Capovolti e felici

sintesi di Luisa Bafile

Silvia Ornaghi è l’autrice di un articolo pubblicato sul n. 44 – maggio-giugno 2012 – della rivista “Vivere lo Yoga”, avente per tema gli effetti delle posture capovolte.

Dai testi classici dello yoga, afferma l’autrice, apprendiamo che il potenziale vitale e psichico dell’uomo (chiamato anche “amrita” o “ambrosia” o “nettare”) scende costantemente, sotto forma di liquido, dalla cavità palatale verso l’addome, dove viene consumato dal fuoco gastrico.
Per effetto della posizione eretta siamo perciò destinati ad esaurire il “nettare” e a sottostare alla legge naturale dell’invecchiamento e del deterioramento di corpo fisico e mente.
Lo yoga ci insegna a capovolgere il corpo per contrastare il processo di caduta per gravità dell’”amrita” e quindi ci insegna a rallentare il deterioramento del corpo fisico, energetico, mentale e emotivo, giungendo nel contempo a un grado di elevata purificazione.

Come spesso accade, l’antica saggezza trova riscontro nella scienza attuale e nelle conoscenze relative alla fisiologia del corpo umano. Da questo punto di vista, si può dire che nelle posture capovolte, dove la testa è più in basso del bacino, vengono attivate intensamente la tiroide e le paratiroidi.
Nell’insieme del sistema endocrino, la tiroide svolge un ruolo fondamentale inviando, attraverso gli ormoni che secerne, impulsi e messaggi non solo alle altre ghiandole endocrine, ma anche a tutti i sistemi e processi vitali dell’organismo.

La tiroide determina effettivamente il vigore e l’efficienza dell’essere umano, tanto che le malattie che provocano un’alterazione della produzione ormonale della tiroide si riflettono sia nel corpo fisico, con un rallentamento o un’accelerazione del metabolismo e dell’azione cardiovascolare, sia nella psiche, determinando stati depressivi o eccitativi.
Dunque, per le sue funzioni, la tiroide è il cervello del metabolismo.
Le paratiroidi regolano la mineralizzazione delle ossa. L’ormone che esse secernono concorre insieme ad altri fattori a mantenere costante il livello di calcio nel sangue: determina, in particolare, l’aumento del livello sanguigno del calcio, mobilizzandolo dai depositi ossei, favorendone l’assorbimento intestinale e limitandone l’eliminazione con le urine.
Attraverso il cibo assorbiamo l’energia che le piante hanno raccolto e trasformato (e naturalmente attraverso il cibo animale, l’energia catturata dalle piante che essi hanno mangiato). Naturalmente, com’è ovvio, si può ampliare il discorso abbracciando il mondo delle energie interiori.

Nelle posizioni capovolte, oltre a trovare beneficio per la tiroide, le paratiroidi e l’alleggerimento (e in parte l’inversione) degli effetti della forza di gravità sullo scheletro, ci avviciniamo, su un piano simbolico, al mondo vegetale, dove le radici (la testa) sono rivolte in basso, nel terreno, e i fiori (gli arti e gli organi del metabolismo) sono rivolti in alto. Si entra così in contatto intimo con la natura, ci si avvicina al sentire dell’essere vegetale.
La tradizione dello Yoga Ratna, di cui l’autrice dell’articolo è interprete, insegna a capovolgersi divenendo simbolicamente “Sakini-asana”, la posizione di “tutto il corpo sostenuto” (sarvangasana nello yoga classico).

Sakini è la divinità tutelare del Quinto Chakra. E’ raffigurata seduta su una piccola montagna di ossa, a intendere che presiede alla parte più solida e profonda del corpo fisico. Ha natura lunare, femminile, fredda. E’ colei che elargisce le conoscenze e i poteri psichici dai quali si ottiene la padronanza totale della natura.
Sakini è ebbra dell’”amrita”, il simbolo dell’indescrivibile felicità divina. Il centro della gola è il luogo dove viene gustato il nettare divino. E’ una dolce secrezione prodotta dalla ghiandola conosciuta come “lalana chakra”, che si trova nel retro della gola e può essere stimolata con pratiche yoga avanzate.

La dea Sakini diventa il mezzo per infrangere la legge di gravità e impedire che il “nettare” scenda verso il basso e venga bruciato dal sole che risiede nella regione ombelicale.
Un’altra posizione capovolta è Sita-asana. Dalla posizione supina si sollevano le gambe unite, si flettono poi appoggiando le ginocchia sulla fronte, e infine portando le ginocchia a terra ai lati delle orecchie.
Secondo molti studiosi Sita simboleggia il solco tracciato sul suolo per propiziare gli dei delle messi ed è quindi la divinità tutelare dell’agricoltura.
Una volta entrati nell’asana, dopo qualche respiro, si avverte uno stato di calma che si diffonde nel corpo e nella mente: gli stati mentali negativi tendono a svanire. Quando la vita ci riempie di responsabilità e i ruoli diventano pesanti da gestire, quest’asana ci porta nuovamente in contatto con l’energia che la divinità rappresenta.

Lo yoga dunque ci offre un’opportunità per invertire la rotta, interrompere una situazione, rinnovarsi, incontrando, nelle posizioni capovolte, i propri limiti, le proprie resistenze e paure, imparando al contempo a guardare la vita e noi stessi da un’altra prospettiva, attingendo alla fonte dell’energia sul piano fisico, mentale, simbolico e spirituale.