Crescere con le Emozioni

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Crescere con le Emozioni

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo di Antonella Malaguti su Yoga Journal n. 88 di novembre 2014, si approfondisce, con le parole del sapiente ayurvedico Swami Joythimayananda, il tema delle emozioni, osservandone le caratteristiche sotto vari punti di vista.

Secondo una visione filosofica, le emozioni si possono definire come un’esperienza dell’anima; dal punto di vista psicologico, sono invece un’esperienza mentale; infine, dal punto di vista fisiologico, sono legate alla stimolazione del sistema nervoso e si accompagnano a manifestazioni riconducibili all’azione di vari ormoni.

Il corpo fisico esprime le varie emozioni con alterazioni biochimiche molto specifiche: le lacrime, ad esempio, hanno una composizione chimica diversa in base all’emozione che si prova; la sudorazione, ad esempio, si riduce in presenza di emozioni come ansia, paura e insicurezza mentre si manifesta con senso di calore e bruciore in presenza di emozioni come rabbia, odio, invidia.

Anche gli organi interni sono coinvolti nel vissuto delle varie emozioni in maniera specifica: la rabbia risuona nel fegato, la paura nei reni, l’ansia nell’intestino tenue, la timidezza e la vergogna nell’intestino crasso.

Le emozioni positive, come amore e compassione, agiscono direttamente sul cuore diffondendo uno stato di equilibrio generale.

Le emozioni, così come i pensieri, fluiscono attraverso la mente, ma se non si riesce ad assimilarle lasciano residui che poi costituiscono blocchi energetici che possono avvelenare la mente e quindi l’equilibrio dell’intero organismo.

Emozioni negative e stress mentale sono causati dal non essere nel presente, dal vivere nel passato, nel futuro, nella falsità dell’idea di sé.

Per mantenere la mente chiara e leggera, Swami Joythimayananda suggerisce di non sopprimere le emozioni, che sono parte della vita e che possono essere manifestate. Se inespresse, infatti, condizionano il sistema neuromuscolare causando accumulo di tossine e disturbi agli organi, un effetto creato dall’ego che non vuole cedere, che lotta per sopravvivere al suo annullamento: la resa alla verità e all’unione con l’universo.

Per vivere bene le emozioni si suggerisce di ascoltare con pazienza e resistenza; di resistere agli eventi negativi cercando di non esserne disturbati; di non criticare o giudicare gli altri, ma apprezzare, abbracciare, sorridere; di non lamentarsi inutilmente; di ripetersi mentalmente che niente è sbagliato, che le cose cambiano e occorre lasciarle andare e venire gestendole con equilibrio di cuore, esercitando la “presenza” per vivere con pace, amore, gioia e stabilità.

Infatti, emozioni negative come la rabbia, la paura, la possessività nascono dalle nostre reazioni ai rapporti o eventi quotidiani vissuti con disattenzione e inconsapevolezza.

La pratica dello yoga e della meditazione costituiscono un valido aiuto. Durante la meditazione possono emergere pensieri e sentimenti del passato. Se la pratica è costante e regolare si stabilisce pian piano, fino a livello delle singole cellule, una consapevolezza del proprio sé profondo che trascende le emozioni negative trasformandole in compassione, pace, amore.

Il percorso verso la meditazione, come spiega Swami Joythimayananda, è progressivo: un asana eseguito per un minuto è una routine giornaliera, ma se lo si mantiene per tre minuti diventa Pratyahara.

Se mantenuto per nove minuti si entra in uno stato di concentrazione, poiché tre Pratyahara costituiscono un Dharana. E tre Dharana (concentrazione mantenuta per circa mezz’ora) portano alla meditazione (Dhyana). Tre Dhyana (cioè un’ora e mezza di meditazione) portano al Samadhi, cioè una trascendenza.

Questo percorso progressivo può essere sviluppato in posture da seduti come Sukhasana, Siddhasana, Vajrasana o anche altre, purché mantenute nella comodità e nella stabilità.