Effetti della Meditazione a lungo termine

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Effetti della Meditazione a lungo termine

I praticanti di meditazione che si esercitano da lungo tempo auto-inducono, durante la pratica mentale, una sincronia gamma di grande ampiezza

 di Antoine Lutz (°), Lawrence L. Greischar (°°), Nancy B. Rawlings (*), Matthieu Ricard (**) e Richard J. Davidson (°*)

I praticanti di “meditazione”, o di addestramento mentale, sanno bene che si tratti di un processo di familiarizzazione con la vita della propria mente, che conduce a durevoli cambiamenti nella percezione e nell’emozione. Si conosce ben poco di questo processo e del suo impatto sul cervello.

Abbiamo evidenziato che i praticanti Buddisti, che si esercitano da lungo tempo, auto-indicevano,durante la meditazione, ampie oscillazioni elettroencefalografiche della banda gamma e una fase di sincronizzazione.

Questi modelli dell’elettroencefalogramma differiscono molto da quelli del gruppo di controllo, in particolare in quelli rilevati dagli elettrodi fronto-parietali laterali.

Inoltre, il rapporto tra l’attività della banda gamma (25-42 Hz) e l’attività oscillatoria lenta (4-13 Hz), misurate prima della meditazione sugli elettrodi fronto-parietali mediali, è inizialmente più alto nella fase di riposo per i praticanti di meditazione rispetto al gruppo di controllo.

Questa differenza aumenta rapidamente, sulla maggior parte degli elettrodi, durante la meditazione e resta più alta anche durante la fase postmeditativa. Questi dati suggeriscono che l’addestramento mentale coinvolge meccanismi integrativi temporali e possono includere cambiamenti neurali a breve e a lungo termine.

Poco sappiamo sul processo di meditazione e del suo impatto sul cervello. Precedenti studi mostrano la regola generale della sincronia neurale, in particolare nelle frequenze della banda gamma (25 – 70 Hz), in processi mentali quali l’attenzione, la memorizzazione e l’apprendimento, o la percezione conscia. Si crede che tali sincronizzazioni delle scariche oscillatorie neurali giochino un ruolo cruciale nella costituzione di network transitori che integrano i processi neurali in funzioni emotive e cognitive di ordine elevato e che potrebbero indurre cambiamenti sinaptici.

Per cui la sincronizzazione neurale appare come un incoraggiante meccanismo per lo studio dei processi del cervello come conseguenza dell’addestramento mentale.

Metodi

I soggetti coinvolti erano 8 Buddisti, praticanti da lungo tempo (età media 49 anni, con un’ escursione di +/- 15 anni) e 10 studenti volontari in buona salute (età media 21 anni, con un’escursione di +/- 1,5 anni). I praticanti Buddisti avevano ricevuto, in un periodo tra i 15 e 40 anni e nella stessa tradizione Tibetana Nyingmapa e Kagyupa, un training mentale la cui durata oscillava dalle 10.000 alle 50.000 ore. La lunghezza di questo addestramento è stata stimata basandosi sulla loro pratica quotidiana e sul tempo trascorso in ritiri spirituali: 8 ore di meditazione per ogni giorno di ritiro.

Il gruppo di controllo non aveva precedenti esperienze meditative ma aveva un dichiarato interesse alle pratiche della meditazione.

I giovani studenti sono stati sottoposti ad un training meditativo di una settimana prima della raccolta dei risultati.

Inizialmente, fu fatto un encefalogramma di partenza che consisteva in 4 blocchi di 60 secondi sulle attività cerebrali in corso; l’inizio di ogni blocco veniva scandito in modo casuale da un ordine di apertura e chiusura degli occhi.

Furono registrati tre stati meditativi di cui uno solo sarà trattato in seguito.

I dati furono raccolti per quattro volte, in maniera sequenziale, durante ogni sessione meditativa, un blocco di 30 secondi di riposo e un blocco di 60 secondi di meditazione.

I soggetti furono istruiti verbalmente ad iniziare la meditazione e meditavano per almeno 20 secondi prima della partenza della meditazione a blocchi.

Ci siamo concentrati, in questo caso, sull’ultimo esercizio di pratica meditativa senza oggetto, durante il quale entrambi i gruppi generarono uno stato di “amore-gentilezza e compassione incondizionato”.

