Comunicare il movimento

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Comunicare il movimento

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo pubblicato sul n. 131 marzo 2019 di Yoga Journal, si tratta delle modalità con cui l’insegnante di yoga può comunicare al praticante l’assunzione di una postura.

L’autrice, Robin Capobianco, ha analizzato, in collaborazione con la compagna di laboratorio Jana Montgomery, ciò che accade quando si comunica un movimento al praticante.

Sulla base della sua personale esperienza durante una lezione di Vinyasa Flow, la Capobianco ha osservato la propria difficoltà a seguire le indicazioni dell’insegnante che invitavano a contrarre in sequenza alcuni gruppi di muscoli; e ha notato su sé stessa come questi comandi abbiano interferito negativamente sulla stabilità dell’asana e sul fluire del respiro.

La ricerca ha evidenziato che gli effetti delle indicazioni ai praticanti sono diversi a seconda che si focalizzino su un messaggio interno, cioè a eseguire azioni muscolari ben precise, o su uno esterno, cioè a eseguire un movimento, che produce poi l’azione muscolare richiesta.

Ad esempio, per assumere la Posizione del Ponte, si osserva che dire “contrai i muscoli posteriori della coscia” è molto meno efficace ai fini della contrazione stessa rispetto a dire “trascina i talloni verso i glutei”. Ciò è stato verificato attraverso misurazioni elettromiografiche della forza contrattile.

Secondo una ricerca pubblicata in Medical Education, le indicazioni cosiddette esterne generano automaticamente i comandi motori che attivano i muscoli necessari a svolgere il compito.

Le indicazioni ad eseguire specifiche azioni muscolari, invece, limitano e rendono meno efficiente il naturale sistema di controllo motorio del corpo. Di più, interferiscono con la pianificazione ed esecuzione motoria, determinando un effetto negativo sull’esecuzione della posizione e uno squilibrio nell’attivazione muscolare.

Il motivo di questo risultato è tutto sommato comprensibile: quando si riceve l’indicazione ad eseguire un movimento, il cervello genera un comando motorio che attiva automaticamente i muscoli necessari, utilizzando il sistema visivo, uditivo, vestibolare e propriocettivo per arrivare all’obiettivo. Non è necessario, anzi qui si suggerisce che sia controproducente, chiamare direttamente in causa i muscoli specificamente coinvolti.

Si può anche osservare che per alcuni praticanti le indicazioni contenenti un focus interno siano di difficile interpretazione e, quanto meno, sottraggano l’attenzione dal processo di assunzione della postura.

In casi particolari e in contesti personalizzati, dove l’insegnante può osservare individualmente i risultati, potrebbe essere utile chiamare in causa l’attivazione di un muscolo specifico; ma nelle lezioni di gruppo questo potrebbe essere davvero negativo.

Dunque, l’analisi biomeccanica svolta dalle due ricercatrici, unitamente alla ricerca esistente, suggeriscono che fornire una indicazione esterna ha maggiori probabilità di condurre a un’azione muscolare equilibrata e questo è importante anche nella prevenzione del rischio di lesioni.

Tornando all’esempio della Posizione del Ponte, suggerire di rilasciare i glutei nell’intento di aumentare il carico sui potenti muscoli della coscia ha come effetto reale un aumento del carico sulla schiena, il che non avviene se si suggerisce di portare avanti le ginocchia mentre si trascinano in modo isometrico  indietro i talloni (che effettivamente non si muoveranno).

Infine è da sottolineare che quando si utilizza una indicazione esterna e non direttamente muscolare si rileva un’attivazione sinergica dei muscoli di tutto il corpo, che nel loro complesso sono impegnati nell’assunzione e nel mantenimento della postura.