Consumare meno energia

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Consumare meno energia

Gli automatismi come segni di nevrosi

di Walter Ferrero e Andrea Di Terlizzi

Capita frequentemente di sottovalutare la pericolosità dello stress, il quale può produrre danni di vario genere sul piano fisico ed emotivo. Siamo talmente abituati a ritmi fuori misura (per le esigenze psicofisiche umane) da non farci caso più di tanto; normalmente, quando infine ci rendiamo conto di essere stressati, ci troviamo già abbondantemente oltre la soglia minima di sicurezza.

Si sente spesso parlare di tensione mentale e affaticamento per “troppi impegni” ma, nel considerare le possibili contromisure da prendere, nessuno mai calcola il fattore energetico, che invece risulta di estrema importanza.

Noi funzioniamo esattamente (o quasi) come una macchina. Per mettere in moto la struttura psicofisica e mantenerla in piena forma abbiamo bisogno di qualità e quantità corrette di carburante.

Quest’ultimo è ciò che nello Yoga viene detto prana, e nel taoismo c’hi. Si tratta di una forma di energia che può essere raffinata, condensata in alcuni centralini del sistema psicofisico, e utilizzata per ragioni terapeutiche o per accrescere le nostre capacità.

Mediamente, il quantitativo di energia di cui disponiamo alla nascita non può essere aumentato, ed è comunque sovradimensionato per una vita ordinaria. Quando manchiamo di energia è perché la disperdiamo continuamente, in mille modi diversi.

L’insorgere dello stress è connesso alla dispersione energetica. Quando non utilizziamo correttamente il carburante di cui disponiamo, le funzioni fisiche, emotive e intellettive riducono considerevolmente le loro prestazioni; per questo, alti livelli di stanchezza possono ingenerare stati depressivi, confusione mentale e ipersensibilità emozionale.

Poichè risulta del tutto teorico (utopico nei migliori dei casi) pensare di poter modificare la nostra società o di viverci esulando dai ritmi che la caratterizzano, l’unica cosa da fare è imparare a gestire le nostre risorse energetiche, ottimizzandone i consumi, anche quando ci troviamo sotto pressione.

In questo articolo preferiamo non parlare di ciò che è scontato, come la ricerca di momenti di pausa e silenzio, o la rigenerazione a contatto con la natura, elementi certamente di estrema importanza per la struttura psicofisica umana. Tuttavia è altrettanto vero che non sempre è possibile estraniarsi dalla ridda d’impegni che ci assillano.

Vogliamo quindi fornire qualche suggerimento su come ridurre lo stress nel corso delle attività, quando non possiamo fermarci.

Il primo fatto da considerare è che la tensione e le preoccupazioni mentali influenzano il corpo fisico, creando atteggiamenti somatici e posturali che cronicizzano contrazioni muscolari di lieve entità, ma tali da disperdere un elevato quantitativo di energia. Queste, riducendo il livello del “carburante” disponibile, peggiorano gli stati mentali ed emozionali negativi (i quali, a loro volta, bruciano ancora più sostanze nutritive).

Per spezzare questa insana spirale è utile incominciare dal corpo, cercando di riconoscere prima – e modificare in seguito – tutti gli atteggiamenti generanti tensione muscolare. Ci accorgeremo allora che abbiamo – quasi sempre – una spalla o un braccio contratti, i muscoli facciali in tensione e le estremità impegnate in piccoli movimenti che indicano un sottofondo di leggera nevrosi. A chiunque sarà capitato di scoprirsi a tamburellare nervosamente con le dita delle mani, o avrà osservato altre persone, sedute e apparentemente tranquille, agitare nevroticamente e velocemente la punta del piede. Labbra serrate, risate isteriche e forzate (allo scopo di mostrare partecipazione dove non esiste), schiene storte e contratte, muscoli delle gambe o delle braccia tesi, mascelle serrate e denti digrignanti e così via.

Tutti questi atteggiamenti sono parte integrante della vita della maggior parte delle persone e disperdono un enorme quantità di energia. Per quanto all’inizio sia estremamente difficile da fare, sedare queste attività meccaniche è importante per la conservazione delle forze e per il mantenimento di una mente concentrata.

E’ infatti più semplice calmare i pensieri indesiderati, se si attua un processo di osservazione delle tensioni automatiche del corpo. La nostra struttura psicofisica è un complesso mondo unitario, in cui corpo, mente ed emozioni s’influenzano reciprocamente. Conoscendo i meccanismi fondamentali di quest’interazione è possibile ottenere una sinergia positiva e armonica tra le varie componenti della Macchina Umana.

Quando siamo al lavoro, o ci troviamo in un momento di pausa, possiamo e dobbiamo allenarci a osservare le tensioni presenti nelle varie parti del fisico, intervenendo volontariamente per rilassarle. Delle due cose, la prima è più difficile. Quando ci rendiamo conto di avere una spalla leggermente sollevata per nervosismo, rilassarla è relativamente facile; allo stesso modo possiamo fermare il nostro piede quando sembra agitarsi come se fossimo stati morsi da una tarantola. Più complesso, invece, è rendersi conto di questi fenomeni, perché essi si manifestano meccanicamente e in assenza di una piena consapevolezza di noi stessi. Non essere coscienti di sé è forse la maggiore e più profonda causa di stress. Di questo parleremoprossimamente, ma è importante considerare subito come l’attenzione alle tensioni corporali non solo permetta di rilassarle (riducendo il consumo di “carburante”), ma aumenti considerevolmente l’attenzione generale nei confronti dei propri stati emotivi, gettando anche le basi per un accrescimento della consapevolezza individuale.

Nel prossimo numero proseguiremo questo discorso, vedendo in che modo, nel corso della giornata e durante gli impegni, è possibile utilizzare alcune semplici tecniche per aumentare l’efficacia di una terapia anti-stress. Buona sperimentazione.

(articolo pubblicato sul n. 19 Marzo 2008 della Rivista Vivere lo Yoga editore Cigra 2003 srl Milano che si ringrazia per la gentile concessione)