Istruzioni per la meditazione

Lo stato di incondizionato amore-gentilezza e compassione è descritto come una “illimitata solerzia e disponibilità ad aiutare gli esseri viventi”. Questa pratica non richiede la concentrazione su oggetti particolari, su memorie o su immagini; sebbene in altre meditazioni, che pure fanno parte della pratica meditativa dei soggetti educati a meditare da lunghi periodi, i praticanti si concentrano su particolari persone o gruppi di esseri.

Siccome “la benevolenza e la compassione pervadono la mente come un modo di essere, questo stato è chiamato “ pura compassione” oppure “compassione non referenziale”.(in Tibetano, dmigs med snying rje).

Una settimana prima della raccolta dei dati, al gruppo di controllo erano state date alcune istruzioni meditative, chiedendo loro di praticarle ogni giorno per un’ora.

Prima della raccolta dei dati sull’encefalogramma (EEG), fu esaminata la qualità del loro addestramento.

Durante la sessione di addestramento, fu chiesto ai soggetti del gruppo di controllo di pensare ad una persona cara, quali i genitori o la persona amata, permettendo che la loro mente fosse invasa da sentimenti di compassione o di amore nei confronti di queste persone (immaginandole coinvolte in situazioni penose con un desiderio di liberarsi dalla sofferenza o in condizioni di benessere).

Dopo un po’ di pratica, ai soggetti del gruppo di controllo fu richiesto di generare tali sentimenti verso tutti gli esseri senzienti, senza far riferimento ad alcun essere in particolare.

Durante il periodo di raccolta dati, sia i praticanti buddisti sia il gruppo di controllo provarono a generare questo stato di amore-gentilezza e compassione non referenziale. Durante le pause, a tutti i soggetti fu richiesto di essere in uno stato rilassato, non meditativo.

Registrazione EEG e protocollo

I dati dell’EEG sono stati registrati su modello standard ampliato, 10/20 posizioni con una serie di sensori Geodesics a 128 canali, campionati a 500 Hz e rapportati al vertice (Cz) con passo di banda filtrato tra 0,1 e 200 Hz. I segnali registrati con l’elettroencefalogramma relativi a movimenti degli occhi o a movimenti muscolari sono stati manualmente esclusi dallo studio. Uno speciale filtro digitale è stato applicato ai dati a 60 Hz per rimuovere ogni movimento causato dal rumore delle linee di corrente alternate.

Analisi Spettrale

Per ogni elettrodo e ogni 2 secondi, la distribuzione della potenza spettrale fu computata ricorrendo al metodo di Welch, con la potenza media stimata attraverso lo slittamento e la sovrapposizione di finestre temporali di 512 ms. Per calcolare la relativa attività gamma, la distribuzione della potenza spettrale fu stimata su un EEG z-trasformato, utilizzando il segnale principale e dell’SD in ogni finestra di 2 secondi. Tale distribuzione è stata calcolata facendo la media di tutti gli elettrodi ed è stato rilevato anche il rapporto tra il ritmo gamma e il ritmo lento. Le analisi intra-individuali furono governate su questa misura e un’analisi del gruppo sul rapporto medio tra le finestre di due secondi. Le analisi di gruppo della topografia sono state eseguite, in ogni blocco, facendo la media della distribuzione della potenza spettrale per ogni elettrodo e, in seguito, prima di fare la media attraverso i blocchi, calcolando il rapporto gamma per rallentare i ritmi.

Nonostante un attento esame visivo, l’analisi dell’elettroencefalogramma spettrale è stata ostacolata dalla possibile contaminazione dei segnali del cervello dell’attività muscolare. Abbiamo presupposto che l’emissione spettrale compresa tra 80 e 120 Hz offrisse una misurazione adeguata dell’attività muscolare.

La traccia dell’attività muscolare sull’encefalogramma è caratterizzata da un’ampia banda (8-150 Hz.) la cui vetta è situata a 70-80 Hz. In questo modo, la variazione nel tempo della potenza spettrale media nella banda di frequenza 80-120 Hz. rappresenta un modo per quantificare le variazioni, nel tempo, del contributo muscolare registrato dall’attività gamma sull’elettroencefalogramma. Per stimare l’attività gamma, adattata a frequenze molto alte, abbiamo eseguito un’analisi di copertura per ogni regione di interesse (ROI) e per ogni soggetto. La variabile dipendente era la media dell’attività gamma (25-42 Hz) per ogni zona di interesse. Il predittore continuo era l’attività dell’elettromiogramma (potenza di 80-120 Hz.) I predittori categorici erano i blocchi (base iniziale con gli occhi aperti e blocchi neutrali da 2 a 4) e gli stati mentali (attività neutrale contro meditazione).

