Felicità o Gioia

sintesi di Anna Orsini

 Marco Mandrino in questo articolo ci propone una distinzione fra felicità e gioia. L’articolo è stato pubblicato sul n. 54 – gennaio/febbraio 2014 – della rivista “Vivere lo Yoga”.

L’autore afferma che la parola “felicità” ha sempre avuto un grande significato nel pensiero comune ed, erroneamente, ha come sinonimo la parola “gioia”. Essi sono invece concetti molto diversi, cerchiamo perciò di chiarire.

 La felicità comunemente si identifica con il raggiungimento di un obiettivo per il quale abbiamo lottato e nel quale abbiamo investito a svariati livelli: è la soddisfazione che deriva dall’aver colmato un vuoto, un bisogno. Il bisogno può essere dei più grossolani o dei più sottili, il concetto non cambia. Proiettiamo all’esterno la nostra coscienza e abbiamo la percezione che solo attraverso la soddisfazione del nostro bisogno saremo felici.

Spesso, il nostro giudizio è ottenebrato ei mezzi che ci sembrano adatti a raggiungere la nostra felicità ci appaiono buoni e legittimi anche quando non lo sono. La determinazione con la quale perseguiamo i nostri scopi ci sembra giustificata anche quando provoca la sofferenza altrui, o rimorsi a noi. La ricerca della felicità può rivelarsi “un gioco perverso”.

La gioia invece non deriva dalla soddisfazione di una necessità ma è insita nella coscienza dell’essere. La gioia non è di nostra proprietà, anzi, si può dire che è. Siamo abituati a pagare un prezzo per tutto, ma per la gioia non dobbiamo fare nulla, solo vederla, riconoscerla nella sua meravigliosa trasparenza.

La felicità è legata al momento, la gioia è fuori dal tempo, è da sempre. La nostra felicità è legata a schemi culturali, a giudizi su ciò che è buono e bello e ciò che non lo è. Non ci rendiamo conto che ciò varia nelle epoche, nelle varie zone geografiche, nei costumi.

La gioia non è soggetta a tempo, spazio o culture; è patrimonio dell’umanità perché si rifà a ciò che è più profondo e durevole nell’uomo, ai suoi sentimenti più puri. Per la felicità alcuni sono pronti ad uccidere, dalla gioia dell’esistere non può venire alcuna cattiva azione. La gioia non distorce la verità, se ne abbevera. Vivere nella semplicità dei nostri affetti, dei nostri compiti, del nostro essere parte dell’umanità può darci gioia e a quel punto, forse, la felicità non ci interessa più.