Amicizia

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Amicizia

Abbandonare le tensioni personali è il primo passo per allontanare i conflitti

di Eros Selvanizza

In tempi difficili come quelli odierni, in cui attriti e conflitti tra nazioni sono all’ordine del giorno (come scrisse lo statista inglese Benjamin Disraeli “Le nazioni non hanno mai amici stabili e nemmeno nemici stabili. Solo interessi permanenti”) e in cui anche le relazioni interpersonali sono assai complesse, parlare di amicizia e pace può risultare particolarmente impegnativo. Esiste, infatti, un parallelismo tra tensioni globali e personali. Ognuno di noi è “schiavo” dei propri condizionamenti, complessi e abitudini, che a loro volta determinano i pensieri e le azioni o, per meglio dire, le reazioni ai diversi eventi della vita. Una delle prime conseguenze della “schiavitù” è il modo sproporzionato, disarmonico, aggressivo e violento con cui interagiamo agli stimoli interni (le pulsioni) ed esterni (con le persone e, in generale, con l’ambiente). Si crea in questo modo uno stato di inimicizia che è causa di separazione, divisione dentro di noi e verso gli altri. Nella “Lettera degli Efesini” di S. Paolo (“Egli, infatti, è la nostra pace, colui che ha fatto dei due un popolo solo, abbattendo il muro di separazione che era frammezzo, cioè l’inimicizia, annullando, per mezzo della sua carne, la legge fatta di prescrizioni e decreti, per creare in se stesso, dai due, un solo uomo nuovo”, cap. 2, versetti 14-17) si evidenzia come l’inimicizia venga annullata attraverso il sacrificio personale. In questa attitudine si riscontrano il tapas e lo yajna, l’austerità, il sacrificio yogico personale e l’annullamento, spesso a caro prezzo, di ogni divisione, cominciando da quelle nostre interne; entrambi atteggiamenti che sono la promessa e il fine stesso dello yoga.

Con la pratica rigorosa e amorevole (“amicizia” deriva dal latino amare, da cui amicus) soprattutto di yama e niyama, gli aspetti forse più ignorati, ma i soli garanti del rispetto della vera tradizione yogica (nonché il codice etico e morale di ogni autentico praticante), inizia l’opera di sgretolamento del muro dell’inimicizia. Non si tratta solo di abbattimento dei muri esterni (fisici), ma soprattutto di quelli interni (psichici). Si apre così la prospettiva per sanare ogni tipo di guerra, coltivando una nuova pace e una nuova amicizia, non più soggette al continuo gioco della dualità. Una amicizia che, anche per mezzo di una pratica intelligente, riprendendo e reinterpretando l’iniziale pensiero di Benjamin Disraeli, divenga realmente “un interesse personale e sociale permanente”.