Per le analisi di gruppo, ripetute da un altro studio di ricerche, furono eseguite sulla variazione gamma relativa e sulla variazione gamma adattata fra gli stati, con i blocchi come fattore interno e il gruppo (praticanti contro gruppo di controllo) come predittore categorico.

Per le analisi intra-individuali, confrontammo separatamente l’attività gamma relativa e l’attività gamma assoluta, mediata all’interno di ogni regione di interesse nello stato iniziale contro lo stato meditativo.

Scoperta della Fase Sincrona

(…)

Risultati

Abbiamo calcolato prima la potenza della densità di spettro per ogni elettrodo nei segnali dell’ EEG visivamente liberi dai movimenti muscolari.

Questa procedura è stata utilizzata per individuare il cambiamento nella sincronizzazione locale. La sincronizzazione locale si manifesta quando i neuroni registrati transitoriamente da un solo elettrodo oscilla alla stessa frequenza con una fase comune: i loro campi elettrici locali producono una scossa di potenza oscillatoria nel segnale che raggiunge l’elettrodo.

In questo modo, la densità della potenza spettrale fornisce una stima della media dell’ energia di questi picchi nella finestra temporale.

Durante la meditazione, negli elettroencefalogramma dei praticanti abbiamo trovato ampie escursioni delle oscillazioni gamma che non erano presenti tracce iniziali. (…) Un aspetto essenziale di queste oscillazioni gamma è che la loro ampiezza cresce in maniera uniforme durante la pratica.

Potenza Gamma Relativa

Abbiamo caratterizzato questi cambiamenti nelle oscillazioni gamma in relazione ai ritmi lenti (4-13 Hz) che si pensi giochino una funzione complementare ai ritmi veloci. (…) Questo rapporto, ottenuto dalla media di tutti gli elettrodi, comparato con la situazione iniziale, era due volte più grande della situazione SD per due soggetti del gruppo di controllo e per tutti i praticanti esperti. Il rapporto di attività della banda gamma (25-42 Hz), comparata a ritmi lenti, nella attività di base prima della meditazione per i praticanti, se paragonato al gruppo di controllo, era inizialmente più alto. Lo stesso effetto permaneva quando confrontammo i praticanti più giovani (rispettivamente 25, 34 e 36 anni di età) contro il gruppo di controllo. Il risultato indica che la differenza dell’età media tra i gruppi non giustifica la differenza dello stato iniziale.

Come è stato rilevato da una interazione tra lo stato e i fattori del gruppo, tale differenza iniziale cresce durante la meditazione Questa differenza fu evidenziata anche nella comparazione tra l’attività gamma e le attività theta (4-8 Hz) e alpha. Per localizzare queste differenze sulla testa dell’elettrodo, sono state eseguite analisi simili su ogni singolo elettrodo.Per i praticanti esperti rispetto al gruppo di controllo, fu evidenziato, nello stato iniziale sugli elettrodi mediali fronto-parietali, un rapporto più elevato delle oscillazioni veloci rispetto a quelle lente. Allo stesso modo, sono evidenti le differenze tra gli stati in corso dell’attività iniziale e lo stato meditativo, in particolare sugli elettrodi posteriori e fronto-laterali. E’ interessante notare che anche nello stato post-meditativo (stati neutrali nei blocchi 2, 3, e 4), comparato allo stato premeditativo, fu rivelato, principalmente sugli elettrodi anteriori, un significativo incremento in questo rapporto. Questi dati suggeriscono che i due gruppi avevano, nello stato iniziale, differenti profili spettrali elettro-fisiologici, caratterizzato, per i praticanti esperti rispetto al gruppo di controllo, da un rapporto più elevato del ritmo oscillatorio della banda gamma e del ritmo oscillatorio lento. Tali differenze fra i gruppi sono evidenti durante le pratiche meditative e continuano durante i momenti di pausa post-meditativi.

