Caos Calmo

sintesi di Anna Orsini

 

Timothy McCall è l’autore di un articolo apparso sul n. 80, Febbraio 2014, della rivista “Yoga Journal” che prova ad inquadrare il tema dello stress nell’ottica della Ayurveda.

L’autore afferma che l’incertezza della situazione economica e sociale, i ritmi di lavoro serrati, i tempi di riflessione e ricarica praticamente nulli e, in aggiunta, un disagio meteorologico incontrollabile, conducono inevitabilmente ad una condizione psico-fisica che porta ad un indebolimento dell’organismo e del suo sistema immunitario.

L’autore è consapevole che nessuno viva su un’isola felice e, tuttavia, afferma che una mente yogica, nel suo piccolo, può fare molto per contrastare agevolmente l’eccesso di stress.

Proviamo ad inquadrare il problema dello stress secondo la medicina Ayurvedica.

La costituzione dell’organismo (prakriti – la natura primordiale e immutabile) è una sintesi dei dosha (elementi che equilibrano o meno la salute) composta da varie combinazioni dei cinque elementi.

La componente Vata (creativa-energica) risiede nella colonna vertebrale, nel retto, nella vescica e governa la minzione, la defecazione, le mestruazioni: presenta una tendenza ad accumulare ansia.

Pitta è localizzata nel fegato, stomaco e cuore, governa la passione, il calore, l’elaborazione e tende all’ira.

Kapha ha sede nella testa e nel petto, governa le articolazioni, rappresenta radicamento e forza ed è incline alla flemma.

Alcuni individui hanno uno di questi elementi dominanti, altri ne hanno due, ma un equilibrio perfetto è chiamato tri-dosha.

Nelle persone in cui prevale il dosha vata si nota una inquietudine, un senso di soffocazione e fatica nei confronti degli impegni della vita quotidiana. Ciò che noi chiamiamo stress nella prospettiva ayurvedica significa manifestazione di una “vita” fuori controllo. Ansia, costipazione, insomma sono sintomi inequivocabili.

Lo sfasamento della vita può influenzare anche gli altri dosha. Se in un individuo la costituzione predominante è di tipo “kapha” si può notare sonnolenza, scarsa concentrazione, infezioni respiratorie, se è di tipo “pitta” si può presentare acidità di stomaco o mal di testa.

Se osserviamo lo stato fisico di persone al culmine di un eccesso di vita si notano una respirazione poco uniforme, una irrequietezza di fondo e scarso radicamento.

La medicina tradizionale affronta il problema con tranquillanti, antidepressivi, attività fisica. Lo Yoga e l’Ayurveda hanno diversi strumenti a disposizione per abbassare il livello di stress: si pone l’accento sul pranayama per riattivare un metodo di respirazione uniforme e l’obiettivo ayurvedico è fare meno e rallentare per ridurre l’ “eccesso di vita”.

Assaporare del buon cibo, riposare nel silenzio, in ogni momento respirare profondamente, fermarsi, sorridere.

Porsi il compito di praticare la meditazione superando scetticismo, pigrizia ,demotivazione è già metà della cura.