Evoluzione della Meditazione

Sei qui-e-ora: Home / Articoli Yoga / Evoluzione della Meditazione

Evoluzione della Meditazione

sintesi di Daniela Barbieri

Francesca Hezi, esperta di yoga e meditazione, scrive un interessante articolo su “vivere lo yoga”di maggio/giugno 2014 dal titolo “evoluzione della meditazione”.
La meditazione, ci dice la Hezi, è una pratica antica che è stata tramandata affinché tutti gli uomini possano beneficiarne.
La società si evolve e si evolve anche il modo di fare meditazione. Non più solo ore di meditazione in pose non sempre facili ma anche forme di meditazione dinamica. La meditazione, ci spiega Francesca, dovrebbe insegnare ad accettare sentimenti e sensazioni bloccate nella mente e farle fluire senza giudicare.
Una pratica costante di questo tipo può essere molto forte per combattere lo stress, l’ansia in primis ed ha effetti positivi anche sulla pressione sanguigna e sulla concentrazione. Fin dai tempi antichi, qualsiasi forma di meditazione è stata una parte vitale in ogni processo di auto trasformazione.
Anche in medicina la meditazione è considerata un elemento non trascurabile nel percorso di guarigione, perché capace di stimolare l’ormone della serotonina e pertanto potenzialmente in grado di calmare il paziente. La meditazione è in grado, in sintesi, di migliorare il sistema biologico dell’uomo e di favorirne il rilassamento.
L’autrice continua raccontandoci che cosa intendano alcuni insegnanti di meditazione quando si riferiscono al “Sancta Sanctorum”. Questo non è altro che il chakra del cuore. Sarebbe nel cuore che, secondo antichissime culture, avviene l’incontro tra la Madre Terra e il Padre Cielo. Ciò può avvenire solo quando il nostro sistema nervoso è in grado di captare determinate vibrazioni e questo è possibile durante la meditazione perché, scientificamente, durante la meditazione, le onde cerebrali raggiungono lo stato alpha: un livello che può aiutare la guarigione.
Con la meditazione la mente è più pura e concentrata e questo favorisce l’accesso al sé più profondo. Nell’antichità la meditazione era usata come mezzo per connettersi alla forza divina mentre intorno al 1.800 la meditazione abbracciò la filosofia per diventare, a metà del novecento, strumento di rilassamento durante le lezioni di Yoga.
Hezi ci dice che esistono forme di meditazione religiose, spirituali ed anche “cliniche”. La lista dei tipi di meditazione è infinita, tuttavia, in ogni forma ci sono tratti comuni che l’autrice elenca in modo preciso. Fra questi la sensazione di beatitudine, il risveglio del cuore e la riduzione dello stato ansioso.
L’articolo continua soffermandosi sull’evoluzione della meditazione. Alcune scuole di pensiero sono definite “integraliste” perché nel tempo hanno mantenuto invariata la modalità di insegnamento e la ritualità ma, come sottolinea l’autrice, la società moderna si adatta con difficoltà a forme di meditazione più tradizionali. E’ sempre importante ricordarsi che ci troviamo in una società in evoluzione e anche la meditazione e le sue forme devono evolversi con noi.
Secondo l’autrice il mondo moderno esprime una forma molto evoluta di connessione con l’anima. La modernità onora il qui e ora. Vivere nel passato non permette di godere dei regali dell’evoluzione. Essere pronti al cambiamento non significa disonorare l’antico: l’importante è sviluppare metodi soggettivi di meditazione che spingono l’individuo a connettersi con il divino che è in noi, nelle modalità, tempi e luoghi più adatti all’ individuo stesso.
In molti pensano che possano essere sufficienti venti minuti di meditazione due volte al giorno, che il percorso per arrivare a dei risultati sia ben più lungo: addirittura l’intera vita. Non è così, l’illuminazione , il fine stesso del meditare per molti, si può raggiungere anche con un solo istante.
L’illuminazione arriva a quelli che l’hanno cercata, qualunque forma abbiano usato e chi ha avuto la fortuna o l’onore di provare una tale esperienza comprende che uno stato di pace interiore, in realtà, è sempre presente. Bisogna avere la consapevolezza del momento, la mente non dovrebbe essere schiava né del presente né del passato. Non bisogna soffermarsi a pensare quanto ci vorrà a raggiungere quel momento, quanto tempo sia necessario dedicare alla meditazione per raggiungerlo.
L’articolo si conclude proponendo un modo semplice, una meditazione veloce che si può effettuare una volta al giorno o quando se ne senta la necessità. La tecnica si chiama “momento di meditazione”.
Un invito, da parte dell’autrice, a cogliere il “carpe diem”.