Coerenza di un percorso

sintesi di Annalisa Ceccatelli

Con l’articolo “la coerenza di un percorso” apparso sul n. 60 Gen/feb.2015 della rivista Vivere lo Yoga, Maurizio Morelli ci aiuta a capire la relazione fra lo Yoga e l’Ego.

Il  tema compare spesso nelle conferenze e nelle lezioni di Yoga perché l’Io si trasforma profondamente nel corso della pratica.

Uno dei significati della parola Yoga è unità; un altro significato del termine è cammino per la realizzazione, così come tecniche atte a compiere tale percorso.

L’autore, nel rendersi conto della confusione esistente intorno al significato del termine yoga, nel tentativo di diradare qualche nebbia decide di seguire il termine partendo dal principio.

Nel Rig Veda assume il significato di giogo, legare insieme, mentre nelle successive Upanishad sta ad indicare il controllo dei sensi. La Bhagavad Gita amplia il significato del termine yoga in funzione del metodo utilizzato per il raggiungimento dello scopo: adorazione, azione altruista, conoscenza dei testi e meditazione.

Con Patanjali  (II-IV sec. a.c.) il termine yoga assume un significato prossimo a quello attuale: percorso spirituale e pratiche necessarie per la suprema beatitudine o Samadhi.

Nel corso dei secoli prendono forma vari percorsi di yoga: Hatha Yoga (Gorakhnath XII sec. d.c.), Laya Yoga, Bindu, Kundalini Yoga, Mantra Yoga, Yoga tantrico e, nel XX secolo lo Yoga Integrale di Aurobindo.

L’autore sottolinea che, nel trattare di Yoga, è importante definire di quale percorso si parli; in quanto diverse sono le pratiche e differenti gli obiettivi.

Per gli Yoga Sutra occorre isolare la coscienza da Prakrti – ovvero la natura naturante – materia ed energia psichica o latente. Il concetto di Dio è sostituito da un’entità chiamata Ishvara, manifestazione di una coscienza pura.

Nel Vedanta, dove Veda e Upanishad sono i testi sacri, la via conduce all’unione tra Brahman – spirito divino – con l’Atman, spirito umano.

Le tesi sostenute affermano che l’identità tra Atman e Brahman si riveli scoprendo la falsità del dualismo tra le due entità, attraverso la discriminazione (vedanta), la devozione (bhakti), l’azione altruista (karma) e la meditazione (dhyana).

Lo Yoga Kundalini afferma che la realizzazione si raggiunge attraverso la perfezione psicofisica conquistata con pratiche particolari.

Nel Tantra Yoga si sottolinea la relazione fra micro e macrocosmo, dove il corpo e le sue energie latenti rappresentano il tempio della ricomposizione, mezzi e fini di questa unione.

Psicologia e Psicoanalisi definiscono il termine Io o Ego come un componente della psiche, la cui funzione è definire un senso di identità, in costante cambiamento, nel rapporto tra noi e il mondo. Entrambe le discipline ci informano sull’azione di forze inconsce – una struttura di controllo – che opera una sorta di censura morale (la probabile costruttrice dei sensi di colpa).

In definitiva, afferma l’autore, si può definire l’Io come una struttura che non ha sostanza propria e che diventa reale tramite il contatto con l’altro. L’Io assume sostanza identificandosi con elementi della propria memoria e con il proprio corpo.

In tale accezione – ciò con cui ci identifichiamo e sintesi di tali identificazioni – l’Io diventa timone della nostra vita.

L’autore afferma che la relazione tra lo Yoga e l’Io non sia mai stata posta nei termini sperimentati in Occidente e che la stessa concezione di Ego sia differente da quella nota nelle società industriali e post-industriali.

Per l’autore dell’articolo la figura del Guru – in quanto rappresentazione della perfezione, del divino – rende inutile la questione.

Tradizionalmente, l’adepto, con l’iniziazione lascia al Guru la direzione della propria vita.