Distaccati dal Mondo, Concentrati nella Vita

sintesi di Luisa Bafile

Silvia Ornaghi, sul n. 56 Maggio-Giugno 2014 della rivista “Vivere lo Yoga”, affronta il tema di Pratyahara.
Uno degli obiettivi dello Yoga è quello di evitare la sofferenza causata dall’eccessiva dispersione mentale e di perseguire il benessere attraverso il raggiungimento di una condizione di maggior stabilità della mente.
Coltivando la capacità di attenzione, si riduce progressivamente la caotica attività mentale e si raggiunge più facilmente un atteggiamento di distacco dal mondo circostante.
Distacco che, però, non va inteso come un estraniarsi dal mondo, quanto piuttosto come una condizione di minor coinvolgimento emotivo nelle vicende della vita: non si è più attori nello spettacolo dell’esistenza, ma se ne diventa spettatori.
Un’antica storia indiana aiuta a capire come il distacco dalle cose del mondo significhi, in realtà, essere totalmente concentrati sul proprio scopo, senza lasciare spazio alle distrazioni.
Si racconta che il giovane Shukadeva chiedesse al padre come potesse raggiungere il distacco dal mondo e che questi gli rispondesse di andare dal re, Janaka, e porre a lui la stessa domanda. Il re ordinò al giovane di fare il giro della città portando sulla testa un vaso colmo di latte; due guardie lo avrebbero accompagnato, con l’ordine di decapitarlo se ne avesse fatto cadere anche una sola goccia. Il giovane Shukadeva iniziò il suo giro e quando fu di nuovo davanti al re, questi gli chiese che cosa avesse visto della città. Shukadeva rispose di non aver visto nulla, tanto era concentrato nell’intento di non rovesciare il latte e con l’immagine delle spade sempre presente nella mente. Come il re gli spiegò, il giovane aveva fatto l’esperienza diretta del distacco dal mondo.
Nella storia dello YogaPatanjali insegna a distaccarsi dal mondo esterno indirizzando la propria attenzione e consapevolezza verso l’interno, in direzione del sé: questa pratica, in sanscrito Pratyahara, cioè “ritrazione dei sensi”, è il quinto degli otto passi del sistema classico dello Yoga Regale.
Con la pratica di Pratyahara, tutti i sensi si distaccano dalla percezione ordinaria, sottraendosi alle distrazioni dell’ambiente esterno da cui sono continuamente attivati e stimolati. L’esercizio richiede di restare soli con se stessi, in silenzio, pienamente consapevoli, con la volontà di “ritirarsi”. In questa dimensione dello stare in sé e con sé si sperimenta lo stato di unità e completezza indispensabile per raggiungere la condizione di concentrazione e meditazione.
Nello Yoga, il simbolo di Pratyahara è la tartaruga: come l’animale si ritira sotto la propria corazza, così l’essere umano si raccoglie stabilmente in se stesso, convogliando l’attenzione all’interno del proprio essere.
La mente, con le sue facoltà interpretative e giudicanti, enfatizza il portato delle emozioni, rendendo così l’essere umano “passivo” rispetto ai propri pensieri e alle proprie opinioni, al punto da non riuscire a vedere la realtà per quella che è, chiuso com’è nei propri giudizi, nell’automatismo dell’abitudine, nell’inconsapevolezza delle proprie reazioni a ciò che accade.
La pratica di Pratyahara, attraverso l’esercizio della ritrazione dei sensi, rende possibile un atteggiamento di maggiore neutralità, silenziando l’attività giudicante della mente e aprendo l’accesso alla consapevolezza: questa è una forma di saggezza non giudicante, consente di conoscere le cose per quel che sono, di osservarle con quel distacco che, a sua volta, consente di riconoscerle come condizioni non permanenti, che possono essere accolte e accettate senza bisogno di lottare per allontanarle.
Lo stato di Pratyahara richiede una ferma determinazione, ma è necessaria anche la pratica di asana e pranayama, che sono i due stadi precedenti, il terzo e il quarto passo del sentiero dello Yoga Regale.
La pratica dell’Hatha Yoga predispone alla consapevolezza e alla “comprensione dell’essenziale”, condizioni che rendono la mente più quieta e stabile, “centrata”, e sempre più libera da condizionamenti.

Sono le premesse necessarie per intraprendere il cammino verso dimensioni sempre più introspettive.