Potenza Gamma Assoluta

Successivamente abbiamo studiato la variazione attraverso il tempo della stessa attività gamma in corso. L’attività gamma (25-42 Hz) era prima trasformata in ogni blocco e comparata su ogni elettrodo con il principale e SD dei loro rispettivi blocchi neutrali. In seguito, facemmo la media, attraverso i blocchi, dell’attività gamma normalizzata. Nei dati registrati, comparati con lo stato neutrale, è evidente la percentuale di soggetti che presentavano un aumento di almeno 1 SD durante la meditazione. Fra i praticanti esperti emerse un comune aspetto topografico dell’attività gamma, diversamente da ciò che emerse nel gruppo di controllo. Questo aspetto fu localizzato bilateralmente sugli elettrodi parieto-temporali e quelli frontali. I dati in nostri possesso mostrano 4 regioni di interesse contenenti 7 elettrodi e localizzati intorno F3-8, Fc3-6, T7-8, Tp7-10, e P7-10. D’ora in avanti, ci focalizzeremo sugli elettrodi attivati in queste zone di interesse. Analisi intra-individuali simili a quelli per l’attività gamma relativa, eseguite sulla media della potenza gamma in queste zone di interesse, dimostrarono lo stesso aspetto come fu rilevato per l’attività gamma relativa. E’ possibile che queste oscillazioni molto ampie siano state parzialmente contaminate dall’attività muscolare. Poiché durante la pausa postmeditativa, se comparata con l’iniziale stato di riposo, abbiamo trovato incrementi nella attività gamma, è improbabile che i cambiamenti registrati potessero essere causati dall’attività muscolare, in quanto, durante tali periodi iniziali, c’era poca evidenza di una qualsiasi attività muscolare. In secondo luogo, abbiamo dimostrato che lo stato meditativo e lo stato non meditativo, che imitava ed esagerava la possibile attività muscolare durante la meditazione, hanno evidenziato nette differenze nei loro profili spettrali. Inoltre, per i due soggetti che fecero registrare la più alta attività gamma, abbiamo dimostrato che l’ampiezza dell’attività della banda gamma prima della stimolazione esterna preannuncia l’ampiezza delle oscillazioni veloci di alta frequenza (20-45 Hz) evocate dallo stimolo uditorio. Poiché l’attività evocativa è relativamente indipendente dall’attività muscolare, la relazione tra l’oscillazione a frequenza veloce prima della stimolazione e l’attività suscitata suggerisce che questi ritmi gamma di elevata ampiezza non siano movimenti muscolari. Questa affermazione è ulteriormente supportata dalla localizzazione, all’interno del cervello, di sorgenti bipolari di queste oscillazioni evocate a frequenza veloce.

In maniera cautelativa, a causa del concomitante incremento del potere spettrale > 80 Hz nel corso della meditazione, avevamo scelto di interpretare i valori assoluti di queste oscillazioni gamma. Questo incremento poteva riflettere anche un cambiamento nell’attività muscolare piuttosto che nelle oscillazioni gamma ad alta frequenza, (70-105 Hz) che, principalmente quelle basse, vengono filtrate dal cranio a valori >80 Hz. Per cui, scegliemmo, prudentemente, di interpretare l’attività maggiore di 80 Hz. come indicazione di un’attività muscolare.

Per rimuovere il contributo della supposta attività muscolare , abbiamo quantificato l’incremento nella media dell’ampiezza delle oscillazioni gamma (25-42 Hz) aggiustate per effetto della variazione di frequenza molto alta (80-120 Hz). La variazione media dell’attività gamma, così adattata, misurata tra i praticanti esperti rispetto al gruppo di controllo, era trenta volte più grande.

L’analisi di gruppo fu eseguita sulla media adattata dell’attività gamma su queste regioni di interesse. L’attività gamma crebbe per entrambi i gruppi coinvolti nell’esperimento, dallo stato neutrale a quello meditativo, ma tale incremento era più alto per i praticanti esperti dei componenti il gruppo di controllo. Concludendo, la generazione di questo stato meditativo era associato alle oscillazioni gamma che risultavano significativamente più alte in ampiezza per il gruppo dei praticanti esperti rispetto ai soggetti del gruppo di controllo.

Sincronia Gamma di Lunga distanza

Alla fine, è stata condotta, tra gli elettrodi delle regioni di interesse, un’analisi della sincronia gamma di lunga distanza.Si riteneva che la sincronia di lunga distanza riflettesse la coordinazione neurale di larga scala e che si potesse verificare quando due popolazioni neurali, registrati fra due elettrodi distanti, oscillano con una precisa relazione di fase che resta costante durante un certo numero di oscillazioni cicliche.

