Coltivare la Gratidudine

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Coltivare la Gratidudine

sintesi di Anna Orsini

Sul n. 11 – Aprile 2007 – della rivista Yoga Journal, Frank Jude Boccio sostiene che “apprezzare ciò che si ha regala un grande piacere che per alcuni è la felicità suprema”.

Il nostro “Io” ha aspettative esagerate e ci induce ad avere una prospettiva egocentrica e limitata. Siamo portati a notare più ciò che va storto rispetto a ciò che ci accade di positivo e di cui, per altro, ci attribuiamo il merito.

L’ “Io” è una gabbia angusta che non lascia spazio alla consapevolezza delle interconnessioni esistenti fra la nostra vita e quella degli altri e dei continui supporti e doni di cui godiamo, derivanti dalle attività, dal pensiero e dal percorso degli atri.

La vita è un miracolo e un dono così come l’Universo che ci circonda. Dovremmo essere grati di ogni cosa e di ogni attimo, ma l’incapacità di apprezzare ciò che si “possiede” rappresenta un ostacolo insidioso che impedisce di coltivare la gratitudine.

Patanjali, nel suo testo sugli Yoga-sutra, scrisse che l’appagamento (santosha) regala una gioia senza fine.

Capire quanto siamo interconnessi agli altri ci rende desiderosi di ripagare, almeno in parte, il nostro debito. Come afferma il monaco Thich Nhat Hanh abbiamo “il dono dell’intero Universo”.

Secondo il metodo psicoterapeutico Naikan (introspezione), attraverso l’auto-riflessione che porta ad analizzare la propria persona e il rapporto con il mondo, saremo aiutati a percepire la nostra ricchezza e non ci sentiremo più soli.

Questa tecnica ci aiuterà, forse, anche a scoprire la verità delle affermazioni del mistico Eckhart (secolo XIII) secondo cui “la più grande preghiera del mondo consiste in un sola parola: grazie”.