Che la Parola sia con Voi

sintesi di Luisa Bafile

In questo articolo di Antonella Malaguti, comparso su Yoga Journal n. 30 del Febbraio 2015, si riporta una conversazione con Swami Ramananda, presidente dell’Integral Yoga di San Francisco, in occasione della sua venuta in Italia per la celebrazione del centenario della nascita di Swami Satchidananda, fondatore della scuola e della tradizione Integral Yoga.

Come osserva acutamente l’autrice dell’articolo, secondo l’etimologia latina (“per-sonare” vuol dire amplificare il suono della voce) la parola “persona” indica la maschera indossata dagli attori nell’antichità, attraverso la quale la voce veniva amplificata per poter essere udita dagli spettatori in teatro. Dunque “persona” e “voce” sono due concetti legati fra loro.

Noi emettiamo continuamente suoni per comunicare con noi stessi e con gli altri, tuttavia non sempre siamo consapevoli dell’impatto delle vibrazioni che emettiamo.

La voce, nello Yoga, si esprime attraverso le parole sacre dei mantra. I mantra, che Swami Satchidananda definiva “ciò che porta stabilità alla mente” sono formule di suono misteriose e indecifrabili, percepite dagli Yogi dell’antichità durante la meditazione profonda.

Non si tratta dunque di suoni inventati o creati, ma del frutto dell’esperienza meditativa profonda che lascia esprimere il sé interiore e alcuni aspetti dell’energia e dello spirito divini.

In tal senso, ricercare una traduzione letterale dal sanscrito ha un’importanza relativa, perché non è nel significato delle parole il valore del mantra, bensì nella vibrazione sonora che si crea.

La ripetizione del mantra crea effetti a livello del corpo fisico, a livello emozionale e a livello mentale.

Nel corpo fisico, la vibrazione generata dal suono del mantra pronunciato a voce alta e la modalità di respiro che si instaura durante la ripetizione prolungata riducono la pressione sanguigna e rallentano il battito cardiaco rilassando il sistema nervoso.

A livello emozionale, la recitazione del mantra facilita il distacco della mente dal mondo esterno, trasformando il suono in una sorta di preghiera o di intento.

A livello mentale, riequilibra il funzionamento dei due emisferi cerebrali, potenziando l’attività dell’emisfero destro, intuitiva e creativa, e armonizzandola con quella del cervello sinistro, più razionale. Ciò facilita anche l’instaurarsi di uno stato di coscienza del presente e accompagna allo stato meditativo.

La ripetizione di mantra è un mezzo per modificare la propria “frequenza” deviando l’attenzione della mente da preoccupazioni abituali e allineandola all’ascolto del sé spirituale. Di regola la mente ha una capacità “multidimensionale” che ci consente di fare più cose contemporaneamente perdendoci in pensieri riguardanti il passato o il futuro.

Per questo, secondo Swami Ramananda, recitare il mantra nella vita quotidiana procura molti benefici, aiutando soprattutto la mente a conservare l’attenzione nel momento presente.

La mente umana è abituata ad orientarsi verso l’esterno perché è da lì che, attraverso i sensi, accoglie in maniera continua stimoli sensoriali. Nello stato meditativo l’attenzione dei sensi viene invece orientata verso l’esperienza interiore: la ripetizione mentale di un mantra aiuta la mente a orientarsi verso il sé spirituale.

Recitare il mantra durante la pratica dello Yoga produce effetti ancora maggiori. Swami Ramananda suggerisce tecniche basate sulla ripetizione interna per almeno 15 minuti: ciò permette di mantenere un respiro naturale.

La ripetizione interna inizia quando si entra in una postura, viene continuata durante il mantenimento della posizione e si conclude quando se ne esce. Si può osservare che l’attenzione focalizzata sulla recitazione del mantra rende più facile mantenere la posizione in modo stabile e più a lungo.

Si può anche recitare mentalmente un mantra mentre si esegue una intera sequenza, ad esempio praticando un Saluto al Sole. Si scopre allora che il ritmo del mantra sostiene e rende più armonica e fluida la sequenza dei movimenti.

Un’altra occasione per recitare mentalmente un mantra è durante la pratica di Pranayama.

Per abituarsi a utilizzare un mantra è utile recitare ad alta voce in ogni circostanza in cui si è soli con sé stessi.

OM – E’ il suono universale e originario che include l’intero spettro delle vibrazioni sonore. E’ considerato un Bija Mantra, cioè una delle potenti sillabe che sono in connessione con determinati Chakra. Nel pronunciarlo, si lascia originare il suono “O” dall’addome e si trasforma poi nel suono “M” che fa risalire la vibrazione fino alla cavità cranica, e in particolare su Ajna Chakra e sul Chakra della Corona.

HARI OM – Favorisce il risveglio dell’energia e la sua risalita verso l’alto. La sillaba “HA” risuona nell’addome, “RI” nella gola, “OM” nella cavità cranica. Recitato all’inizio della pratica Yoga aiuta a risvegliare le parti più sottili dell’essere, predisponendolo a ricevere gli insegnamenti profondi derivanti dalla pratica degli Asana.

OM SHANTI – Genera vibrazioni di pace. Il suono “shcc” ripetuto provoca un immediato effetto calmante sui sensi e sul sistema nervoso (non a caso in tutte le lingue viene pronunciato spontaneamente per richiamare al silenzio o per confortare un bambino che piange). Recitato alla fine della pratica di Yoga permette di conservare più a lungo il senso di pace sperimentato: la sua vibrazione infatti conduce al silenzio interiore.