Questo l’approccio utilizzato per gli elettrodi selezionati (F3/4, Fc5/6 e Cp5/6). Per il soggetto S4, la densità dell’emisfero opposto, la sincronia di lunga distanza aumenta mediamente, durante la meditazione, di circa il 30% e segue un percorso simile all’attività oscillatoria gamma.

Per tutti i soggetti, le sincronie di lunga distanza furono computate ogni 2 secondi durante lo stato meditativo e neutrale, tra tutti gli elettrodi pari e trasversali con 8 frequenze varianti fra i 25 e i 42 Hz.

In ogni fase meditativa o neutrale contammo il numero degli elettrodi pari (massimo 294 elettrodi pari) che aveva una densità media della sincronia più alta di quella derivante dai rumori delegati (vedi Metodi).

Eseguimmo le analisi di gruppo basandosi sulla dimensione del modello sincrono scoprendo che il dato del gruppo dei praticanti esperti era più grande di quello del gruppo di controllo e che aumentava dagli stati neutrali a quelli meditativi. I dati in nostro possesso mostrano che fattori di gruppo e di condizione interagivano sulla sincronia di lunga distanza. La misura del modello di sincronia incrementava, dagli stati neutrali a quelli meditativi, più per i praticanti esperti che per i soggetti del gruppo di controllo. Tali dati suggeriscono che il coordinamento ad ampio raggio del cervello aumenta durante la pratica meditativa.

Infine, investigammo, per i praticanti esperti, se esistesse una correlazione, sia negli stati iniziali che in quelli meditativi, tra le ore di meditazione formale e queste misurazioni elettro-fisiologiche. I coefficienti di correlazione per le misure relative, assolute e della fase sincrona delle misurazioni gamma erano positivi: r =0,79, 0,63 e 0,64, nello stato iniziale e, r =0,66, 0,62 e 0,43, nello stato meditativo. Una correlazione positiva significativa fu trovata solo nella fase iniziale per il valore gamma relativo (r = 0,79, P < 0,02). Tali dati suggeriscono che il grado di addestramento può influenzare la distribuzione spettrale dell’attività dell’EEG in corso. L’età del soggetto non era un fattore distorcente in questo effetto, come faceva supporre la bassa correlazione tra l’età dei praticanti e il gamma relativo (r = 0,23).

Discussione

Abbiamo registrato, durante la generazione dello stato meditativo di compassione indifferenziata, una sostanziosa oscillazione della banda gamma e della fase sincrona di lunga distanza. E’ probabile che le differenze nelle funzioni cerebrali associate a diversi tipi di meditazione, si basino sulle descrizioni delle varie pratiche meditative e strategie mentali riportate dai praticanti. Alla luce delle nostre osservazioni iniziali, concernenti sostanziose oscillazioni gamma durante questo stato di compassione meditativo, concentrammo proprio su questo stato la nostra attenzione. Caratterizzare la natura delle differenze tra questi tipi di meditazione sarà oggetto delle future ricerche. I nostri dati si differenziano da diversi studi che trovarono, durante la meditazione, un aumento dei ritmi delle onde lente alpha e theta. La comparazione resta limitata dal fatto che questi studi non analizzarono i ritmi veloci. Inoltre, questi studi indagarono principalmente su forme diverse della meditazione-concentrazione volontaria su di un oggetto (quali una meditazione su un mantra o sul respiro). Queste tecniche di concentrazione possono essere viste come una forma particolare del controllo alto-basso che possono rivelare una componente importante del ritmo oscillatorio lento. Le descrizioni di prima mano delle meditazioni senza oggetto, comunque, differiscono radicalmente da quelle della concentrazione-meditazione. La meditazione senza oggetto non si applica direttamente ad un oggetto specifico, bensì coltiva uno stato di essere. La meditazione senza oggetto, in base alle relazioni fornite dopo la meditazione, agisce in modo tale che l’aspetto intenzionale, o l’aspetto dell’esperienza orientato sull’oggetto, appaia disperso nella meditazione. Tale dissipazione della concentrazione su di un particolare oggetto si realizza lasciando che l’essenza della meditazione praticata (in questo caso sulla compassione) diventi l’unico contenuto dell’esperienza, senza concentrarsi su di un oggetto particolare. Usando tecniche similari durante la pratica, il praticante lascia che il suo sentimento di amore-gentilezza e di compassione permei la sua mente senza dirigere la sua attenzione verso un oggetto particolare. Tali differenze fenomenologiche suggeriscono che questi diversi stati meditativi (quelli che coinvolgono la concentrazione su di un oggetto e quelli senza oggetto) possono essere associati a differenti tracce oscillatorie dell’EEG.

