è poco realistica, anche se resa immortale dalle parole dell’autore. Il pregio più grande dell’opera è il calore, la tenerezza, la serenità che permeano anche i momenti più difficili di questo percorso di ricerca.

Il silenzio che Siddharta sperimenta gli permette, ad un certo punto, di cogliere l’intero Universo nel flusso incessante del grande fiume della vita e il suo sorriso sottolinea la scoperta dell’esistenza di qualcosa di invisibile che sta prima e al di là di tecniche e obiettivi.

Da ciò nasce il desiderio di trasmettere ad altri quello che si è realizzato in sé stessi. Una forma di amore che i Buddisti chiamano compassione.