Le elevate ampiezze dell’attività gamma, registrate in alcuni di questi praticanti, sono, per quanto ci è dato di sapere, le più alte registrate nella letteratura di un contesto non patologico. Presumendo che l’ampiezza dell’oscillazione gamma sia relazionata alla dimensione dell’oscillazione della popolazione neurale e al grado di precisione col quale oscillano le cellule, questi dati suggeriscono che la massiccia quantità neurale distribuita, durante questo stato, sia sincronizzata con una più elevata precisione temporale nelle frequenze veloci. Il graduale incremento dell’attività gamma durante la meditazione concorda col punto di vista che la sincronizzazione neurale, allo stesso modo di un fenomeno di rete, richiede tempo per potersi sviluppare, proporzionalmente alla dimensione dell’insieme neurale sincronizzato. Ma tale aumento potrebbe riflettere anche un aumento nella precisione delle interazioni talamo-corticale e cortico-corticale, piuttosto che un cambiamento nella dimensione dell’insieme neurale. Tale aumento graduale convalida anche quanto riportato verbalmente dai soggetti Buddisti riguardo la cronometria della loro pratica. In maniera caratteristica, la transizione dallo stato neutrale a questo stato meditativo non è immediato e richiede, a secondo del soggetto, 5-15 secondi. La sincronia endogena della banda gamma, qui trovata, potrebbe riflettere un cambiamento nella qualità della consapevolezza momento per momento come rivendicano i praticanti Buddisti e come postulato da molti modelli di coscienza.

Oltre agli effetti indotti dalla meditazione, scoprimmo, durante lo stato di riposo prima della meditazione, una differenza nel profilo spettrale dell’EEG normativo fra le due popolazioni. L’individuazione di tali differenze durante lo stato di riposo iniziale non era inatteso, perché lo scopo della pratica meditativa è di trasformare lo stato iniziale e di diminuire la distinzione fra la pratica meditativa formale e la vita di tutti i giorni. Per giunta, Gusnard e Raichle hanno posto in evidenza l’importanza dei modelli caratteristici dell’attività del cervello durante lo stato di riposo, sostenendo che tali modelli influenzassero la natura dei cambiamenti indotti. Le differenze nell’attività iniziale, qui registrate, suggeriscono che lo stato di riposo del cervello possa essere alterato da una lunga pratica meditativa ed implica che tali alterazioni possano influenzare i cambiamenti connessi al compito. I nostri praticanti e i soggetti del gruppo di controllo differivano in molti aspetti, inclusa l’età, la cultura di origine e la lingua madre e, probabilmente, differivano in molti altri aspetti, inclusi la dieta e il sonno. Esaminammo, comparando i tre praticanti più giovani con il gruppo di controllo, la possibilità se l’età potesse essere un fattore importante nella produzione delle differenze iniziali osservate, per scoprire l’improbabilità che la diversa età media fra i gruppi potesse essere il solo fattore responsabile di questa differenza iniziale. Le ore di pratica, e non l’età, preannunciavano in maniera significativa l’attività gamma relativa durante il periodo iniziale. Se altri fattori demografici fossero importanti nella produzione di tali effetti richiede, necessariamente, altre ricerche, in particolare ricerche longitudinali che seguano nel tempo gli individui in reazione all’addestramento mentale.

Il nostro studio è coerente con l’idea che l’attenzione e i processi emotivi, evidenziabili dalla sincronizzazione EEG della banda gamma, siano abilità flessibili ad essere educate. Le future ricerche dovranno dimostrare che tali tracce dell’EEG sono causate dal solo addestramento a lungo termine e non da differenze individuali esistenti prima dell’addestramento, sebbene la positiva correlazione trovata, con le ore di addestramento e altre prove casuali verificate, suggerisca che tali effetti siano imputabili all’addestramento. Le conseguenze funzionali dell’attività gamma mantenuta durante la pratica mentale, al momento, non sono ancora note, ma occorrerebbe che, in futuro, fossero studiate. Lo studio di esperti nell’addestramento mentale può offrire una promettente strategia di ricerca per indagare i processi cognitivi di ordine elevato e i processi emotivi.

(traduzione di Roberto Frongia)